Un numero crescente di fisici, filosofi e studiosi di mistica ebraica ha iniziato a esplorare le sorprendenti risonanze concettuali tra la tradizione kabbalistica in particolare lo Zohar e alcune delle più rivoluzionarie teorie della fisica quantistica. Non si tratta di mere analogie poetiche: alcune di queste connessioni emergono da correnti di pensiero rigorose e pubblicate in ambito accademico.
David Bohm: L’Ordine Implicato e la Totalità Indivisa
Il punto di convergenza più robusto è senza dubbio quello tracciato dalla fisica di David Bohm (1917–1992). Ricercatori hanno addotto prove dai testi mistici classici tra cui lo Zohar e dagli scritti dei grandi Kabbalisti del XVI-XVIII secolo, sostenendo che i concetti cardine elaborati da Bohm siano intrinseci alla visione del mondo della mistica ebraica. In particolare, vengono individuati parallelismi sorprendenti tra gli “ordini implicato ed esplicato” e l'”universo olografico” della meccanica bohmiana e i principi kabbalistici di Hitlabshut (ricoprimento), Hitkallelut (interinclusione) e Hitkashrut (interpenetrazione).
L’intera rete di relazione tra gli elementi è ciò che Bohm definisce “ordine implicato”, il quale risponde alle leggi di non-località e sovrapposizione della fisica quantistica, mentre il mondo materiale così come si manifesta è l'”ordine esplicato”. Le cose osservabili nell’ordine esplicato sono interamente dipendenti dalle relazioni sottostanti nell’ordine implicato, che danno vita alla loro esistenza.
Questa struttura rispecchia perfettamente la dinamica kabbalistica degli Olamot (i mondi), dove il mondo fisico (Assiah) è solo il rivestimento esterno di realtà spirituali più profonde e unificanti. La non-località quantistica e altri fenomeni come il salto quantico indica che la realtà più profonda è un continuo indiviso, quello che Bohm chiama undivided wholeness, un “tutto indiviso”.
Ein Sof e il Vuoto Quantistico
La Kabbalah descrive l’Ein Sof (“senza fine”) come la realtà divina assoluta, trascendente, priva di forma e attributi, da cui ogni cosa emana senza che essa stessa si modifichi. Questa nozione ha profondi echi nel concetto fisico di vuoto quantistico. La caratteristica fondamentale del potenziale quantico è il “campo del punto zero”, quell’immenso oceano di energia in continua ebollizione chiamato anche “schiuma quantistica”, scoperta dal fisico Hendrik Casimir: quella pressione era causata dall’energia del vuoto, una delle cui fluttuazioni potrebbe aver generato l’universo stesso.L’Ein Sof non è “nulla” è pienezza assoluta, potenzialità infinita che precede ogni manifestazione. Allo stesso modo, il vuoto quantistico non è vuoto nel senso classico: è un campo di energia latente da cui particelle e anti-particelle emergono e scompaiono continuamente. Entrambi i sistemi descrivono un substrato primordiale che è simultaneamente nulla di manifesto e tutto.