CATL, principale produttore di batterie al mondo (tra le altre è fornitore di Tesla) e Tencent Holdings, la società cinese di maggior valore, che opera in un’ampia gamma di attività che vanno dai social media ai giochi online, dal fintech al cloud computing e all’AI, sono finite nella lista nera del Pentagono. Washington ritiene che rappresentino una minaccia per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti, si legge in un documento pubblicato martedì sul Federal Register.

Mentre il Governo di Pechino protesta, da parte sua, Tencent, il gigante dei social media con sede a Shenzhen (e che detiene, tra le altre cose, anche quote in alcune piattaforme di social media statunitensi come Reddit e Snap) ha dichiarato che la sua inclusione nella lista del Pentagono è manifestamente un errore, in quanto l’azienda non è una società o un fornitore militare e in un comunicato, diffuso dopo la notizia, l’azienda dichiara di voler lavorare con il Dipartimento della Difesa per risolvere qualsivoglia malinteso.

Secondo Alex Capri, docente presso la National University of Singapore’s Business School, questi controlli minuziosi sulle esportazioni segnalano che la guerra tecnologica tra Cina e Stati Uniti si sta intensificando.

Per Tencent peraltro, il rischio è quello di essere esposta ad ulteriori restrizioni commerciali, non tanto nel non poter stipulare eventuali accordi con il Dipartimento della Difesa Usa (che peraltro l’azienda ha dichiarato di non avere) quanto nel fatto che l’inserimento nella lista nera implica che qualsiasi azienda che si avvalga di rapporti nella propria catena di fornitura con il colosso di Shanzen dovrà interromperli per non mettere a rischio la possibilità di lavorare a propria volta con il Pentagono.

Inoltre, per Tencent, potrebbe essere più difficile acquistare prodotti ad alto valore tecnologico dai giganti tecnologici statunitensi, come i chip di Nvidia ad esempio.

L’operazione rispecchia la politica di contrasto messa in piedi dall’amministrazione Usa nei confronti di quella che viene definita la strategia di fusione militare-civile della Cina volta a garantire l’acquisizione di tecnologia avanzata con il fine di sostenere gli sforzi di modernizzazione dell’esercito cinese.


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