Mentre Nvidia si arricchisce sull’onda lunga dell’Intelligenza Artificiale, il Congresso americano si sveglia un po’ in ritardo, ma si sveglia – e decide di mettere un guinzaglio digitale ai chip più ambiti del pianeta. L’iniziativa parte da Bill Foster, non proprio un politico qualunque, ma un ex fisico delle particelle con le mani sporche di silicio. Non uno che si perde in chiacchiere, insomma.

Il suo piano? Un disegno di legge che obblighi alla tracciabilità post-vendita dei chip AI di fascia alta, come le Nvidia H100, veri e propri lingotti computazionali desiderati ovunque, soprattutto dove non dovrebbero arrivare. Come in Cina. Soprattutto in Cina. Perché se c’è una cosa che fa tremare Washington, è l’idea che il Partito Comunista cinese stia costruendo modelli AI da guerra con la stessa architettura di ChatGPT, ma made in Shenzhen.

Secondo Reuters, il legislatore sta lavorando a un framework normativo che dia al Dipartimento del Commercio il potere di imporre tecnologie di localizzazione attiva sui chip, già presenti in forma latente nei prodotti Nvidia. La scusa che “non possiamo sapere dove finiscono i nostri chip” non regge più, soprattutto quando i chipmaker di Mountain View (leggasi Google) tracciano già le proprie unità come fossero pacchi Amazon.

E non si tratta di un problema teorico: DeepSeek, startup cinese apparsa dal nulla con un modello AI di livello GPT-4, avrebbe tra le mani oltre 50.000 GPU Nvidia H100, teoricamente impossibili da esportare da chiunque obbedisca alla normativa USA. Lo ha detto Alexandr Wang, CEO di Scale AI, ma poi si è chiuso nel silenzio: “non possiamo parlarne”, perché l’esistenza stessa di quelle GPU sul suolo cinese rappresenta una violazione pesante degli export controls statunitensi.

Bill Foster ha fatto notare che la tecnologia per questa sorveglianza esiste già. È roba nota: si sfrutta la latenza della comunicazione tra il chip e un server certificato. Il tempo impiegato dal segnale – che viaggia alla velocità della luce – permette di triangolare la posizione geografica del chip con precisione. Non serve reinventare nulla. Serve solo la volontà politica di obbligare i produttori a integrare e abilitare questi strumenti.

Il disegno di legge, che potrebbe essere presentato già nelle prossime settimane, prevede due obblighi fondamentali: primo, la tracciabilità costante della posizione del chip; secondo, il blocco dell’avvio (boot) del chip in caso di mancata autorizzazione. Una sorta di kill switch geopolitico, per evitare che le GPU finite dove non dovrebbero diventino carburante per l’arsenale computazionale cinese.

La cosa interessante o inquietante, a seconda della visione – è che non parliamo di ipotesi lontane. Foster stesso ha parlato di “report credibili” (leggasi: fonti riservate) che indicano come lo smuggling sia attivo, organizzato e su larga scala. E chi ha familiarità con il contrabbando tech sa bene che Hong Kong, Singapore e persino la Serbia sono diventati snodi cruciali in questo traffico invisibile ma determinante.

Nel frattempo, tre cittadini cinesi sono stati incriminati a Singapore per frode legata a server che presumibilmente ospitavano chip Nvidia. È solo la punta dell’iceberg, e la Silicon Valley lo sa.

Nvidia, intanto, si trincera dietro una diplomatica dichiarazione di silenzio. Non conferma né smentisce. È il classico gioco del “non vedo, non sento”, perché ogni H100 venduto è una miniera d’oro da decine di migliaia di dollari. Ma in un contesto dove l’AI diventa una tecnologia strategica pari (se non superiore) al nucleare, l’epoca del laissez-faire sta per finire.

E qui il paradosso è lampante: l’azienda americana più cruciale per la corsa globale all’AI ha costruito chip così potenti da essere diventati oggetti di culto geopolitico. Peccato che, fino ad oggi, li abbia venduti come se fossero patatine. Ora gli USA vogliono rimettere il tappo alla bottiglia, ma il genio è già uscito.

Il conto alla rovescia per la regolamentazione è iniziato. Se Foster riuscirà nel suo intento, il commercio globale di AI hardware non sarà più lo stesso. E la prossima volta che un H100 attraversa una frontiera sbagliata, potrebbe spegnersi da solo, in un silenzio digitale perfetto.

Reuters