La leva del procurement pubblico non è un lusso, ma un’arma strategica che l’Europa non sta ancora sfruttando appieno. Quando si parla di tecnologie critiche, il supporto statale senza un mercato che lo assorba è puro esercizio accademico. L’industria europea può essere costruita con incentivi, ma senza domanda reale il risultato rischia di essere un paradosso costoso: chip difensivi prodotti senza clienti, AI verticali sviluppate senza utenti, cloud europeo disponibile ma inutilizzato. La regolazione aiuta a rimuovere ostacoli, ma il vero motore resta il procurement. Con un valore totale pari al 14% del PIL UE, anche una frazione orientata verso fornitori europei creerebbe un ecosistema stabile, un terreno fertile per l’innovazione strategica e per settori industriali capital-intensive.
Il vantaggio competitivo del procurement si manifesta su due fronti. Da un lato, la stabilità della domanda stimola investimenti lunghi e rischiosi, fondamentali per settori come difesa, semiconduttori o infrastrutture cloud. Dall’altro, le regole armonizzate a livello europeo possono diventare leve di standardizzazione: in un mercato frammentato, ogni Paese corre da solo, l’investimento non decolla, e il rischio di protezionismo locale diventa realtà. Chi ha visto la frammentazione dei protocolli cloud e degli standard AI verticali sa bene quanto questo freni l’innovazione.
Le possibilità concrete sono impressionanti. Pensiamo a una quota europea garantita per chip di difesa, al supporto al cloud europeo e all’AI verticale, o all’imposizione di quote per prodotti cleantech come acciaio verde e alluminio sostenibile. L’azione è già partita: si lavora su regole di procurement preferenziale per il settore pubblico, ma senza armonizzazione tra gli Stati membri rischiamo di replicare gli stessi problemi della state aid. Il risultato sarebbe un mercato frammentato, dove le aziende europee non riescono a competere su scala globale.
Se volgiamo lo sguardo all’IA applicata, l’Europa non è affatto indietro. Il caso di Lovable, startup svedese, è emblematico. Questa piattaforma trasforma idee in app e siti web funzionanti con una rapidità impressionante, raggiungendo 100 milioni di dollari di fatturato annuo e una valutazione vicina ai 4 miliardi in tempi record. Nel solo giugno dello scorso anno, il 10% dei nuovi siti web globali è stato generato tramite Lovable. Non è un caso isolato: aziende francesi come Mistral o altre realtà europee stanno scalando con applicazioni verticali di AI nella sanità, nella difesa e in altri settori critici. L’adozione complessiva di AI in Europa è cresciuta del 67% anno su anno nel 2025. I numeri dimostrano che non stiamo parlando di hype, ma di una reale capacità industriale e di mercato pronta per essere accelerata da politiche di procurement intelligenti.
Il concetto di vertical AI assume qui un ruolo centrale. Non parliamo di intelligenza artificiale generica, ma di soluzioni progettate per settori specifici: difesa, sanità, logistica, cloud computing. Quando il procurement pubblico favorisce queste soluzioni, crea un circolo virtuoso: le aziende investono in competenze verticali, raggiungono scala e maturità tecnologica, e il mercato europeo si rafforza. Senza un’azione concertata, rischiamo di lasciare spazio a player extraeuropei che dettano standard e catturano il valore aggiunto, mentre noi inseguiamo con modelli frammentati e costosi.
Il cloud europeo diventa allora più di una semplice infrastruttura: diventa una piattaforma di potere industriale e tecnologico. Il procurement mirato può determinare quali architetture diventano di riferimento, quali API saranno standard e quali ecosistemi cresceranno. Con investimenti pubblici adeguati, l’Europa può creare un hub competitivo capace di attrarre talenti e capitali, riducendo la dipendenza dai colossi americani e asiatici.
Chi pensa che la questione sia puramente tecnica sbaglia di grosso. Si tratta di geopolitica industriale. Le aziende europee hanno dimostrato di saper innovare rapidamente quando hanno mercato e supporto normativo: dall’IA per la creazione di software alle piattaforme verticali di analisi dati, la capacità c’è. Quello che manca è la leva pubblica, la disciplina del procurement che stabilisce regole chiare e incentivi economici reali.
Se vogliamo davvero entrare in competizione su chip, AI verticale e cloud, la politica europea deve imparare da casi come Lovable: sostenere startup e scale-up attraverso contratti pubblici mirati, standard comuni e armonizzazione tra Stati membri. L’alternativa è continuare a guardare da lontano, mentre le altre potenze industriali determinano regole, controllano infrastrutture e conquistano mercati.
Il procurement cloud e l’AI verticale non sono temi di laboratorio: sono leve strategiche per il futuro industriale europeo. Il rischio maggiore non è tecnologico, ma politico. Senza una visione condivisa e un coordinamento reale, la potenza europea rischia di frammentarsi in micro-politiche nazionali, lasciando agli altri il dominio delle piattaforme globali