Quest’anno segna il cinquantesimo anniversario delle relazioni diplomatiche formali tra la Cina e l’Unione Europea, nonché il venticinquesimo della fondazione della Camera di Commercio dell’Unione Europea in Cina. Un traguardo che, anziché celebrare una storia di cooperazione, evidenzia la distanza crescente tra due giganti tecnologici, ora più rivali che partner.
Nel 1978, mentre la Cina emergeva dalle rovine della Rivoluzione Culturale, una delegazione di alto livello intraprendeva un tour di 36 giorni in Europa occidentale. Visitando 25 città in cinque paesi, tra cui Francia e Germania Ovest, gli ufficiali cinesi constatarono un ritardo di almeno venti anni in scienza, tecnologia e industria. Un divario che sembrava colmabile solo con un massiccio trasferimento tecnologico dall’Occidente.
Oggi, quel divario è stato non solo colmato, ma superato. La Cina è emersa come una potenza tecnologica globale, capace di innovare e competere su scala mondiale. Nel frattempo, l’Europa, pur mantenendo un vantaggio in settori come l’ingegneria meccanica, l’aerospaziale e la farmaceutica, ha visto rallentare il suo ritmo di innovazione, mentre Pechino accelera in aree come intelligenza artificiale, veicoli elettrici, batterie al litio e supercomputer. La competizione tecnologica tra Cina e UE non è più una questione di complementarità, ma di rivalità diretta su segmenti di mercato simili.
Il punto di svolta è arrivato nel 2001, con l’ingresso della Cina nell’Organizzazione Mondiale del Commercio. Questo ha accelerato l’apertura del paese agli investimenti esteri e ha spinto le aziende cinesi a colmare il gap tecnologico. Molti osservatori europei hanno sottovalutato la capacità della Cina di innovare autonomamente, ritenendo che potesse solo imitare la tecnologia occidentale. Oggi, nessuno dubita più della capacità innovativa della Cina.
Tuttavia, l’Europa conserva ancora un vantaggio in settori strategici. Le aziende europee sono leader in ambiti come la produzione avanzata, l’ingegneria meccanica, l’aerospaziale, la robotica e la scienza dei materiali. Questi settori sono cruciali per la Cina, soprattutto in un contesto in cui gli Stati Uniti limitano l’accesso alle proprie tecnologie. Tuttavia, la Cina sta rapidamente sviluppando capacità in questi ambiti, riducendo la sua dipendenza dall’Occidente.
L’atteggiamento dell’Europa nei confronti della tecnologia cinese è cambiato. Da partner commerciale, la Cina è diventata una fonte di preoccupazione economica, di sicurezza e di valori. Le accuse di pratiche di mercato sleali, sovvenzioni statali e dumping hanno portato l’UE a adottare misure difensive, come l’imposizione di dazi su veicoli elettrici cinesi e l’esame approfondito degli investimenti cinesi in Europa.
La risposta dell’Europa non è stata tempestiva. Ci sono voluti anni per riconoscere che la Cina stava passando da cliente principale a concorrente diretto. Nel frattempo, Pechino ha colmato il gap tecnologico. Criticare le politiche industriali cinesi non aiuterà l’Europa a recuperare terreno. Se l’Europa si sente “superata dal suo ex studente”, la risposta saggia dovrebbe essere accelerare le riforme e l’innovazione, piuttosto che ricorrere a misure difensive.
La sfida per l’Europa è duplice: mantenere la competitività senza compromettere la sicurezza e i valori. Bloccare certe tecnologie o aziende cinesi potrebbe danneggiare la competitività europea, mentre dare priorità alla sicurezza o alle considerazioni geopolitiche comporta sacrifici in termini di efficienza. Questo compromesso non scomparirà.
L’Europa deve anche affrontare sfide interne, come la frammentazione del mercato e le difficoltà nel far crescere le imprese locali. Inoltre, la mancanza di una strategia tecnologica coerente e di investimenti significativi in settori chiave ha ostacolato la capacità dell’Europa di competere efficacemente.
Alcuni paesi europei stanno cercando di sfruttare l’expertise tecnologica cinese. La Spagna, ad esempio, sta attirando investimenti cinesi nel settore dei veicoli elettrici e delle batterie, cercando di imparare dalle aziende leader cinesi. Tuttavia, questa strategia comporta rischi, poiché le aziende cinesi potrebbero non condividere pienamente le loro tecnologie e potrebbero contribuire a rafforzare l’ecosistema industriale cinese.