Da dove partire. Nel novembre 2023 la OpenAI ha licenziato improvvisamente il suo CEO Sam Altman ufficialmente perché “non era stato costantemente sincero nelle comunicazioni con il board”. Il licenziamento durò meno di una settimana: Altman rientrò, dopo che centinaia di dipendenti minacciarono la dimissione. Ma il cuore della questione, per chi ama l’analisi profonda, è: cosa aveva visto Sutskever che lo fece schierarsi con il board contro Altman, fino a produrre un memorandum di 52 pagine e testimoniarlo in deposizione?
La vista di Sutskever: visione dall’interno sul caos di governance
Sutskever ha dichiarato, in una deposizione di circa 10 ore (1 ottobre 2025), di aver preparato e inviato un memo a tre membri indipendenti del board della OpenAI, senza coinvolgere Altman, perché «sentivo che, se ne fosse stato messo a conoscenza, avrebbe trovato un modo per farlo scomparire».
Nel memo che egli stesso definisce – c’è un’affermazione forte: Altman “esibisce un pattern costante di mentire, di indebolire i suoi dirigenti, e di metterli gli uni contro gli altri”.
Sutskever riferisce che Altman avrebbe dato messaggi differenti a diversi alti dirigenti: patti che erano ambigui, politiche che apparivano contrastanti. Un esempio emblematico: Altman avrebbe detto a Sutskever e a Jakub Pachocki (ora Chief Scientist alla OpenAI) due versioni diverse del modo in cui l’azienda sarebbe stata gestita — creando conflitto diretto tra i due. Altro passaggio: quando Dario Amodei (ex-OpenAI, ora alla Anthropic) prospettava di assumere “tutta la ricerca alla OpenAI” e far fuori Greg Brockman, Altman non mise né accettazione né rifiuto — o così afferma Sutskever lasciando pende il potere in un limbo.
Inoltre, Sutskever riferisce che la allora CTO Mira Murati gli aveva fornito screenshot e documentazione che includevano conversazioni tra Altman e Brockman e tra Altman e altri dirigenti, oltre a messaggi che dimostravano come Altman avrebbe potuto “creare caos, avviare troppi progetti, mettere le persone gli uni contro gli altri” — un parallelismo che Sutskever fa con la sua lettura dell’esperienza precedente di Altman alla Y Combinator.
Sutskever testimonia che, durante il periodo in cui Altman era stato temporaneamente estromesso, la OpenAI stava valutando una fusione con Anthropic che avrebbe portato i fratelli Amodei alla guida combinata. Sutskever si dice “molto infelice” all’idea.
Questa vicenda è un caso studio d’élite sulla governance nei progetti pionieristici di intelligenza artificiale, con almeno tre lezioni chiave:
Prima: Nessuna piattaforma o azienda “rivoluzionaria” può prescindere da un sistema forte di fiduciary trust tra CEO, consigli di amministrazione e team di ricerca. Il memo di Sutskever indica che il board ha visto la mancanza di trasparenza di Altman come un rischio tale da giustificare un azzardo drastico: farlo fuori.
Seconda: I conflitti interni, le comunicazioni divergenti e la competizione fra dirigenti non sono semplicemente “rumore” possono essere sintomi di una cultura aziendale che mette più sul potere individuale che sulla missione complessiva, e in AI questo è un pericolo sistemico (non solo operativo).
Terza: Anche la narrativa del “team rebel” contro il CEO visionario” può venir ribaltata: Altman è rientrato, il board ha cambiato composizione, e la causa legale di Elon Musk contro OpenAI rimette il tema della missione originale (non-profit) e del passaggio al for-profit sul tavolo. Questo sottolinea come le decisioni di governance nelle aziende tech emergenti abbiano conseguenze legali, finanziarie e reputazionali.
Elementi provocatori (giusto per stimolare la riflessione)
Sutskever stesso ammette: «Ho imparato l’importanza critica della conoscenza di prima mano in questioni come questa». Tradotto: anche lui riconosce che molte delle affermazioni nel memo derivavano da fonti indirette, screenshot, messaggi, ma non sempre da osservazione diretta. Questo mette in luce il paradosso: un CEO accusato di “non essere stato sincero” mentre il memo stesso, che lo incrimina, è costruito su rapporti non sempre di prima mano. In un’azienda di IA, dove “verità” e “dato” sono al centro, questa ambiguità è quasi poetica.
Altro punto: La fusione con Anthropic — un’idea apparentemente folle per molti viene rivelata come scenario reale, esaminato dai dirigenti. Una rivoluzione strategica in stile “Matrix” si giocava sullo sfondo mentre milioni di utenti parlavano solo di chatbot. Ti invito a riflettere: quanto accade “dietro le quinte” nelle aziende deep tech che il pubblico ignora, ma che determina la traiettoria futura dell’industria?
In definitiva, “cosa ha visto Sutskever?” è la visione di un board e di un co-fondatore che hanno ritenuto che la leadership del CEO stesse compromettendo la stabilità della missione, la trasparenza istituzionale e la cultura di ricerca. Per un CTO/CEO con la tua esperienza significa: quando l’innovazione accelera, la governance diventa parametro competitivo, non solo “qualcosa da evitare”.