Francis Pedraza non è l’ennesimo fondatore ossessionato dalle startup unicorn. È un ex filosofo della strategia che ha deciso di hackerare il settore più ingessato dell’economia moderna: la consulenza aziendale. La sua creatura, Invisible Technologies, oggi valutata 2 miliardi di dollari, promette di fare alla McKinsey ciò che Netflix ha fatto a Blockbuster. Slogan azzardato? Forse. Ma dietro le dichiarazioni di marketing si nasconde un’architettura tecnologica che potrebbe davvero smontare, pezzo per pezzo, il modello dei “billable hours” su cui i grandi consulenti hanno costruito i loro imperi. Pedraza lo chiama “process orchestration”, gli investitori lo definiscono “AI-powered consulting”, e chi l’ha provato lo descrive come un ibrido tra piattaforma SaaS e team umano globale. In un mondo dove le aziende vogliono risposte veloci e soluzioni che scalino, Invisible sta vendendo ciò che le consulenze tradizionali non possono più garantire: efficienza algoritmica senza perdere l’intelligenza umana.

Dopo il fallimento della sua prima impresa, Everest, nel 2014, Pedraza comprese che la genialità non basta se non è sostenuta da un modello scalabile. Così, nel 2015, fondò Invisible Technologies, partendo da un concetto tanto semplice quanto radicale: ogni processo aziendale può essere scomposto in micro-task modulari, come i mattoncini LEGO. Alcuni possono essere automatizzati da un software, altri gestiti da esperti distribuiti nel mondo. Questa combinazione di automazione e talento umano non è solo un compromesso, è un vantaggio competitivo. Niente più slide da 400 pagine o report di 12 settimane: il cliente riceve un sistema vivente che evolve con i suoi dati, i suoi obiettivi e la sua crescita.

Il momento di svolta arrivò nel 2020, quando DoorDash, sotto pressione per l’esplosione delle consegne durante la pandemia, affidò a Invisible la riorganizzazione dei suoi flussi operativi. Il risultato fu un successo, ma il colpo di genio arrivò poco dopo, con i contratti per la gestione e l’etichettatura dei dati di grandi player dell’intelligenza artificiale come OpenAI. Pedraza aveva trovato il suo terreno perfetto: automatizzare la conoscenza stessa. Nel 2024, la società ha superato i 134 milioni di dollari di ricavi, dimostrando che il modello ibrido “tech + talent” non era una teoria accademica, ma un’industria nuova.

C’è qualcosa di quasi filosofico nel modo in cui Pedraza parla del suo progetto. Dopo aver lasciato il ruolo di CEO nel 2023 per diventare presidente esecutivo, ha dichiarato di voler dedicare più tempo alla “cultura, creatività e visione a lungo termine”. Un linguaggio che suona idealista finché non si guarda alla realtà operativa dell’azienda: una rete globale di analisti, ingegneri, data labelers e consulenti che lavorano in sinergia con un sistema proprietario di automazione. Tutto orchestrato da un framework chiamato “Workflows as a Service”. È come se la consulenza fosse diventata un’API: un servizio che puoi integrare, scalare e ottimizzare come un pezzo di codice.

Pedraza ha anche fondato Infinity Constellation, una sorta di holding parallela che gestisce spin-off e innovazioni nate all’interno di Invisible. L’obiettivo non è solo automatizzare la consulenza, ma riscriverne le fondamenta economiche. Niente più fatturazioni orarie, ma un sistema di valore ricorrente, dove ogni processo digitalizzato diventa un asset proprietario, replicabile e adattabile. Il concetto di “servizi” che per anni è stato considerato inferiore al “prodotto” diventa improvvisamente la chiave della scalabilità. Invece di vendere software, Invisible vende risultati sostenuti da intelligenza umana e velocità computazionale.

Gli investitori hanno compreso che Pedraza non sta solo costruendo una società di consulenza 2.0, ma un’infrastruttura per il futuro del lavoro cognitivo. Una piattaforma che mette in rete menti e macchine, in cui il valore non nasce più dal tempo speso, ma dall’intelligenza combinata di chi esegue e di chi automatizza. La sua scommessa è chiara: il prossimo vantaggio competitivo non sarà sapere cosa fare, ma saper delegare ai sistemi giusti il come farlo.

Chi pensa che tutto ciò sia una minaccia per i consulenti tradizionali non ha compreso l’essenza del cambiamento. McKinsey, Deloitte o BCG continueranno a esistere, ma la loro aura di esclusività intellettuale vacilla. Quando un algoritmo può suggerire strategie, orchestrare team globali e adattarsi in tempo reale ai dati aziendali, il valore di un PowerPoint da 800mila dollari si riduce a zero. La consulenza diventa un processo continuo, non un progetto episodico. Ed è qui che Invisible trova il suo spazio, non come alternativa ma come sostituzione funzionale.

La parte più ironica è che Pedraza ha costruito il suo impero non su un’idea di disintermediazione, ma sull’integrazione. Non ha eliminato l’uomo, lo ha potenziato. L’intelligenza artificiale non rimpiazza la competenza umana, ma ne amplifica la portata, la velocità e la coerenza. È un messaggio che suona quasi provocatorio in un’epoca in cui ogni startupper promette di “eliminare” il fattore umano. Pedraza, al contrario, lo mette al centro del sistema, ma con un algoritmo a fare da direttore d’orchestra.

C’è una certa poesia nel modo in cui Invisible sta ridisegnando la consulenza. Ogni workflow è un esperimento di efficienza, ogni errore un dato da correggere. Il sistema impara, migliora e replica, trasformando il caos aziendale in sinfonia. E mentre i colossi della consulenza cercano ancora di capire come integrare l’AI nei loro modelli, Pedraza la usa per ridefinire la natura stessa del servizio.

Forse il futuro della consulenza non sarà un ufficio pieno di analisti in giacca e cravatta, ma una piattaforma dove il lavoro scorre invisibile, fluido, perfettamente ottimizzato. Un futuro dove l’unico vero consulente è un sistema capace di orchestrare milioni di microdecisioni in tempo reale. In quel futuro, Invisible Technologies non sarà solo un’azienda, ma un protocollo. E come accade per tutte le grandi rivoluzioni tecnologiche, quando l’algoritmo diventa invisibile, è il momento in cui inizia davvero a contare.