Nel panorama dell’innovazione tecnologica mondiale pochi nomi suscitano un effetto “doppia deriva”: da una parte quello del pioniere della microelettronica, dall’altra quello del pensatore che sfida la visione convenzionale della realtà. Federico Faggin, già celebre per avere inventato il microprocessore e contribuito al touch‐screen, ha imboccato da tempo un’altra rotta: quella della coscienza, della realtà ultima, della scienza che si spinge “oltre”.
Faggin non propone solo un libro, ma un intero paradigma: la coscienza che precede la materia, la materia come espressione, la scienza che deve includere la spiritualità e viceversa.
L’evoluzione del pensiero
Faggin ha vissuto due “vite” quella della tecnologia sommamente praticata (microprocessore, MOS silicon gate, touchscreen) e quella della riflessione ontologica: la coscienza, il sapere, il significato. Nel libro italiano Irriducibile. La coscienza – la vita, i computer e la nostra natura, raccolto anche in inglese come Irreducible: Consciousness, Life, Computers and Human Nature, propone che la coscienza non emerga come mero epifenomeno della materia bensì esista “prima” della materia. Nel suo più recente libro italiano Oltre l’invisibile. Dove scienza e spiritualità si uniscono (giugno 2024) lancia la disciplina che ha chiamato Nousym (da nous = intelletto, sym = simbolo). In esso spiega che «i campi quantistici della fisica devono avere coscienza e libero arbitrio».
Il “video da milioni di view” e la visibilità
Tra gli elementi più rivoluzionari della sua seconda vita c’è una forte presenza online: ad esempio un’intervista intitolata Quantum Information Panpsychism Explained | Federico Faggin ha raccolto oltre 700.000 visualizzazioni su YouTube.
Questo indica che la sua idea – secondo cui la coscienza è un fenomeno quantistico, non riconducibile a mera elaborazione simbolica di un computer ha una eco significativa. La sua affermazione provocatoria: «Se ci consideriamo macchine, saremo prima o poi superati dalle macchine costruite da chi potrebbe controllarci…» è contenuta proprio nel dialogo sul libro Oltre l’invisibile.
La teoria Nousym e la sua implicazione scientifica
Faggin sostiene che la scienza dell’ultimo secolo – con il suo paradigma materialista‐riduzionista – abbia fatto un “errore di prospettiva”: crede che la materia produca coscienza. Lui ribalta: è la coscienza che c’è prima e la materia (particelle, cellule, esseri umani) sono il modo in cui la coscienza ha deciso di comunicare, di “scriversi”. L’immagine è audace: come Se il sole non ruotasse attorno alla terra, ma fosse la coscienza a ‘dirigerne’ la materia. Nella sua formula: uno è la totalità dell’esistente, dinamico, olistico, che vuole conoscere se stesso – la materia e l’universo diventano lo strumento di questa auto‐conoscenza.
In termini tecnici, la sua “nousym” esige che i campi quantistici non siano meri strumenti, ma soggetti: abbiano coscienza e libero arbitrio. Questo appare in un paper scientifico co‐firmato da Faggin e Giacomo Mauro D’Ariano intitolato “Hard Problem and Free Will: an information‐theoretical approach”. (vedi arXiv)
Il nuovo libro e la “spirale in aumento” di attenzione
Il libro Oltre l’invisibile rappresenta dunque un passo avanti: dopo Irriducibile egli amplia il quadro, oltre la coscienza individuale, verso una scienza della coscienza universale. Il volume è già presente sul catalogo Mondadori con la collana Gaia, pubblicato 11 giugno 2024.
In rete si notano “lavori scientifici che citano la sua teoria, la paragonano ad altre, la discutono”. Non un semplice nome da guru, ma un pensatore che sta attirando l’attenzione di ambienti scientifici forse non mainstream, ma di ricerca. Il “nuovo scritto” come accennato è già in preparazione: Faggin continua ad articolare la sua teoria, con l’intenzione di renderla più rigorosa, più capace di dialogo con fisica, informazione e neuroscienze.
Perché questo conta e perché potrebbe irritare i puristi come me
Qui entra la parte provocatoria: un fisico‐ingegnere che inventa il microprocessore la pietra fondamentale della moderna informatica si sposta verso la filosofia della coscienza. Non è un salto da salotto, è un cambio di paradigma è una questione di visione: la tecnologia non è solo “elaborazione”, ma può toccare il “chi siamo”, il “perché” della materia.
Naturalmente suscita critiche: alcuni lo etichettano come “tecnologo che diventa metafisico” e mettono in guardia dalla fusione fra fisica quantistica e coscienza senza rigore.
Tuttavia è proprio questo che lo rende degno di attenzione: non segue la moda dell’IA generativa o delle startup, ma torna alla radice: coscienza, significato, realtà. Per una leadership tecnologica moderna, questo tipo di riflessione può diventare una leva di differenziazione strategica: non solo innovare, ma dare senso all’innovazione.
Se fossi io a valorizzare questo scenario (e credo che sia interessante dal punto di vista strategico vedrei almeno questi elementi:
• Il passaggio da “elaborazione di dati” a “elaborazione di significato” – la coscienza come primo ingrediente.
• La tecnologia non come mero strumento, ma come manifestazione di una realtà più ampia: la materia come comunicazione.
• Il rischio del riduzionismo tecnologico (IA che imita l’uomo, materiali che replicano la vita) e la necessità di un pensiero che includa la coscienza e la spiritualità.
• Il potenziale di una “nuova alleanza” fra scienza, tecnologia e riflessione filosofica/ontologica: un’area inedita per innovazione e leadership.
Il termine Nousym nasce dall’unione dei vocaboli greci “nous” (intelletto) e “sym” (simbolo) – una fusione che è in sé simbolica del ponte che Faggin Faggin parte da esperienze personali: in alcune interviste racconta come un momento di “discesa” interiore lo abbia spinto a chiedersi “se tutti questi traguardi tecnologici non mi avessero reso felice”. Questa crisi lo avrebbe portato allo studio della coscienza.
“This is obviously not scientific, but I’ll share my story for fun…
Questo indica che la ricezione è ancora in parte arcipelago: ammirata, ma anche guardata con sospetto.
Federico Faggin non è più “solo” il padre del microprocessore o del touch‐screen. Sta diventando un costruttore di ponti fra tecnologia, coscienza e realtà ultima. Il libro Oltre l’invisibile formalizza quel ponte, la disciplina Nousym lo codifica, la comunità scientifica comincia a interrogarsi sulle sue proposizioni la coscienza come fenomeno quantitativo, la materia come simbolo, la realtà come espressione della coscienza.
In un mondo dove l’intelligenza artificiale, l’edge computing, i sistemi autonomi dominano i board tecnologici, Faggin lancia una domanda provocatoria: “E se la coscienza fosse prima dell’hardware?” Vale la pena studiare non solo i bit e i chip, ma anche ciò che quei bit, quei chip “significano”.