Se qualcuno pensa che la guerra ibrida sia ancora un concetto da convegno accademico, il non-paper del ministro Guido Crosetto pubblicato ieri in occasione della riunione del Consiglio Supremo di Difesa, intitolato Il contrasto alla guerra ibrida: una strategia attiva, ha il pregio di riportarci bruscamente alla realtà. E lo fa con la franchezza di chi ha smesso di credere che basti alzare un firewall più alto per dormire sonni tranquilli.

La diagnosi (impietosa)

“Una guerra continua che ci minaccia senza sosta, giorno e notte”. Non è il titolo di un film distopico: è la sintesi del documento. Obiettivi? Tutto ciò che tiene in piedi un Paese: infrastrutture critiche, ospedali, banche, pensioni, catene logistiche, trasporti e anche, ciliegina avvelenata, “il patrimonio cognitivo delle nostre popolazioni”. Che tradotto in modo semplice suona più o meno così: non solo rischiamo che ci spengano la luce, ma anche di convincerci che la colpa è nostra.

Il ritmo degli attacchi, scrive Crosetto, è “sempre più incalzante”, sottolineando il rischio, con un realismo che rasenta il cinismo, che prima o poi le difese cedano. Immaginate treni fermi, sale operatorie al buio, bancomat muti. Non è la trama di un film di fantascienza in uscita il prossimo week-end quanto, piuttosto, lo scenario nel quale, alcune capitali (parliamo di Mosca, Teheran, Pechino e Pyongyang) provano a servirci su base ormai quotidiana.

La terapia proposta: una vera e propria Armata Cyber. La ricetta del ministro è chiara e quasi rivoluzionaria per gli standard italiani: si tratterebbe quindi di creare un’Arma Cyber civile-militare da 5.000 unità, con un primo step realistico di 1.200-1.500 specialisti, di cui il 75% operativi h24/365, sul modello della difesa aerea; riconoscere lo “spazio cyber di interesse nazionale” come un vero dominio operativo, non un optional burocratico; dotare gli specialisti di “adeguate tutele funzionali” che consentano di reagire in tempo reale senza intoppi burocratici; istituire un Centro per il Contrasto alla Guerra Ibrida con capacità di comando, controllo e condivisione rapida di contromisure contro disinformazione e guerra cognitiva.

    La parola d’ordine per Crosetto è quella di “passare dalla difesa passiva alla postura proattiva”. Che, per dirla in modo semplice, significa che se un attore ostile viola il nostro spazio cyber dobbiamo poter rispondere subito, esattamente come faremmo se un Su-35 entrasse nel nostro spazio aereo. L’analogia di Crosetto su questo punto è tagliente: “Non terremmo i caccia a terra se un aereo straniero violasse i nostri cieli. Perché lo facciamo nel dominio digitale?”. Domanda da qualche miliardo di euro.

    Il fronte europeo e i droni che (ancora) non abbiamo

    Il ministro lancia anche un messaggio a Bruxelles: l’Italia sta lavorando a un’iniziativa che spera diventi “condivisa da tutti i Paesi europei“. Musica per le orecchie di chi, da anni, chiede una vera capacità di risposta cyber e droni UE. Perché sul terreno dei velivoli senza pilota l’Italia è drammaticamente indietro: pochi Reaper da ricognizione, zero flotta di mini-droni d’attacco o da sciame. Si parla di almeno 2.000 unità necessarie, con partnership possibili tra Leonardo e la turca Baykar, ma anche con Ucraina e Polonia, Paesi che, purtroppo, hanno imparato sul campo ciò che noi studiamo ancora sui manuali.

    E poi c’è il capitolo scudo antimissile integrato, sistemi antidrone laser, protezione GPS dallo spazio: progetti che richiederanno decenni e decine di miliardi. Ma il Consiglio Supremo di Difesa di ieri ha messo nero su bianco l’urgenza.

    L’Intelligenza Artificiale come arma di distruzione cognitiva

    Il non-paper dedica spazio anche all’impiego malevolo dell’AI. Deepfake, campagne di disinformazione su scala industriale, manipolazione dei processi democratici: benvenuti nella guerra cognitiva 4.0. I dati Clusit, Asociazione Italiana per la Sicurezza Informatica fanno venire i brividi: nel primo semestre di quest’anno l’Italia ha assorbito oltre il 10% degli incidenti cyber globali (era il 3,4% nel 2021). Il settore governativo-militare è cresciuto del 600% in un anno. Numeri che fanno sembrare lo scenario da guerra fredda del secondo dopoguerra un gioco da ragazzi.

    In ultima analisi quello che chiede Crosetto è che l’Italia e l’Europa si rendano finalmente conto che nell’attuale scenario geopolitico internazionale non c’è più tempo di tergiversare e che la cosidetta politica di contenimento, di fronte ad eventuali azioni di cyberattacco, con bot e droni kamikaze, non è più sufficiente. Certo, è un campanello d’allarme che arriva con venti anni di ritardo, ma forse proprio al momento giusto, perché alla fine dei conti, prevenire e dissuadere costa molto meno che ricostruire un Paese con le luci spente e la fiducia dei cittadini a zero. E in un mondo dove l’AI può essere impegnata anche per azioni offensive, forse è il caso di ascoltare chi, per una volta, parla chiaro.