La senatrice democratica Elizabeth Warren (D-Massachusetts), figura di riferimento nel Comitato del Senato su Banche, Abitazione e Affari Urbani, ha alzato il tono su un tema che sa di déjà vu finanziario: i potenziali piani dell’amministrazione Trump per «salvare» le grandi aziende d’intelligenza artificiale con soldi pubblici. In una lettera inviata a David Sacks — consigliere speciale della Casa Bianca per AI e criptovalute e a Michael Kratsios, direttore dell’Office of Science and Technology Policy, Warren chiedeva risposte precise entro il 1° dicembre 2025 su eventuali misure di sostegno pubblico.
Il cuore della sua accusa? I legami stretti tra Trump e i dirigenti dell’AI, un intreccio così fitto da far temere che il governo possa intervenire in soccorso di imprenditori e azionisti, lasciando al pubblico il conto. Warren riferisce, nel documento, a un’intervista della CFO di OpenAI, Sarah Friar, nella quale si era parlato di un possibile “backstop” statale per gli investimenti in infrastrutture AI, poi in parte corretto dallo stesso management.
Quel che aggiunge ulteriore pepe è la lettera inviata da OpenAI a Kratsios, datata 27 ottobre, in cui chiede di ampliare il Advanced Manufacturing Investment Credit (AMIC) un credito fiscale pensato originariamente per la produzione di semiconduttori per includere server AI, data center e componenti della rete elettrica. Secondo OpenAI, questa modifica “de-riskerebbe” gli investimenti iniziali e attrarrebbe capitale privato, accelerando la costruzione dell’infrastruttura AI nazionale.
Dall’altra parte, Sam Altman, CEO di OpenAI, ha voluto chiarire: “Non abbiamo e non vogliamo garanzie governative per i data center di OpenAI.” Insomma, un gioco di equilibrio tra lobby fiscale e retorica dell’autonomia di mercato, ben calibrato.
Ma Warren non è convinta: scrive che le azioni di OpenAI somigliano a una strategia deliberata per intrecciarsi al governo, affinché, se le cose dovessero andare male, lo Stato non possa girarsi dall’altra parte. “Abbiamo già visto scenari simili: prendi un sacco di debiti, fai scommesse rischiose, e quando fallisci chiedi un salvataggio pubblico,” avverte la senatrice.
La senatrice non si limita a puntare il dito: la sua lettera esplicita richieste concrete. Vuole sapere se l’amministrazione Trump stia effettivamente progettando un “backstop” per OpenAI o per altre società AI, che tipo di aiuto governativo stiano valutando, e se davvero credono che l’AMIC debba essere esteso all’infrastruttura AI.
Sacks, l’uomo AI-crypto della Casa Bianca, ha già risposto con un secco: “non ci sarà alcun salvataggio federale per l’AI.” Ma la retorica non basta per Warren l’ombra del moral hazard e della deregulation mascherata da incentivo industriale è troppo grande.
Questo scontro politico non è solo una questione di bilanci pubblici, ma un test cruciale su come l’industria AI si intreccia al potere e su quanto i governi siano disposti a sostenere infrastrutture private ultra-capitali-intensive. E mentre OpenAI spinge per ottenere un credito fiscale più largo, Warren batte i pugni: non vuole che il peso ricada sui contribuenti, soprattutto se connesso a una élite tecnologica già ben piazzata nei corridoi del potere.