

Nel suo libro, Paolo Benanti costruisce una riflessione densa e affascinante sul rapporto tra intelligenza umana e intelligenza artificiale, scegliendo come bussola simbolica il mito di Ulisse. Non è una citazione erudita, ma una chiave interpretativa potente: la ricerca di senso dell’uomo nasce dall’equilibrio tra νοῦς e μῆτις, tra capacità di comprendere e capacità di agire. È proprio questa alleanza, che ha reso possibile la “grande invenzione del linguaggio”, a essere oggi messa alla prova dall’irruzione dei Large Language Models, capaci di produrre linguaggio senza esperienza, parola senza vita.
Benanti affronta con chiarezza il paradosso della tecnica contemporanea: un’estensione della nostra natura artificiale che promette potenziamento, ma rischia di smarrire la funzione fondamentale di orientamento nella realtà. Il linguaggio computazionale non si limita a descrivere il mondo: lo riorganizza, lo filtra, talvolta lo confonde. Da qui nasce l’urgenza etica che attraversa il testo, mai declinata in toni apocalittici o nostalgici, ma sempre radicata in una profonda fiducia nella responsabilità umana.
Muovendosi con naturalezza tra informatica, filosofia e spiritualità, l’autore intreccia riferimenti a Turing e Searle, Scheler e Jonas, costruendo un percorso che invita il lettore a interrogarsi sul senso delle proprie creazioni. La proposta di recuperare un “pregiudizio umanista” non è un rifiuto della tecnologia, bensì una presa di posizione culturale e morale: riaffermare che il progresso ha valore solo se orientato alla possibilità di una vita buona, consapevole e degna.
Il libro si distingue per la sua capacità di essere accessibile e insieme profondo. Non offre soluzioni tecniche, ma criteri di discernimento. In questo senso, il richiamo al ruolo delle università come luoghi di creazione di nuovi “paesaggi culturali” è uno dei passaggi più forti: spazi in cui ripensare il senso dell’intelligenza, delle macchine e, soprattutto, dell’umano.
Una lettura breve ma incisiva, che non lascia il lettore con risposte rassicuranti, bensì con domande necessarie. Un testo prezioso per chi vuole comprendere l’AI non solo come innovazione tecnologica, ma come sfida antropologica ed etica del nostro tempo.
Paolo Benanti, “L’uomo è un algoritmo?“, Castelvecchi, 2025, p. 60, euro 10,00