Nel Teatro delle macchine pensanti, va in scena l’intelligenza artificiale, spesso abbigliata con costumi affascinanti, talvolta inquietanti. Ma ciò che vediamo è davvero ciò che è? Questo libro solleva il sipario su uno spettacolo complesso, nel quale l’AI si alterna tra il ruolo di eroe infallibile e quello di minaccia imminente. Un teatro costruito su narrazioni coinvolgenti ma spesso fuorvianti, in cui le macchine che recitano non sempre sono ciò che sembrano. Sono davvero “pensanti”? O siamo noi ad attribuire loro intenzioni e coscienza che non hanno? Attraverso dieci falsi miti, dall’idea che l’AI sia intelligente alla promessa della sua imparzialità, dall’illusione di un’etica automatizzata alla paura che ci sostituisca sul lavoro, Stefano Epifani accompagna il lettore lungo un percorso chiaro e rigoroso, che intreccia informatica, filosofia, sociologia, economia e scienze cognitive, decostruendo narrazioni, fornendo spiegazioni e suggerendo chiavi di lettura.Ogni capitolo si apre con una storia: una situazione quotidiana, un contesto familiare, uno scenario possibile che apre lo spazio per un’analisi più ampia e strutturata, capace di stimolare domande e consapevolezza. Ne emerge uno strumento critico utile per chi prende decisioni, guida trasformazioni o, semplicemente, vuole capire. Perché il punto non è se le macchine diventeranno intelligenti, ma se noi saremo abbastanza consapevoli da governarle. In un tempo in cui la tecnologia ridisegna linguaggi, ruoli e poteri, la posta in gioco non è l’intelligenza artificiale in sé, ma la società che vogliamo costruire con essa. E il ruolo che vogliamo avere nel teatro delle macchine pensanti.

Stefano Epifani, Il teatro delle macchine pensanti, Digital Transformation Institute, 2025, p. 284, euro 22,00