Se c’è una cosa che l’intelligenza artificiale ama quasi quanto i dati è l’energia elettrica. Tanta, tantissima, possibilmente sempre disponibile. Non stupisce quindi che anche Meta, la società madre di Facebook, Instagram e WhatsApp, abbia deciso di seguire la strada già battuta da altre Big Tech: puntare sul nucleare per alimentare i propri data center.

Non è una scelta ideologica, ma molto pratica: quando costruisci cluster da un gigawatt per far girare modelli di AI, il problema non è più “dove metto i server?”, ma “da dove prendo tutta questa corrente senza spegnere mezzo Paese?”.

Meta ha annunciato lo scorso luglio Hyperion, un nuovo mega data center dedicato all’AI in costruzione a New Albany, Ohio. Non un edificio, ma un intero complesso di edifici per un totale di 1 gigawatt di potenza. Per capirci: roba da città di medie dimensioni. Secondo i piani, dovrebbe entrare in funzione già quest’anno. E per alimentarlo, Meta non ha scelto una sola fonte, ma un vero e proprio tris nucleare.

Meta ha infatti stretto accordi con:

  • TerraPower (la società di energia nucleare fondata da Bill Gates);
  • Oklo (tra i cui principali investitori c’è Sam Altman di OpenAI);
  • Vistra, uno dei grandi operatori energetici statunitensi.

I dettagli finanziari non sono stati resi pubblici, ma l’obiettivo sì: secondo Meta, questi accordi sosterranno fino a 6,6 gigawatt di energia nucleare nuova ed esistente entro il 2035.

In un comunicato ufficiale, l’azienda di Mark Zuckerberg ha spiegato che questi progetti “aggiungono energia affidabile e stabile alla rete, rafforzano la catena di approvvigionamento nucleare americana e sostengono posti di lavoro nuovi ed esistenti”.

Tradotto vuol dire che servono corrente, stabilità e consenso politico. Tutte cose che ai data center piacciono moltissimo.

L’accordo con TerraPower è uno dei più interessanti dal punto di vista tecnologico. Meta finanzierà lo sviluppo di due nuove unità Natrium, capaci di generare fino a 690 megawatt complessivi, con consegna già nel 2032 e si è anche assicurata i diritti sull’energia prodotta da altre sei unità Natrium, per un totale di 2,1 gigawatt, previste entro il 2035. I reattori Natrium sono parte della nuova generazione di nucleare “avanzato”: più flessibili, pensati per integrarsi meglio con la rete e, soprattutto, per fornire potenza costante. Esattamente quello che serve a un cluster di AI che non dorme mai.

Con Vistra, Meta ha scelto una strada ancora più diretta: acquistare oltre 2,1 gigawatt di energia da due centrali nucleari già operative in Ohio, più l’energia proveniente dagli ampliamenti di questi impianti e da un terzo impianto in Pennsylvania. Qui il messaggio è semplice: mentre i nuovi reattori si progettano e si costruiscono, l’AI ha bisogno di energia subito.

Infine c’è Oklo, startup nucleare che ha tra i suoi principali investitori Sam Altman, CEO di OpenAI. Con Oklo, Meta contribuirà allo sviluppo di un campus energetico da 1,2 gigawatt nella contea di Pike, Ohio, pensato per supportare i data center dell’azienda nella regione. In pratica: chi costruisce l’AI investe anche nelle centrali che la tengono in vita. Un ecosistema perfettamente circolare. E molto energivoro.

Perché la scelta è caduta proprio sul nucleare. La risposta è in una sola parola: “stabilità”. Solare ed eolico sono ottimi, ma hanno un piccolo difetto: non decidono loro quando serve energia. I data center invece sì. E il nucleare, da questo punto di vista, offre produzione continua 24/7, basse emissioni di CO₂ e, soprattutto, prevedibilità. Tre qualità fondamentali quando stai costruendo infrastrutture che devono reggere l’esplosione di potenza computazionale dell’AI generativa.

Meta non è un caso isolato. Tutte le grandi aziende tech stanno scoprendo la stessa verità: l’AI è prima di tutto un problema energetico.

Dopo anni passati a parlare di cloud come qualcosa di etereo, ci stiamo finalmente ricordando che

il cloud è fatto di acciaio, silicio… e centrali elettriche.

Con questi accordi, Meta manda un messaggio molto chiaro: il futuro dell’AI non si gioca solo nei modelli, ma nelle infrastrutture energetiche. Il paradosso è affascinante: per costruire un’intelligenza sempre più “immateriale”, stiamo tornando alle forme più pesanti e concrete di industria. Reattori, turbine e reti elettriche. E così, mentre i nostri feed diventano sempre più digitali, dietro le quinte l’AI comincia a funzionare a colpi di megawatt e di neutroni.