C’era un tempo in cui guardare il cielo notturno serviva per cercare le stelle cadenti. Oggi, più realisticamente, serve per schivare mentalmente i satelliti. E se pensavate che il traffico in tangenziale fosse un problema terrestre, sappiate che l’orbita bassa sta diventando il nuovo raccordo anulare del pianeta. L’ultima a dare una bella accelerata è la Cina, che ha appena segnalato all’Onu l’intenzione di lanciare oltre 200.000 satelliti per internet. Sì, avete letto bene: duecentomila. Un numero che rischia di far sembrare l’attuale Starlink di Elon Musk quasi un progetto artigianale.
Le intenzioni di Pechino sono emerse grazie a una dozzina di richieste depositate alla International Telecommunication Union (ITU), l’agenzia Onu che gestisce frequenze radio e posizioni orbitali. E qui la storia si fa subito interessante, perché i due progetti più ambiziosi – chiamati con sobria fantasia CTC-1 e CTC-2 – prevedono 96.714 satelliti ciascuno. A presentarli è stato un ente dal nome molto rassicurante, l’Institute of Radio Spectrum Utilisation and Technological Innovation, che è stato registrato ufficialmente, indovinate un po’… il giorno dopo aver inviato le richieste. Una startup, verrebbe da dire. Ma con 200.000 satelliti nel business plan.
Il tempismo non è casuale. Da anni Stati Uniti e Cina si stanno sfidando nella corsa alle megacostellazioni satellitari per internet, con SpaceX in netto vantaggio grazie a Starlink, che oggi rappresenta la maggior parte dei satelliti in orbita bassa. Ma c’è un dettaglio fastidioso: lo spazio a quelle altitudini non è infinito. Le frequenze radio sono limitate, le orbite pure, e chi arriva prima tende a prendersi i posti migliori. Un po’ come gli ombrelloni in prima fila ad agosto, ma con qualche milione di dollari in più in gioco.
Proprio venerdì scorso, la Federal Communications Commission americana ha dato il via libera a SpaceX per lanciare altri 7.500 satelliti di seconda generazione, che dovranno essere in orbita entro il 2031. Questo porterà Starlink a circa 15.000 satelliti, mentre resta in sospeso la richiesta per arrivare a 42.000. Numeri già impressionanti, che però ora iniziano a sembrare quasi modesti se messi accanto alle ambizioni cinesi.
Pechino, tra l’altro, non ha mai nascosto il suo fastidio. Il mese scorso ha accusato Starlink di affollare le risorse orbitali condivise e di creare problemi di sicurezza, aumentando il rischio di collisioni. Non è solo propaganda: a dicembre un satellite Starlink ha avuto un’anomalia ed è rientrato in modo non pianificato e SpaceX stessa ha annunciato che abbasserà l’orbita di circa 4.400 satelliti da 550 a 480 chilometri per ridurre i rischi. I satelliti Starlink, per design, vivono circa cinque anni e poi vengono letteralmente bruciati nell’atmosfera, in una sorta di cremazione spaziale programmata.
Il problema è che l’orbita bassa terrestre, tra i 400 e i 2.000 chilometri di altitudine, sta diventando tremendamente affollata. E l’ITU ha regole precise: dopo il deposito di un progetto, bisogna iniziare a mettere satelliti in orbita, raggiungere il 10% della costellazione in due anni, il 50% in cinque e il 100% in sette. Se non rispetti le scadenze, non perdi tutto, ma devi ridimensionare le tue ambizioni. Insomma, promettere 200.000 satelliti è facile. Metterli davvero in orbita è tutto un altro sport.
E infatti la Cina non sta puntando tutto su un solo cavallo. Oltre ai mastodontici CTC-1 e CTC-2, ci sono progetti più “modesti” come China Mobile con il suo L1 da 2.520 satelliti, il network Qianfan da oltre 15.000 satelliti entro il 2030, il Guowang da circa 13.000, e una costellazione di iniziative pubbliche e private che vanno dai mille satelliti in su come se fosse la cosa più normale del mondo. Anche startup come GalaxySpace e BlackSpider vogliono la loro fetta di cielo.
Il messaggio è chiaro: la battaglia per l’internet dallo spazio è appena entrata nella fase industriale pesante. Non si parla più di qualche migliaio di satelliti, ma di decine e centinaia di migliaia. L’obiettivo di Pechino è chiaro e dichiarato: raggiungere la leadership nello spazio entro il 2050. E mentre Musk sogna di coprire il pianeta con Starlink, la Cina sembra intenzionata a coprire… anche lo spazio tra uno Starlink e l’altro.
L’Europa? Non pervenuta, con buona pace delle ambizioni francesi con Eutelsat.