La pressione politica sul più grande mercato elettrico degli Stati Uniti, operato da PJM Interconnection (PJM Interconnection è una Regional Transmission Organization (RTO) che gestisce il più grande sistema di trasmissione elettrica ad alta tensione del Nord America), ha raggiunto livelli che definire schizofrenici sarebbe generoso. Il presidente Donald Trump e una coalizione poco ortodossa di governatori statali, sia repubblicani che democratici, stanno “incoraggiando” PJM a indire un’asta di generazione di potenza in “emergenza”, con contratti di fornitura di energia elettrica di 15 anni di durata. Il messaggio sottinteso è semplice: se i data center che consumano quantità di elettricità pari a piccole nazioni non pagano per l’energia di cui hanno fame, allora tutti gli altri stiano pronti a vedere le bollette salire alle stelle e la griglia vacillare.

L’idea chiave della proposta è che i colossi tecnologici debbano competere per contratti a lungo termine con generazione elettrica appena costruita, offrendo garanzie di ricavi stabili agli investitori e teoricamente accelerando il buildout di nuova capacità. La narrativa ufficiale invoca la necessità di “garantire affidabilità e prezzi accessibili” in zone come la Virginia, Pennsylvania e Maryland, dove l’impennata di richieste di connessione alla rete da parte di data center AI ha spinto la domanda oltre ciò che la capacità attuale può sostenere senza rischiare blackout o rincari.

PJM, che copre 13 stati e il Distretto di Columbia servendo oltre 67 milioni di persone, al momento non è parte attiva dell’annuncio e non è stata formalmente invitata alla conferenza stampa in cui la proposta è stata lanciata. Nonostante il battage mediatico, l’operatore di rete non è legalmente obbligato a organizzare alcuna asta straordinaria su ordine esecutivo, e gli analisti sottolineano come questa sia in gran parte una mossa di “policy signaling” piuttosto che una riforma di mercato in arrivo da domani.

Il contesto normativo e di mercato che sta spingendo questa dinamica è complesso. Le aste ordinarie di capacità di PJM (che si tengono con anni di anticipo per dare tempo agli operatori di costruire infrastrutture) hanno visto prezzi record e segnali di un mercato teso, in parte a causa del ritiro di impianti tradizionali e della lentezza con cui nuova generazione – di qualsiasi tipo – raggiunge la rete. Anche l’espansione senza precedenti di grandi carichi come i data center AI sta mettendo sotto stress i modelli di pianificazione.

Il Dipartimento dell’Energia degli Stati Uniti ha sposato una linea particolarmente aggressiva sulla questione dei data center, sostenendo che queste strutture debbano pagare “di più per nuova generazione rispetto ai clienti residenziali” a meno che non portino online proprie centrali o accettino limitazioni al loro consumo durante i picchi di domanda. Questo approccio cerca di spostare il peso degli investimenti di generazione verso i grandi consumatori anziché distribuirlo tra tutti i clienti attraverso le tariffe di rete.

La proposta potrebbe tradursi in circa 15 miliardi di dollari di nuova capacità se l’asta avesse successo e venisse effettivamente organizzata. Nel linguaggio politico questa cifra viene presentata come “nuova generazione per affrontare la crescente domanda di energia indotta dall’intelligenza artificiale”, ma dietro la retorica ci sono critiche feroci. I sostenitori delle energie pulite e gli ambientalisti avvertono che l’iniziativa rischia di favorire un aumento della dipendenza da gas naturale o addirittura da carbone e nucleare “di vecchia concezione”, proprio mentre le fonti rinnovabili rimangono bloccate in lunghi iter di interconnessione e di autorizzazione.

Questa ironia è il tipico esempio di come l’energia, l’economia politica e la tecnologia si intreccino: i data center AI, centrali di calcolo definite “fabbriche di bit”, consumano energia reale ad un ritmo che spaventa regolatori e consumatori. Bloomberg ha riportato che i soli data center hanno aumentato i costi di approvvigionamento di energia su PJM di miliardi di dollari, arrivando ad essere responsabili di quasi metà dei costi di capacità in alcune aste recenti. Entre la folla di stakeholder c’è chi chiede che siano proprio questi grandi consumatori a finanziare direttamente l’espansione di generazione, evitando di scaricare i costi sui consumatori domestici.

C’è un paradosso che quasi nessuno vuole ammettere apertamente: le tecnologie digitali più celebrano l’efficienza e l’innovazione, maggiori diventano i loro richiami di energia in un sistema che è stato costruito per una topologia di domanda completamente diversa. In passato l’attenzione era sulle fabbriche fisiche, ora il centro di gravità dell’economia si è spostato verso i server farm che elaborano modelli di linguaggio, addestrano reti neurali e trasformano ogni bit in un flusso continuo di valore. Quel valore costa caro alla rete.

Sul piano politico un elemento interessante è il fronte bipartisan inusuale che questa proposta sta creando. In un’epoca in cui le divisioni tra Repubblicani e Democratici sembrano avere il loro epicentro in questioni culturali più che economiche, trovare governatori di entrambi gli schieramenti – tra cui figure come Josh Shapiro in Pennsylvania e Wes Moore nel Maryland – uniti nel chiedere un intervento statale sulla generazione di energia mostra quanto rapidamente il tema delle infrastrutture energetiche stia diventando centrale per l’economia dell’AI. Il motivo è semplice: l’impatto di questi costi si riflette nelle bollette dei consumatori e nei costi di produzione industriale, il che può erodere il consenso politico locale se non affrontato.

Ma dove sta la trappola regolatoria? PJM ha già cominciato a elaborare piani volti a bilanciare domanda e offerta, proponendo meccanismi come la richiesta che grandi utenti forniscano energia propria o accettino di essere interrotti in periodi di alta domanda, insieme a miglioramenti nella previsione dei carichi e all’accelerazione delle pratiche di interconnessione. Questo suggerisce che il mercato, sotto la sua governance indipendente, potrebbe evolversi in direzioni diverse da quelle dettate politicamente.

Ancora più provocatorio, molti esperti sottolineano che un’asta “in emergenza” con contratti di 15 anni potrebbe non risolvere le reali cause dell’inefficienza del mercato energetico statunitense. Le maggiori determinanti del problema includono la lentezza nell’ottenere permessi per nuovi impianti, la congestione delle linee di trasmissione e i mercati di capacità che non riflettono accuratamente i costi marginali di costruzione e mantenimento di nuova generazione. Intervenire con aste forzate potrebbe spostare costi ma non necessariamente accelerare in modo sostanziale i tempi di costruzione o abbassare i prezzi reali.

La disputa sotto la superficie riguarda anche un tema di potere e responsabilità istituzionale. Il Dipartimento dell’Energia e l’Amministrazione Trump cercano di far leva sul sentimento politico pubblico contro i prezzi dell’elettricità in aumento, dipingendo i big tech come parassiti energetici che sfruttano gratuitamente una rete già sotto stress. Dall’altra parte, i difensori di un mercato più flessibile e tecnologicamente avanzato puntano a una riforma strutturale dei mercati di capacità, dell’interconnessione e dei segnali di prezzo piuttosto che a soluzioni politiche top‑down che rischiano di introdurre ulteriori distorsioni.

In definitiva, la spinta verso un’asta emergenziale di PJM è uno specchio deformante delle contraddizioni dell’economia energetica moderna, dove l’AI non è più un lusso futuristico ma un vettore di domande reali su come il sistema elettrico evolva per mantenere la sua promessa di affidabilità, sostenibilità e costi accettabili per il cittadino medio. Questo genere di tensione mostra che la transizione energetica non è solo una questione tecnica, ma un campo di battaglia politico in cui la definizione di “chi paga e come” potrebbe plasmare il futuro delle reti e dell’ecosistema tecnologico americano.

CNN Notes: https://edition.cnn.com/2026/01/16/business/pjm-electricity-auction-ai

Bloomberg: https://www.bloomberg.com/news/articles/2026-01-15/trump-to-direct-key-us-grid-operator-to-hold-emergency-auction?utm_campaign=heatmap_am&utm_medium=email&_hsenc=p2ANqtz-8qvib-Nsu6uGpwXelaC2YUY6vBl7y03qBURhJ4D15vhkhIT-XClX8flXT9tI7nuWBUVWN2m7QzczJdy1t-KEsDrRNgMKEbM4LPnSqqn-3PzSXTtAY&_hsmi=398896111&utm_content=398896111&utm_source=hs_email&embedded-checkout=true#selection-1597.0-1605.516