Sequoia Capital, il veterano dei venture capitalist di Silicon Valley, sembra aver deciso di riscrivere le regole non scritte della concorrenza nel settore dell’intelligenza artificiale. Stando al Financial Times, la firma è pronta a partecipare a un round di finanziamento da capogiro per Anthropic, la startup dietro Claude, pochi mesi dopo aver già investito in OpenAI e xAI di Elon Musk. Una mossa destinata a far girare la testa a chiunque conosca la prassi tradizionale dei venture capitalist, che normalmente evitano di scommettere su più contendenti nello stesso mercato, preferendo concentrarsi sul cosiddetto “single winner”.

Il contesto rende tutto ancora più intrigante. Sam Altman, CEO di OpenAI, lo scorso anno ha dovuto chiarire sotto giuramento, durante una causa di alto profilo promossa da Musk, che gli investitori di OpenAI non erano formalmente vietati dall’investire in società concorrenti. Tuttavia, coloro con accesso a informazioni confidenziali di OpenAI venivano avvertiti che tale accesso sarebbe terminato se avessero fatto investimenti “non passivi” in competitor. Altman ha definito questa misura “industry standard”, una protezione banale ma essenziale contro l’uso improprio di informazioni sensibili, che qualunque venture capitalist serio conosce bene.

Eppure Sequoia pare non curarsene. Secondo FT, il round è guidato da GIC di Singapore e dal fondo statunitense Coatue, con ciascuno che mette sul piatto 1,5 miliardi di dollari. Anthropic punta a raccogliere 25 miliardi o più, con una valutazione di 350 miliardi, il doppio rispetto ai 170 miliardi di soli quattro mesi fa. Microsoft e Nvidia hanno già impegnato fino a 15 miliardi combinati, mentre altri venture e investitori privati contribuirebbero con oltre 10 miliardi.

La rete di relazioni tra Sequoia e Altman rende la mossa meno sorprendente sul piano umano e più inquietante sul piano strategico. Altman, dopo aver lasciato Stanford per fondare Loopt, fu sostenuto proprio da Sequoia. Divenne scout per la firma, scovando Stripe, oggi uno dei gioielli del portafoglio del fondo. Alfred Lin, nuovo co-leader di Sequoia, ha un rapporto stretto con Altman: lo ha intervistato più volte, e dopo la breve cacciata di Altman da OpenAI nel novembre 2023, Lin aveva dichiarato pubblicamente che sarebbe stato pronto a sostenere la “prossima azienda che cambierà il mondo” di Altman.

La situazione assume contorni quasi teatrali se si considera l’investimento di Sequoia in xAI. Apparentemente una violazione della regola del single winner, quel capitale sembra più un modo per rafforzare il legame con Musk che una vera scommessa contro OpenAI. La storia di Sequoia con Musk è lunga e intricata: dall’investimento in X all’epoca dell’acquisizione di Twitter, passando per SpaceX, The Boring Company, Neuralink, fino a X.com, trasformata poi in PayPal, la firma ha tessuto una rete di partecipazioni strategiche che sembra ignorare la competizione diretta per privilegiare l’influenza a lungo termine.

Questa nuova posizione di Sequoia appare particolarmente paradossale se si guarda alla storia recente. Nel 2020, la firma abbandonò Finix, una startup di pagamenti in competizione con Stripe, rinunciando a 21 milioni di dollari e a ogni diritto di governance, una decisione senza precedenti per la società. Sequoia aveva condotto il Series B di Finix pochi mesi prima e quella scelta fu vista come un rigoroso rispetto del conflitto d’interesse, quasi sacro nella cultura VC. Ora, invece, si osserva il contrario: scommettere su più cavalli nello stesso ippodromo, una strategia che molti definirebbero audace o imprudente, a seconda della propria fede nel legame personale tra investitori e founder.

Il timing non è casuale. Sequoia ha appena vissuto cambiamenti drastici nella leadership globale: Roelof Botha è stato rimosso a sorpresa e Lin e Pat Grady, quest’ultimo già leader nella gestione di Finix, hanno preso le redini. Il rinnovato corso strategico sembra riflettere una volontà di sfidare convenzioni, premiare rapporti di fiducia consolidati e accettare rischi reputazionali che in passato la società avrebbe evitato. Anthropic, nel frattempo, prepara un’IPO potenzialmente entro quest’anno, una mossa che potrebbe trasformare il settore e testare fino a che punto le regole tradizionali del venture capital siano flessibili di fronte a opportunità straordinarie.

Interessante notare come il mercato stia reagendo. Una valutazione che raddoppia in pochi mesi segnala un hype alimentato non solo da numeri ma da narrativa, network e percezione di leadership visionaria. Gli investitori istituzionali, capaci di muovere miliardi, sembrano inseguire la prossima piattaforma AI dominante senza troppi scrupoli su chi possieda la carta vincente oggi. L’ecosistema sta diventando un gioco di relazioni e potere, dove chi conosce chi può avere più peso delle metriche tradizionali di mercato.

Sequoia sta, insomma, riscrivendo le regole del gioco in tempo reale. La storica prudenza del venture capital, l’attenzione maniacale ai conflitti di interesse, la regola del singolo vincitore: tutto sembra sospeso di fronte alla possibilità di influenzare direttamente la traiettoria di startup AI di primaria importanza. È un segnale chiaro agli altri VC: il rischio calcolato non è più solo economico, ma strategico e relazionale. In Silicon Valley, i capitali non seguono più solo il prodotto o il mercato, ma la trama di alleanze, fiducia e accesso privilegiato.

Il prossimo capitolo si giocherà sulla capacità di Anthropic di tradurre miliardi di investimenti in leadership tecnologica tangibile, e su quanto Sequoia saprà gestire una rete di partecipazioni apparentemente in conflitto senza che la reputazione della firma subisca danni irreversibili. Il settore osserva con attenzione, pronto a prendere appunti sul nuovo modello di venture capitalism, dove le vecchie regole sono sospese e il potere personale dei founder può fare la differenza tra un round normale e uno destinato a fare storia.