C’era una volta la diplomazia fatta di comunicati stampa in corpo 12, frasi passive e chiose del tipo esprimiamo “profonda preoccupazione”. Poi qualcuno a Parigi ha guardato X, ha sospirato, e ha detto: “Ma sai che c’è? Basta. Se il mondo ci trolla, trolliamo anche noi”. Così è nato French Response, il nuovo profilo social con cui la Francia ha deciso di rispondere alla disinformazione internazionale non con il fioretto, ma con la spada laser dei meme, delle GIF e dell’ironia chirurgica.

Il contesto è quello che conosciamo bene: social network trasformati in campo di battaglia permanente, potenze straniere che si scambiano frecciate, campagne di influenza che viaggiano più veloci della fibra ottica e, nel mezzo, utenti convinti che dopo la Groenlandia e il Canada gli Stati Uniti stiano per annettere anche la Borgogna.

Per anni Parigi aveva reagito con il classico stile istituzionale: sopracciglio alzato, nota ufficiale, tono sobrio. Poi, come spiega il portavoce del Quai d’Orsay, Pascal Confavreux, “la brutalizzazione delle relazioni internazionali ha fatto del campo dell’informazione un nuovo terreno di confronto”. Traduzione: se ti tirano addosso meme, non puoi rispondere con un PDF vergato in tono diplomatico.

Il profilo French Response, lanciato in risposta alle bordate online seguite al riconoscimento francese dello Stato di Palestina, ha un obiettivo chiarissimo: “occupare lo spazio aumentando il volume e alzando i toni”. E, bisogna dirlo, lo fa con una certa eleganza postmoderna. Niente insulti diretti, ma sarcasmo, dati messi lì con nonchalance e battute che funzionano come schiaffi con il guanto.

Un esempio recente è diventato virale dopo l’intervento di Donald Trump a Davos. Il segretario di Stato Usa, Marco Rubio, ha sentenziato su X: “Vogliamo alleati forti, non alleati molto indeboliti. L’Europa si disfi della cultura che ha creato nell’ultimo decennio, altrimenti si autodistruggerà”. Risposta francese? Un post con dati su aspettativa di vita, tasso di omicidi, occupazione femminile (tutti più lusinghieri rispetto a quelli americani) e un commento secco come una baguette lasciata troppo in forno: “Our culture. La nostra cultura”. Fine della discussione, sipario, applausi.

Oppure c’è l’episodio del troll cospirazionista che, rivolgendosi a quattro milioni di utenti, ha spiegato che dopo Groenlandia e Canada la conquista della Francia da parte degli Stati Uniti sarebbe stata una “formalità”. La replica di French Response è stata degna di una sceneggiatura di Monty Python: “Urgente: la Statua della Libertà è stata vista attraversare l’Atlantico a nuoto”. Se non altro, un modo creativo per ricordare che quella statua, in origine, gliel’hanno regalata proprio loro.

Dietro il sorriso, però, c’è una strategia molto seria. In un’epoca in cui l’intelligenza artificiale genera testi, immagini e video più velocemente di quanto un ministero possa convocare una conferenza stampa, la guerra dell’informazione si combatte anche sul piano dell’attenzione. E l’attenzione, sui social, si compra con l’ironia, non con il burocratese. French Response è, in fondo, un esperimento di diplomazia algoritmica: se vuoi che il tuo messaggio circoli, devi farlo sembrare un contenuto nativo della piattaforma, non un comunicato imbalsamato.

C’è anche un sottotesto interessante: la Francia non sta solo rispondendo a singoli attacchi, sta provando a disincentivare chi li lancia. Un po’ come dire: se mi colpisci, non solo ti rispondo, ma ti trasformo in un meme davanti a mezzo mondo. È la versione 2.0 del concetto di deterrenza: non più solo missili, ma anche GIF.

Naturalmente qualcuno storcerà il naso. Un Ministero degli Esteri che fa battute? Un governo che risponde con sarcasmo? Eppure, in un ecosistema dominato da piattaforme, algoritmi e intelligenza artificiale generativa, la comunicazione istituzionale che non si adatta rischia di diventare invisibile. E invisibile, oggi, è quasi sinonimo di irrilevante.

Così la Francia ha deciso di scendere nell’arena con un’arma nuova: l’umorismo strategico. Non sostituirà i trattati internazionali, ma probabilmente funzionerà meglio di molti comunicati stampa nel far passare un messaggio semplice: possiamo discutere di tutto, ma non provate a raccontarci la realtà a colpi di fake news senza aspettarvi una risposta. Possibilmente con una GIF.

E mentre il resto del mondo osserva, resta una domanda sospesa nell’aria digitale: è l’inizio di una nuova stagione, in cui i governi si faranno la guerra a colpi di meme?

Se sì, almeno una cosa è certa: la diplomazia non è mai stata così… condivisibile