Lord Ismay, il primo capo della Nato, riassunse la funzione dell’alleanza occidentale con una frase diventata leggendaria: “Tenere i russi fuori, gli americani dentro e i tedeschi giù”. Mark Rutte, attuale segretario generale, pare seguire ancora quella ricetta, come se il XX secolo non fosse finito e l’ordine mondiale non fosse profondamente cambiato. Oggi i russi sono in, gli americani a tratti out, e i tedeschi si riarmano con una discreta determinazione. Nato, quindi, esiste ancora o è solo un rituale retorico?

Rutte ha cercato di dare un tocco di modernità all’adagio di Ismay, sostituendo il “fantasma russo” con quello cinese. Al World Economic Forum di Davos, ha insistito sulla necessità di proteggere l’Artico dall’influenza cinese e russa. Una posizione curiosa, se si considerano le operazioni congiunte di Danimarca, Germania, Francia, Svezia e Norvegia per “difendere” la Groenlandia. Non esattamente contro Cina o Russia, ma piuttosto contro l’alleato a stelle e strisce. La politica della paura rimane, ma il bersaglio sembra cambiato.

Il Canada, per la prima volta in cento anni, ha redatto piani di guerra per difendersi da un’invasione… dal sud. Militare o strategicamente irrilevante, questo gesto politico è un manifesto della nuova realtà: la difesa transatlantica si trasforma lentamente in difesa dagli stessi Stati Uniti. Mark Carney, primo ministro canadese, ha ricordato in termini cristallini a Davos che il “ordine internazionale basato sulle regole” era solo una fiction utile a chi deteneva il potere, applicata con rigore selettivo, ignorata a piacimento dalle grandi potenze.

Carney denuncia una subalternità mascherata da sovranità: negoziare solo con l’egemone significa accettare ciò che offre, competere tra stati per essere più accomodanti. La UE di Ursula von der Leyen e la Nato di Rutte incarnano questo comportamento con una devozione quasi ridicola verso Washington.

Il fatto che la Russia possieda vaste aree artiche – 24.140 km di costa lungo l’Oceano Artico – rende la retorica occidentale sull’Artico ancora più grottesca. La Cina invia solo navi di ricerca e rompighiaccio in acque internazionali, mentre alcuni membri Nato inviano regolarmente navi da guerra nello Stretto di Taiwan o nel Mar Cinese Meridionale. La minaccia non è cinese, ma americana. Trump, con i suoi proclami da boss mafioso e la mappa colorata di Canada, Groenlandia e Stati Uniti su Truth Social, ribadisce che “Canada vive grazie agli Stati Uniti”.

Von der Leyen e i suoi collaboratori rincorrono l’egemone a Washington, costringendosi a rimuovere infrastrutture cinesi a costi miliardari senza compensazioni, in una forma di autolesionismo politico. Così la difesa strategica europea diventa un atto di abdicazione, mentre gli Stati Uniti ridefiniscono unilateralmente il concetto stesso di sovranità.

Il dramma è che il fenomeno non è solo Trump: rappresenta una realtà strutturale. L’ordine internazionale multipolare cresce, con paesi come Cina e India che negoziano al di fuori delle vecchie sfera occidentali. Le istituzioni transatlantiche tradizionali, Nato e UE comprese, appaiono obsolete, ridicole nel loro tentativo di inseguire un’egemonia che non garantisce più protezione ma imposizione psicologica.

L’operazione Absolute Resolve in Venezuela, con l’uso del fantomatico “discombobulator”, è solo un esempio plastico di quanto l’egemone americano si senta libero di ignorare le norme internazionali, mentre i suoi alleati guardano, impotenti, e continuano a supplicare per non essere travolti. L’Artico, la Groenlandia, il Sud del Canada, il Mar Cinese Meridionale: in tutti questi teatri, la Nato e la UE dimostrano che la difesa collettiva è ormai più simbolica che reale. La sovranità occidentale non è più esercizio di potere, ma performance di subalternità.

Trump non è un incidente, ma il sintomo di un’egemonia che si comporta come se la legge fosse una decorazione. L’Europa e la Nato possono continuare a chinare la testa, possono continuare a spendere miliardi per rimuovere Huawei e ZTE, possono continuare a invocare Cina e Russia come spauracchi per giustificare la propria irrelevanza. Nel frattempo, l’Artico e il mondo intero mutano attorno a loro, e l’ordine transatlantico si dissolve lentamente in un grottesco spettacolo di obbedienza rituale.