La Silicon Valley ha sviluppato un talento unico: trasformare la crisi in spettacolo morale. L’ultima prova? Gli eventi di Minneapolis, dove agenti della Border Patrol hanno ucciso due cittadini americani, e i CEO di alcune delle aziende più potenti del pianeta hanno dovuto scegliere tra agire o sfilare sul palcoscenico dell’ice washing. Dario Amodei di Anthropic non ha esitato a parlare in pubblico, condannando la violenza e ricordando che la difesa della democrazia in patria è prioritaria quanto quella contro regimi autocratici all’estero. Una frase semplice, diretta, che sembra un ossimoro nel mondo dorato di venture capital e valutazioni miliardarie.

Sam Altman di OpenAI ha adottato un approccio diverso: messaggi interni pieni di indignazione morale, ma pubblicamente nulla di concreto. “Ciò che sta accadendo con ICE va troppo oltre”, ha scritto, sottolineando la necessità di distinguere tra criminali violenti e cittadini innocenti. Tuttavia, nello stesso respiro, Altman definisce Trump “un leader molto forte” e spera che possa “unire il Paese”. La tensione tra valori etici e opportunità strategiche appare palese: da un lato condanna interna, dall’altro elogi a un’amministrazione che ha favorito una crescita esplosiva della sua azienda.

Tim Cook non fa eccezione. Il CEO di Apple, pur dichiarandosi “scioccato e addolorato”, ha partecipato a eventi legati alla Casa Bianca e lodato la disponibilità del presidente a dialogare. Per i dipendenti, la vicinanza simbolica a Trump poche ore dopo le uccisioni è stata una pugnalata alla credibilità morale. La reazione dei tech worker è stata rapida: lettere aperte, appelli pubblici, richieste di cancellare contratti con ICE e di prendere posizioni pubbliche contro la violenza. L’ice washing, in questo contesto, diventa più evidente: condanna formale o interna, accompagnata da gesti pubblici studiati, ma nessuna azione concreta immediata.

La tensione tra etica e opportunità non è nuova nella Silicon Valley, ma qui tocca il cuore di AI ethics e tech activism. OpenAI e Anthropic non hanno contratti con ICE, lo confermano i portavoce, ma la narrativa pubblica rimane ambivalente. Altman e Amodei cercano di navigare tra responsabilità morale e calcolo strategico, ricordando che le loro aziende hanno raccolto decine di miliardi di dollari grazie a politiche favorevoli dell’amministrazione. La morale, in pratica, pesa meno di un round di finanziamento.

In parallelo, Amodei critica Trump per aver permesso a Nvidia di vendere chip AI alla Cina, paragonando la decisione alla vendita di armi nucleari alla Corea del Nord. Il CEO di Anthropic, filosofo e giurista di formazione, non disdegna di inserire ironia e analogie estreme per scuotere l’opinione pubblica e ricordare che la tecnologia non è mai neutra. Ogni chip venduto, ogni agente schierato, ogni decisione politica diventa uno specchio della responsabilità morale dei leader della Silicon Valley.

Altman stesso, qualche anno fa, aveva definito Trump “un demagogo che utilizza la paura degli stranieri per distrarre da problemi economici reali”, citando Burke: “L’unico necessario per il trionfo del male è che uomini buoni non facciano nulla”. Ora, quell’avvertimento risuona stranamente in tono ironico: il CEO che condanna l’ice washing internamente e loda Trump pubblicamente sembra incarnare la Silicon Valley moderna, dove la moralità è liquida, pubblica o interna a seconda del ritorno strategico.

L’ICE washing si manifesta come fenomeno culturale: condanna della violenza, gesti simbolici, dichiarazioni pubbliche di valori democratici, ma senza interrompere la crescita vertiginosa alimentata dalle politiche favorevoli dell’amministrazione. OpenAI, Anthropic e Apple crescono come funghi in un ecosistema regolamentare permissivo, mentre i dipendenti spingono per un’azione concreta. La differenza tra performativo e reale diventa materia di dibattito interno, social e mediatico.

Ciò che resta chiaro è il ruolo crescente dei tech worker nel definire standard morali, con appelli pubblici e iniziative come ICEout.tech. Chiedono che CEO smettano di fare ICE washing e parlino, agiscano e rinuncino a contratti con ICE. La Silicon Valley è divisa tra valori etici e calcolo strategico: chi osa schierarsi concretamente rischia di perdere terreno economico, chi opta per l’ambivalenza mantiene potere e accesso a risorse.

In questo scenario, tech activism diventa arma e specchio: mette in evidenza le contraddizioni della Silicon Valley, costringe i CEO a dichiarazioni pubbliche, ma non sempre a cambiamenti reali. La morale diventa liquida, la retorica diventa capitale, l’ice washing diventa pratica consolidata. L’ultimo round di finanziamento di OpenAI a 830 miliardi di valutazione e quello di Anthropic a 350 miliardi sono il segno che nel mondo reale la crescita economica può tranquillamente coesistere con ambiguità etica.

Il messaggio subliminale è chiaro: condanna interna e dichiarazioni pubbliche possono placare dipendenti e pubblico, ma la vera prova di leadership etica sarà nelle azioni future, nei contratti che vengono mantenuti o cancellati, nelle posizioni pubbliche coerenti con i valori democratici che Amodei, Altman e Cook proclamano. Nel frattempo, ICE washing resta il gioco preferito della Silicon Valley, tra spettatori indignati e investitori sorridenti.