Nel 2026 potremmo assistere a un momento storico nella farmacologia: la Cina potrebbe diventare il primo mercato al mondo a dare l’ok a un farmaco progettato completamente da intelligenza artificiale. La fusione tra algoritmi avanzati e dati genetici umani sta generando quella che gli insider definiscono una “svolta sismica” nello sviluppo dei farmaci. Marc Horn, presidente di Merck China, ha confermato durante l’Asian Financial Forum a Hong Kong che si passa rapidamente dalla scoperta assistita dall’AI alla progettazione completa di composti, con esempi concreti già presenti nel mercato cinese.
Il gigante farmaceutico sottolinea come la Cina, in meno di un decennio, sia passata da semplice produttore di generici a hub globale di innovazione. I dati parlano chiaro: lo scorso anno le aziende cinesi hanno firmato accordi di out-licensing per 135,7 miliardi di dollari, più del doppio rispetto ai 51,9 miliardi del 2024. Horn ha aggiunto che circa il 30% dei nuovi farmaci Merck derivano già dalla Cina, grazie a set di dati pazienti vastissimi e a iniziative governative come il programma “AI Plus”, concepito per spingere l’innovazione basata sull’intelligenza artificiale.
L’impatto della genetica umana nel design dei farmaci è un altro tassello fondamentale. Paul Burton, chief medical officer di Amgen, ha previsto che nel 2026 l’integrazione di AI e genetica umana migliorerà la validazione dei target, velocizzerà la scoperta di nuovi farmaci e ridurrà i fallimenti sperimentali. “L’AI ci permetterà di selezionare molecole migliori, progettare farmaci più efficaci e ottimizzare il design molecolare”, ha spiegato Burton, aggiungendo che la combinazione con dati genetici garantirà una fiducia superiore nella scelta dei target.
XtalPi, azienda cinese specializzata in scoperta di farmaci guidata dall’AI, rappresenta uno dei casi più emblematici. Fondata da Ma Jian, la società lavora su molecole piccole e biologici, dagli anticorpi all’RNA interferente, e genera ricavi anche attraverso la vendita dei suoi strumenti AI, robotica e sistemi automatizzati ai partner industriali. La maturazione della tecnologia guiderà i prossimi passi di XtalPi, che ha già stretto partnership con colossi come Pfizer, Eli Lilly, Johnson & Johnson e Merck. Un esempio recente è la collaborazione con Eli Lilly tramite la sua unità Ailux, potenzialmente valutata fino a 345 milioni di dollari.
La Cina non compete solo con forza di calcolo, ma con capacità cliniche ormai allineate a quelle statunitensi. A luglio 2025 erano oltre 100 le aziende cinesi impegnate nella scoperta di farmaci AI-driven. Il vicepresidente di Jiangsu Hengrui Pharmaceuticals, Dai Hongbin, ha evidenziato come l’azienda, la più grande per capitalizzazione di mercato in Cina, stia aumentando gli investimenti in ricerca e sviluppo di farmaci innovativi, utilizzando Hong Kong come trampolino per espandersi nel Sud-Est asiatico e nei mercati internazionali.
In questo scenario, la Cina non sta solo cavalcando la tecnologia: sta definendo nuovi paradigmi regolatori e strategici. L’AI Plus non è una semplice iniziativa tecnologica, ma un vero e proprio blueprint nazionale per l’età dell’“intelligent civilisation”, con effetti diretti sul time-to-market dei farmaci, sulla collaborazione globale e sul posizionamento competitivo delle aziende biotech. La combinazione di dati clinici, genetici e algoritmi predittivi crea un ecosistema dove l’innovazione non è solo accelerata, ma quasi predittiva, rendendo le pipeline farmaceutiche più resilienti e mirate.
Curiosità: alcune delle molecole AI-driven più promettenti in Cina non sono ancora note al pubblico e potrebbero rivoluzionare settori complessi come la fertilità, l’oncologia e le malattie rare. Il confine tra medicina tradizionale e design molecolare computazionale si sta assottigliando così rapidamente che aziende come Merck e Amgen considerano la Cina non più un laboratorio produttivo, ma un partner strategico chiave nella rivoluzione della farmacologia.
Se la Cina dovesse davvero approvare un farmaco interamente progettato dall’intelligenza artificiale nel 2026, non si tratterebbe di un primato simbolico: segnerebbe la nascita di una nuova era farmaceutica, in cui algoritmi e dati umani diventano protagonisti sullo stesso piano della scienza tradizionale.