Il colosso olandese delle macchine per la litografia, uno dei veri colli di bottiglia dell’economia digitale globale, sta progressivamente riducendo la propria esposizione alla Cina. Non per scelta strategica, almeno non nel senso classico del termine, ma perché la politica ha deciso di entrare nel conto economico con gli scarponi. E come spesso accade, lo fa con un certo entusiasmo ideologico e una visione di breve periodo.

I dati sono chiari e non lasciano molto spazio all’interpretazione. Nel 2025 la quota di fatturato ASML proveniente dalla Cina è scesa dal 41 al 33 per cento. Roger Dassen, CFO con reputazione da contabile prudente e poco incline al teatro, ha già messo le mani avanti: nel 2026 quella quota potrebbe scendere intorno al 20 per cento. Tradotto in linguaggio non diplomatico, significa una riduzione di oltre un quinto dei ricavi cinesi anno su anno. Bank of America lo ha messo nero su bianco parlando di un meno 21 per cento, UBS prova a essere più ottimista ipotizzando una sostanziale stabilità. Ma il punto non è chi ha ragione sul decimale. Il punto è che ASML sta diventando il caso scuola di come le sanzioni tecnologiche ridisegnano le catene del valore.

Il paradosso è evidente già guardando dentro i numeri. Le vendite complessive di macchine nel 2025 sono cresciute del 12,4 per cento, arrivando a 24,47 miliardi di euro. Nonostante la Cina rallenti, ASML cresce. E cresce grazie a ciò che non può vendere a Pechino. Le macchine EUV, il vero Santo Graal della produzione di chip avanzati, hanno registrato un balzo del 39 per cento, toccando quota 11,6 miliardi di euro. La domanda è trainata dall’intelligenza artificiale, che ormai consuma transistor come una fornace consuma carbone, e dai grandi player occidentali che non possono permettersi di restare indietro di una generazione tecnologica.

Nel frattempo le DUV, le macchine meno avanzate e teoricamente ancora esportabili in Cina, hanno iniziato a mostrare segni di stanchezza. Meno 6 per cento nel 2025, con vendite scese a 12 miliardi di euro. ASML parla di “normalizzazione” dopo la corsa agli acquisti seguita alla fine delle restrizioni Covid in Cina. Una parola elegante per dire che molti clienti cinesi hanno fatto scorta quando potevano, sapendo che la finestra si sarebbe chiusa. È una dinamica tipica dei mercati sotto sanzioni: anticipazione della domanda oggi, deserto domani.

Eppure, mentre in Europa e negli Stati Uniti ci si congratula per la “protezione” del vantaggio tecnologico, a Pechino leggono un altro libro. I dati doganali ufficiali mostrano che nel 2025 la Cina ha importato macchine per la litografia dai Paesi Bassi per 9,7 miliardi di dollari, in crescita del 4,6 per cento sull’anno precedente. È diventata la principale voce di export europeo verso la Cina. Non proprio il segnale di un sistema che sta collassando sotto il peso delle restrizioni. Piuttosto, è l’ultima fase di una dipendenza che tutti sanno essere temporanea.

Christophe Fouquet, CEO di ASML, lo ha detto senza troppi giri di parole in un’intervista a Bloomberg: troppe restrizioni rischiano di spingere la Cina a sviluppare una tecnologia domestica alternativa, uccidendo il commercio nel lungo periodo. È una frase che andrebbe incorniciata nei ministeri occidentali, ma che probabilmente verrà archiviata come lamento di un industriale troppo esposto al mercato cinese. Peccato che la storia industriale suggerisca che Fouquet abbia ragione. Ogni volta che una potenza tecnologica viene tagliata fuori da una fornitura critica, la risposta non è la resa, ma l’investimento massiccio in sostituti domestici, anche inefficienti, anche costosi, almeno all’inizio.

Non a caso, mentre ASML riduce le previsioni di fatturato cinese, Reuters riporta che a Shenzhen un laboratorio ad alta sicurezza ha costruito un prototipo funzionante di macchina EUV nel dicembre scorso. Funzionante non significa competitiva, né scalabile, né pronta per la produzione di massa. Ma significa qualcosa di molto più importante dal punto di vista strategico: significa che il tabù tecnologico è stato violato. Il mito dell’impossibilità assoluta comincia a sgretolarsi. Ed è sempre così che inizia.

Nel breve periodo ASML può permettersi di essere serena. Le prenotazioni del quarto trimestre 2025 hanno raggiunto i 13,2 miliardi di euro, in crescita del 186 per cento anno su anno, con 7,4 miliardi legati alle EUV. La guidance per il 2026 parla di ricavi totali tra 34 e 39 miliardi di euro, includendo macchine e servizi. Numeri solidi, sostenuti da una domanda occidentale che sembra non conoscere recessione quando si parla di AI, data center e chip avanzati. Dassen ha anche sottolineato che la domanda di DUV fuori dalla Cina è in crescita, quasi a voler rassicurare il mercato che il vuoto lasciato da Pechino verrà riempito altrove.

Ma qui entra in gioco la miopia strategica tipica delle fasi euforiche. La domanda non è se ASML perderà fatturato nel 2026. La domanda è cosa succederà nel 2030. O nel 2035. Se la Cina riuscirà, anche solo parzialmente, a costruire una filiera domestica per la litografia avanzata, il mercato globale non tornerà mai più com’era. Non ci sarà una “riapertura” improvvisa, non ci sarà un ritorno ai margini pre-sanzioni. Ci sarà un mondo biforcato, con standard diversi, ecosistemi separati e un commercio tecnologico molto più limitato.

Dal punto di vista di un CEO abituato a ragionare in termini di vantaggio competitivo sostenibile, la situazione è quasi ironica. Le sanzioni nascono per preservare il monopolio tecnologico occidentale e rischiano di accelerare la sua erosione. Nel frattempo, ASML incassa oggi grazie all’AI boom e agli ordini EUV, ma semina un futuro in cui il suo ruolo di unico fornitore indispensabile potrebbe essere messo in discussione. Non domani mattina, certo. Ma prima di quanto molti analisti siano disposti ad ammettere nei loro modelli Excel.

C’è poi un ultimo dettaglio che merita attenzione e che raramente finisce nei titoli. La Cina rappresenterà nel 2026 circa il 20 per cento del backlog di ASML, esattamente come la quota stimata di fatturato. Questo significa che la riduzione non è solo una previsione ottimistica o pessimistica, ma è già scritta nei contratti in essere. Il rallentamento è strutturale, non ciclico. E quando un mercato da decine di miliardi diventa strutturalmente meno accessibile, l’impatto non si misura solo in ricavi persi, ma in apprendimento mancato, in feedback industriale, in influenza tecnologica.

ASML oggi è ancora il re indiscusso della litografia avanzata. Ma i re che basano il loro potere su barriere artificiali, anziché su un vantaggio tecnologico continuamente rinnovato, finiscono spesso per essere ricordati come note a piè di pagina nei manuali di strategia. La vera partita non è tra ASML e la Cina, ma tra una visione aperta del commercio tecnologico e una logica di contenimento che funziona solo finché l’altro lato resta fermo. E la Cina, piaccia o no, non è mai stata famosa per restare ferma.