Seduto al tavolino del Bar dei Daini, con un caffè fumante e la luce obliqua che filtra tra gli alberi di Villa Borghese, chiudo l’ultima pagina di Buonvino e l’omicidio dei ragazzi di Walter Veltroni con una sensazione di vuoto e di ammirazione. Roma non è mai stata così viva e così inquietante, e il commissario Buonvino ritorna più umano che mai, in un’indagine che non dimentichi facilmente.

Veltroni costruisce un Buonvino riflessivo, distante dalla figura del detective infallibile dei gialli classici. Lo vediamo alle prese con i Lego la domenica, con Veronica, la moglie-collega, o emozionarsi davanti alla giovane vita spezzata di Ludovica. È questo equilibrio tra fragilità e capacità investigativa che rende il personaggio credibile e magnetico.

La scena dell’assassinio all’Idrocronometro del Pincio lascia il segno: una ragazza di diciassette anni impiccata alla lancetta dei minuti, uccisa dal tempo che scorre. La messinscena è macabra, quasi simbolica, ma nasconde una verità che scuote. Veltroni riesce a trasformare la violenza in narrazione, senza mai banalizzarla, mostrando quanto il giallo possa diventare strumento di riflessione sociale.

Villa Borghese, come sempre nella serie, è più di un semplice sfondo: il Parco dei Daini, il bar di Ivano, piazza di Siena, l’Idrocronometro, tutto vive e respira. Veltroni conosce Roma nei suoi dettagli invisibili, trasformando ogni luogo in co-protagonista della vicenda. Leggere il libro significa percorrere i viali di Villa Borghese con occhi nuovi, osservando il mistero tra alberi, statue e ombre.

La dimensione sociale del romanzo emerge potente. Non si tratta solo di scoprire chi ha ucciso, ma di raccontare la fragilità adolescenziale, l’abuso di potere e il tradimento dei legami familiari. Ludovica, con il suo diario segreto, i codici cifrati e la rabbia verso genitori incapaci di ascoltarla, diventa simbolo di un’intera generazione persa tra social media e solitudine emotiva. Le pagine che Gozzi legge ad alta voce sono struggenti, tra rabbia, ironia e dolore autentico.

I personaggi secondari brillano quanto Buonvino. Veronica Viganò osserva ciò che altri non vedono, Robotti e Cecconi vivono l’entusiasmo e le tensioni di giovani agenti innamorati, Gozzi si confronta con le emozioni come se fosse un lettore al tavolo con noi. Persino Cavallito, con le sue imperfezioni, diventa memorabile, mentre il professor Masiero e il gruppo di ragazzi “alternativi” introducono strati di segreti e lealtà che rendono il romanzo più complesso di un semplice giallo.

Il tema del tempo attraversa ogni pagina. Buonvino ossessivo nel consultare il sito del tramonto, il nonno che lascia il divano rotto perché “tanto”, la percezione soggettiva del tempo che accelera con l’età: tutto convergente verso un senso di ineluttabilità, amplificato dall’omicidio simbolico. Non è solo un giallo, è una meditazione sulla vita, sulle priorità e sul senso di ciò che lasciamo andare.

Il finale non delude. Senza fare spoiler, la verità emerge da una confessione dentro un’altra confessione. L’omicidio rivela motivazioni attuali e dolorose: l’egoismo mascherato da amore, il possesso venduto come protezione. È una conclusione che costringe a ripensare l’intera lettura, con un colpo emotivo potente e duraturo.

Qualche appunto critico resta. Le digressioni culturali (Borges, i Lego, riferimenti cinematografici) a volte rallentano il ritmo, e alcuni dialoghi tra ragazzi suonano un po’ artificiosi. Ma questi dettagli contribuiscono a rendere Buonvino credibile e umano, quasi reale, camminando tra noi sui viali di Villa Borghese.

⭐⭐⭐⭐½ (4,5 su 5)

Veltroni conferma il talento nel raccontare Roma, le sue contraddizioni e i suoi abitanti. Buonvino e l’omicidio dei ragazzi è un giallo urbano che diventa riflessione sociale sulla fragilità adolescenziale, sull’abuso di potere e sul tempo che uccide. Perfetto per chi ama storie con profondità psicologica e un’indagine che scava nell’animo umano, consigliato con un caffè al Bar dei Daini, tra chiacchiere lievi e silenzi pesanti.

Da leggere assolutamente per chi apprezza Roma, il giallo sociale e la costruzione di personaggi indimenticabili. Non indicato a chi cerca solo azione senza introspezione.

P.S. Dopo questo libro, anche l’Idrocronometro del Pincio e il tempo che scorre sembreranno diversi.

Walter Veltroni, “Buonvino e l’omicidio dei ragazzi“, Marsilio, euro 15,00

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