Palantir Technologies ha appena annunciato numeri che farebbero girare la testa anche ai più cinici degli investitori. La società di Denver, guidata dall’iconoclasta Alex Karp, ha registrato un incremento del 66 per cento dei ricavi derivanti dal governo americano nel quarto trimestre, portandoli a 570 milioni di dollari, con vendite totali che hanno superato le stime di Wall Street attestandosi a 1,41 miliardi di dollari. Previsioni per il 2026 parlano di un balzo ancora più significativo, alimentato in buona parte dai contratti governativi. Ma mentre i grafici mostrano una traiettoria ascendente da capogiro, il contesto politico e sociale dietro questi numeri è tutt’altro che lineare.
Karp ha difeso la tecnologia di sorveglianza dell’azienda come uno strumento di protezione contro abusi governativi, parlando di sistemi progettati per assicurare che “lo Stato e i suoi agenti possano vedere solo ciò che dovrebbe essere visto”, con audit log funzionali che intercettano minacce interne ed esterne. Frase di grande effetto, quasi poetica, ma curiosamente il CEO ha evitato di menzionare i contratti con l’Immigration and Customs Enforcement (ICE) del Minnesota, che hanno provocato proteste pubbliche per l’impiego della tecnologia di Palantir nel monitoraggio dei cittadini. La tensione tra narrativa pubblica e realtà dei contratti governativi è palpabile.
In un contesto in cui l’opinione pubblica americana si è decisamente schierata contro le pratiche aggressive di ICE, aggravate dai tragici omicidi di due cittadini a gennaio, Palantir continua a vedere nel governo una fonte primaria di crescita. L’azienda ha recentemente ottenuto un contratto da 30 milioni di dollari per sviluppare sistemi che individuano immigrati irregolari e monitorano autodisposizioni. Nessun dettaglio su come questi sistemi verranno implementati, ma bastano le cifre e i precedenti contratti dal 2011 per capire che l’ICE non è un cliente qualsiasi.
Sul fronte internazionale, la questione non passa inosservata. La francese CapGemini ha deciso di vendere una piccola unità americana con un contratto ICE, dopo critiche da parte dei legislatori francesi. Palantir, con la sua storia legata alla CIA e il supporto iniziale di Peter Thiel, sembra immune a queste pressioni. Thiel, architetto della sua fortuna e mentore di Karp, mantiene legami stretti con politici influenti come J.D. Vance, sottolineando come tecnologia, politica e capitale si intreccino in un mosaico quasi feudale di influenza e opportunità.
L’introduzione della piattaforma AI di Palantir per le aziende segna un altro capitolo della strategia di crescita. La società sta portando strumenti di livello militare nel settore privato, posizionandosi come ponte tra capacità governative e applicazioni commerciali. L’azione ha guadagnato il 1700 per cento negli ultimi tre anni, rendendo Palantir uno dei titoli AI più performanti, anche se i dubbi sulla valutazione rimangono. Con un rapporto prezzo/utili a 12 mesi di 140,5, gli analisti come Xavier Wong di eToro avvertono che l’azienda è “prezzata per la perfezione”, e qualsiasi inciampo futuro potrebbe trasformare la narrativa di successo in uno scivolone spettacolare.
Karp insiste che la sorveglianza non è un fine, ma uno strumento per limitare l’intrusione. “La libertà dalla sorveglianza governativa ingiustificata richiede la costruzione di sistemi tecnici capaci di auto-gestire l’uso e limitarne l’accesso”, scrive ai soci. L’ironia è evidente: una società che costruisce strumenti di sorveglianza avanzata dichiara che la sua tecnologia serve a proteggerci dalla sorveglianza. Concetto interessante, sofisticato, ma altrettanto ambiguo.
Il mercato sembra voler premiare questa ambiguità. Previsioni per il primo trimestre mostrano vendite tra 1,53 e 1,54 miliardi di dollari, sopra le stime di 1,32 miliardi. La crescita nel segmento business negli Stati Uniti dovrebbe accelerare oltre il 115 per cento a 3,14 miliardi, un’accelerazione rispetto al 109 per cento del 2025. Numeri che confermano come Palantir abbia trasformato contratti governativi controversi in oro puro per gli investitori, mentre il dibattito pubblico sulla legittimità etica della tecnologia resta sospeso in un limbo tra indignazione civile e ammirazione per la performance finanziaria.
Il quadro è un mosaico di contraddizioni: tecnologia militare applicata al civile, crescita esplosiva alimentata da contratti controversi, narrativa pubblica di protezione della privacy versus realtà di sorveglianza per ICE. Palantir incarna il paradosso della Silicon Valley degli anni venti del nuovo millennio: la promessa di progresso e sicurezza convive con la sospensione etica e politica, in un mondo dove la linea tra protezione e controllo è più sottile che mai.