Fino ad oggi l’intelligenza artificiale ha parlato soprattutto inglese e mandarino, con qualche accento europeo. Ora prova a parlare anche spagnolo e portoghese con accento latinoamericana. Il Cile ha lanciato Latam-GPT, un progetto che punta a dotare l’America Latina di un proprio modello regionale di intelligenza artificiale in un settore dominato principalmente dai colossi del tech americani e cinesi. Non è solo una questione linguistica: è una scelta geopolitica.

Il presidente cileno Gabriel Boric ha rivendicato il valore strategico dell’iniziativa, sottolineando come la regione non voglia restare una semplice utilizzatrice di tecnologie sviluppate altrove. In un mondo in cui i modelli linguistici di grandi dimensioni sono diventati infrastrutture critiche, avere un proprio sistema significa presidiare sovranità digitale, rappresentazione culturale e capacità industriale.

Il progetto è sviluppato dal Centro Nacional de Inteligencia Artificial e coinvolge università, fondazioni, biblioteche, enti pubblici e organizzazioni della società civile di diversi Paesi tra cui Cile, Brasile, Messico, Colombia, Argentina, Perù ed Ecuador. Non un progetto nazionale dunque ma un tentativo di costruire un’infrastruttura regionale condivisa.

Latam-GPT è una vasta base dati addestrata con contenuti latinoamericani, oltre otto terabyte di informazioni raccolte per sviluppare applicazioni tecnologiche coerenti con le specificità linguistiche, culturali e sociali del continente. L’obiettivo è duplice: da un lato limitare i pregiudizi presenti nei modelli globali che spesso riflettono priorità e dataset del Nord globale; dall’altro migliorare la rappresentazione dell’America Latina nei sistemi di AI che sempre più influenzano informazione, servizi pubblici, educazione e mercato del lavoro.

Il budget iniziale del progetto è relativamente contenuto se confrontato con gli investimenti miliardari delle big tech. Circa 550.000 dollari per la prima fase, finanziati in gran parte dalla CAF, Banco de Desarrollo de América Latina insieme a risorse proprie e partnership istituzionali. La fase successiva prevede l’addestramento su un supercomputer installato presso l’Universidad de Tarapacá con un investimento di circa 5 milioni di dollari. Certo, non parliamo di cifre astronomiche ma di un chiaro segnale di ambizione.

La mossa cilena si inserisce in un contesto regionale più ampio. Colombia e Cile hanno ufficializzato una cooperazione strategica per rafforzare la sovranità tecnologica latinoamericana. L’accordo tra i ministeri competenti punta a sviluppare congiuntamente intelligenza artificiale e capacità di supercalcolo, creando una rete regionale di calcolo ad alte prestazioni e un modello linguistico capace di rispecchiare le specificità culturali del territorio. Il viceministro colombiano per la Trasformazione Digitale Andrés López ha parlato esplicitamente di tecnologia etica, centrata sui diritti umani e sulla trasparenza pubblica. Parole che segnalano un tentativo di differenziazione rispetto ai modelli puramente commerciali.

Dal punto di vista economico la posta in gioco è alta. L’America Latina rischia di rimanere intrappolata in una posizione di dipendenza tecnologica se non sviluppa competenze, infrastrutture e modelli propri. L’AI non è solo uno strumento software ma una leva di produttività, innovazione e competitività industriale. Applicazioni autonome nei servizi pubblici, nella sanità, nell’istruzione e nell’agricoltura possono contribuire a ridurre disuguaglianze storiche e aumentare l’efficienza amministrativa.

Dal punto di vista geopolitico Latam-GPT rappresenta un tassello nella ridefinizione degli equilibri globali dell’intelligenza artificiale. Finora il duopolio Stati Uniti e Cina ha concentrato la maggior parte dei modelli di frontiera, con l’Europa impegnata a costruire una terza via regolatoria e industriale. L’America Latina prova ora a ritagliarsi uno spazio, non necessariamente in competizione diretta con i colossi ma con l’obiettivo di evitare marginalizzazione e subalternità.

Naturalmente le sfide non mancano. La scala degli investimenti resta modesta rispetto ai giganti globali. La qualità e la varietà dei dati saranno determinanti per la robustezza del modello. La governance regionale dovrà coordinare interessi nazionali diversi e garantire sostenibilità nel tempo. E soprattutto sarà necessario tradurre il modello in un ecosistema di startup, applicazioni e servizi concreti per cittadini e imprese.

Eppure il messaggio è chiaro: l’intelligenza artificiale non deve essere solo importata, può essere anche costruita. Latam-GPT non è semplicemente un modello linguistico ma un tentativo di affermare un’identità digitale latinoamericana in un mondo dominato da piattaforme globali. In un’epoca in cui i dati sono potere e gli algoritmi influenzano sviluppo e democrazia, dotarsi di un proprio cervello artificiale significa rivendicare voce e peso specifico.

L’America Latina non vuole più limitarsi a fare da mercato di sbocco per tecnologie altrui. Vuole sedersi al tavolo dove si progettano le regole e gli strumenti del futuro digitale. Latam-GPT è il primo passo di un percorso che intreccia economia, diritti e geopolitica. E anche se non basterà un singolo modello a riequilibrare gli assetti globali, il segnale è inequivocabile. Il continente ha deciso di parlare con la propria intelligenza artificiale.