La Munich Security Conference presenta l’edizione 2026 del suo rapporto annuale: “Under Destruction”. Un titolo che non lascia spazio alle ambiguità e che fotografa una fase storica in cui la politica internazionale sembra aver sostituito il cacciavite della riforma con la palla da demolizione.

A più di ottant’anni dall’avvio dell’ordine internazionale guidato dagli Stati Uniti dopo il 1945, il report analizza come quell’architettura sia oggi sottoposta a una pressione senza precedenti. Non si tratta più di semplici tensioni o aggiustamenti progressivi: il documento descrive una stagione di “wrecking-ball politics”, in cui forze politiche interne a molte democrazie occidentali mettono in discussione istituzioni, regole e alleanze considerate fino a ieri pilastri intoccabili.

Al centro dell’analisi vi è il ruolo degli Stati Uniti e l’impatto delle scelte dell’attuale amministrazione americana, che ha apertamente preso le distanze da elementi chiave dell’ordine multilaterale costruito nel dopoguerra. Il rapporto esplora come questa svolta stia ridisegnando equilibri regionali e settoriali, alimentando un clima in cui la distruzione delle regole esistenti viene percepita da una parte dell’opinione pubblica come una scorciatoia verso efficienza e sovranità ritrovata.

Il documento si apre con un’analisi delle dinamiche politiche interne alle società del G7, evidenziando un dato allarmante: la fiducia nella capacità dei governi di garantire prosperità alle generazioni future è ai minimi. In questo contesto di disillusione, l’idea che “demolire” sia più efficace che riformare trova terreno fertile.

Nei capitoli successivi, il report entra nel dettaglio delle conseguenze geopolitiche.

In Europa, la percezione di insicurezza cresce mentre la guerra in Ucraina prosegue e la postura americana appare oscillante tra rassicurazione e condizionalità. Il documento analizza l’impatto di questa ambivalenza sulla coesione euro-atlantica e sul dibattito interno all’Unione europea circa una maggiore autonomia strategica.

Nell’Indo-Pacifico, l’attenzione si concentra sull’ascesa di una Cina sempre più assertiva e sui dubbi dei partner regionali rispetto all’affidabilità delle garanzie di sicurezza statunitensi. In assenza di un’architettura istituzionale comparabile a Nato o Ue, i Paesi dell’area si trovano a bilanciare tra il rafforzamento delle proprie capacità difensive, il tentativo di mantenere l’impegno americano e una crescente interazione con Pechino.

Un’ampia sezione è dedicata al commercio globale. Il report descrive un sistema già fragile, segnato dalle difficoltà dell’Organizzazione Mondiale del Commercio e dalle tensioni tra Stati Uniti e Cina, ora ulteriormente scosso da politiche tariffarie aggressive, misure coercitive e pratiche distorsive. Ne emerge un quadro in cui la cooperazione multilaterale cede il passo a logiche transazionali e accordi bilaterali orientati al breve termine.

Infine, il rapporto affronta la crisi della cooperazione allo sviluppo e dell’assistenza umanitaria. In un momento in cui il mondo era già in ritardo sugli Obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite, i tagli e il riposizionamento strategico di alcuni grandi donatori rischiano di produrre effetti sistemici. Il documento analizza le conseguenze per i Paesi a basso e medio reddito e le opzioni di riforma per preservare un minimo di solidarietà internazionale in un contesto sempre più competitivo.

Pur offrendo una diagnosi severa, Under Destruction non è un esercizio di fatalismo. Il report evidenzia come attori ancora impegnati nella difesa di un ordine basato su regole stiano cercando di contenere gli effetti più destabilizzanti della “politica della demolizione”, esplorando nuove forme di cooperazione e investendo maggiormente nelle proprie capacità strategiche.

La domanda che attraversa l’intero documento è netta: la distruzione delle regole esistenti aprirà lo spazio per un ordine più efficace e legittimo, o condurrà a un sistema dominato da accordi opportunistici e gerarchie di potenza?

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