C’è una nuova scena d’azione che sta facendo parlare Hollywood. Brad Pitt e Tom Cruise si affrontano su un tetto, in una città semi distrutta, atmosfera post apocalittica, pugni che volano, sguardi intensi, audio perfettamente sincronizzato. Sembra il trailer del prossimo blockbuster estivo, quello che incrocia l’adrenalina di Mission Impossible con il carisma da Oscar. Peccato che non sia mai stato girato. Nessun set, nessun ciak, nessun cachet milionario. Solo quindici secondi generati da Seedance 2.0.
Il nuovo modello video sviluppato da ByteDance, la casa madre di TikTok, è stato lanciato da poco più di una settimana e ha già fatto più rumore di un red carpet agli Academy. Seedance 2.0, definito da molti come il CapCut dell’AI, è in grado di generare clip ultra realistiche della durata di 15 secondi, anche utilizzando volti e voci di personaggi famosi. Il risultato, almeno nei primi esempi circolati online, è impressionante. Anche un occhio attento potrebbe avere un attimo di esitazione prima di gridare al deepfake.
Hollywood, però, non ha esitato affatto. La Motion Picture Association, che rappresenta tra gli altri colossi come Netflix, Paramount Skydance, Sony, Universal Pictures, Warner Bros. Discovery e Disney, ha chiesto allo sviluppatore di “cessare immediatamente l’attività illecita”. Parole che nel lessico di Los Angeles equivalgono a un guanto di sfida lanciato sul tappeto rosso.
Secondo quanto riportato da CNBC, un portavoce di ByteDance ha promesso misure per far rispettare il diritto d’autore e impedire l’uso non autorizzato della proprietà intellettuale e delle immagini. Una dichiarazione che suona un po’ come “abbiamo acceso il motore, adesso mettiamo il freno a mano”. Nel frattempo, David Singer, avvocato di Disney, ha parlato di furto virtuale intenzionale e pervasivo. E quando Disney parla di proprietà intellettuale, di solito lo fa con la stessa delicatezza con cui difende il castello di Cenerentola.
A entrare in scena è anche il sindacato degli attori statunitensi, SAG-AFTRA, che accusa Seedance di palese violazione e di minare la capacità dei talenti umani di guadagnarsi da vivere. Non è un tema nuovo. Gli scioperi del 2023 hanno già dimostrato quanto l’industria sia sensibile all’uso dell’intelligenza artificiale in ambito creativo. E le polemiche scoppiate quando Secret Invasion ha utilizzato elementi generati con AI nella sigla avevano anticipato un dibattito che oggi esplode in piena regola.
Come se non bastasse, il governo giapponese ha avviato un’indagine su ByteDance dopo la comparsa online di video generati con Seedance 2.0 che coinvolgono personaggi di popolari anime. Un dettaglio non da poco, considerando quanto il Giappone sia attento alla tutela delle sue creazioni culturali. Se Hollywood protegge le sue star, Tokyo difende i suoi eroi animati con altrettanta determinazione.
Il paradosso, come sempre, è che mentre una parte dell’industria si barrica dietro avvocati e comunicati ufficiali, un’altra sperimenta. A dicembre 2025, Disney ha firmato un accordo di licenza con OpenAI per consentire ai modelli della startup di utilizzare personaggi di franchise come Star Wars nel generatore video Sora. Quando c’è un contratto, l’AI diventa innovazione. Quando non c’è, diventa invasione. La linea di confine, come spesso accade, è scritta in piccolo nei termini di licenza.
Seedance 2.0 riporta quindi al centro una questione cruciale per il futuro del cinema e dell’audiovisivo: chi controlla l’immagine di un attore? E cosa succede quando la tecnologia è in grado di replicarla alla perfezione, con tanto di voce e micro espressioni? Se quindici secondi bastano a far tremare i piani alti degli studios, cosa accadrà quando la durata diventerà un minuto, un episodio, un film intero?
Non si tratta di demonizzare l’intelligenza artificiale, che già oggi è integrata in molte fasi della produzione, dal montaggio agli effetti visivi. Si tratta di affrontare in modo serio e condiviso il tema del diritto d’autore, dell’uso delle immagini e della tutela del lavoro creativo. Perché la differenza tra un esperimento tecnologico e una violazione sta tutta lì, nella capacità di stabilire regole chiare prima che siano i video virali a farle saltare.
Nel frattempo, il duello tra Brad Pitt e Tom Cruise continua a rimbalzare sui feed, perfetto, spettacolare, inesistente. Una scena che non è mai stata girata ma che ha già scritto un nuovo capitolo nel rapporto tra AI e Hollywood. E forse la vera domanda non è se l’intelligenza artificiale possa fare cinema, ma chi avrà il diritto di dire azione quando a recitare saranno algoritmi.