Nel salone veneziano del 32° Congresso Assiom Forex, dedicato al tema “Commercio e finanza in un mondo frammentato”, il governatore della Banca d’Italia Fabio Panetta ha scelto un registro sobrio ma tutt’altro che rassicurante. Il mondo, ha spiegato, non si sta restringendo: si sta riorganizzando. E in questa riorganizzazione la tecnologia, le terre rare e l’intelligenza artificiale stanno riscrivendo le gerarchie finanziarie con una velocità che i mercati, come spesso accade, sembrano aver già scontato… forse un po’ troppo.

L’attenzione degli investitori, ha osservato Panetta, si concentra in modo quasi ipnotico sulla Borsa statunitense e, al suo interno, sul comparto tecnologico. Dall’inizio del 2023 l’apprezzamento dei titoli tech è stato il doppio rispetto all’intero mercato. Le valutazioni più elevate si registrano proprio nel settore dell’intelligenza artificiale, dove la crescita degli utili ha alimentato aspettative estremamente favorevoli sulla redditività futura, contribuendo al forte rialzo dei corsi.

Fin qui, tutto bene. Anche perché, come ha riconosciuto il governatore, molte di queste imprese presentano bilanci solidi, ampie riserve di liquidità e posizioni competitive consolidate. Non siamo di fronte, almeno in apparenza, a una bolla costruita sul nulla. Eppure il punto centrale è un altro: i guadagni di produttività associati all’intelligenza artificiale non sono ancora pienamente quantificabili, né è chiaro come si distribuiranno nell’economia reale. In altre parole, il mercato sta prezzando un futuro che deve ancora dimostrare di saper mantenere le promesse.

Le incertezze, quando si accumulano, tendono a cercare rifugio. Non sorprende dunque che le preoccupazioni per possibili correzioni dei prezzi si riflettano nella crescente domanda di beni rifugio. L’oro e altri metalli preziosi hanno toccato valori storicamente elevati, sostenuti non solo dagli acquisti delle banche centrali ma anche dai risparmiatori, sempre più attratti da strumenti finanziari indicizzati al metallo giallo. Una dinamica che Panetta ha definito con elegante understatement come “intrinsecamente speculativa e volatile”, soprattutto quando si insegue il rialzo per timore di perdere il prossimo treno.

Nelle ultime settimane, del resto, qualche segnale di cautela è emerso. Il Bitcoin ha perso il 45 per cento dal picco di ottobre, l’oro dopo il massimo storico di fine gennaio ha mostrato maggiore volatilità e negli Stati Uniti i corsi azionari hanno registrato flessioni concentrate soprattutto nel comparto tecnologico. Alcuni cali hanno riguardato aziende di software e di servizi finanziari e legali esposte alla concorrenza dell’AI, segno che l’intelligenza artificiale non è soltanto un motore di crescita ma anche un fattore di disruption capace di erodere modelli di business consolidati. L’aumento dei credit default swap di società come CoreWeave e Oracle è un indicatore che i mercati, tra entusiasmo e prudenza, stanno iniziando a fare i conti con il rischio.

Il quadro si inserisce in un contesto globale che Panetta ha definito non di contrazione ma di riorganizzazione del commercio internazionale. Nonostante l’introduzione di dazi, nel 2025 il commercio mondiale è cresciuto del 4 per cento, a un ritmo superiore a quello del PIL globale e doppio rispetto alle attese. Un dato che smentisce le profezie di deglobalizzazione accelerata e che, secondo il governatore, riflette in larga parte l’emergere di un nuovo ciclo tecnologico trainato proprio dall’intelligenza artificiale.

Oltre la metà dell’espansione degli scambi è riconducibile al forte aumento delle transazioni legate all’AI. Non si tratta soltanto di software e servizi digitali, ma anche di hardware, semiconduttori avanzati, infrastrutture cloud e, soprattutto, materie prime strategiche. Le terre rare e i metalli critici, indispensabili per chip, batterie e sistemi ad alta efficienza energetica, sono diventati snodi geopolitici oltre che commerciali. La frammentazione del mondo non si manifesta tanto in un calo degli scambi, quanto in una loro ricomposizione lungo filiere tecnologiche sempre più sensibili.

La riduzione effettiva dei dazi rispetto a quelli inizialmente annunciati, insieme alla capacità di adattamento delle imprese, ha attenuato gli effetti più negativi sul commercio globale. Le esenzioni settoriali e le difficoltà applicative hanno abbassato l’aliquota effettiva, mentre le catene del valore si sono riorganizzate per aggirare le nuove barriere. Il disavanzo commerciale statunitense in rapporto al Pil è rimasto sostanzialmente invariato, a dimostrazione che il sistema produttivo globale, quando viene spinto in un angolo, tende a trovare nuove geometrie.

Il messaggio che emerge dall’intervento di Panetta è chiaro: l’intelligenza artificiale è già un fattore strutturale del commercio e della finanza globale, ma il suo impatto definitivo su produttività, distribuzione del reddito e stabilità finanziaria resta ancora da misurare. I mercati stanno scommettendo su uno scenario in cui l’AI alimenta innovazione, investimenti e scambi. Tuttavia, tra aspettative elevate, tensioni geopolitiche e competizione per le risorse strategiche, il confine tra nuova età dell’oro tecnologica e correzione brusca non è così netto.

In un mondo frammentato, dove la tecnologia, come abbiamo visto, è al tempo stesso collante e linea di frattura, la finanza si muove come sempre tra entusiasmo e memoria delle crisi passate. L’intelligenza artificiale promette di essere il motore del prossimo ciclo economico e quasi certamente lo sarà. Rimane da capire se saprà farlo con la stessa solidità con cui oggi sostiene le valutazioni di Borsa o se chiederà prima o poi il conto agli investitori troppo ottimisti. Da questo punto di vista, Venezia, con i suoi equilibri delicati tra canali, acqua e palazzi in pietra, non poteva offrire metafora più adatta.