Mentre nel dibattito pubblico ci si interroga ancora su quanto l’intelligenza artificiale impatterà davvero sul Pil o sulle Pmi dove, come abbiamo visto, l’adozione è ferma al 16% secondo i dati dell’AI4I, sotto traccia il Paese è diventato la quarta potenza mondiale per capacità di calcolo. E questa volta non è un dettaglio da convegno: si tratta di un’infrastruttura strategica che passa da Bologna e che oggi si prepara a un nuovo salto di qualità con l’AI Factory europea e l’integrazione delle tecnologie quantistiche.

Il cuore di questa trasformazione batte al Tecnopolo di Bologna, dove già opera Leonardo, uno dei supercomputer più potenti al mondo, e dove stanno prendendo forma nuovi progetti finanziati dal Pnrr e dall’Unione europea. A delineare la rotta è Antonio Zoccoli, presidente del Centro Nazionale di Ricerca in Hpc, Big Data e Quantum Computing (Icsc), che parla apertamente di una fase di consolidamento e di rilancio. Dopo l’investimento straordinario del Pnrr, ora si tratta di trasformare l’onda lunga dei fondi pubblici in un ecosistema strutturale e sostenibile.

Per capire la portata della sfida bisogna chiarire un punto che spesso genera confusione anche tra gli addetti ai lavori: Leonardo e Lisa non sono due supercomputer distinti, ma due fasi della stessa infrastruttura. Leonardo è il grande sistema di calcolo ad alte prestazioni già operativo, che ha proiettato l’Italia ai vertici globali dell’Hpc. Lisa, invece, è l’upgrade di Leonardo, un potenziamento architetturale che ne espande le capacità, in particolare per carichi di lavoro legati all’intelligenza artificiale e all’analisi avanzata dei dati. In sostanza, Lisa non sostituisce Leonardo, ma lo rafforza, rendendolo ancora più adatto a gestire modelli di AI, simulazioni complesse e applicazioni industriali avanzate.

Accanto a questo potenziamento, entro la fine dell’anno, o al più tardi all’inizio del prossimo, verrà completata l’installazione della AI Factory, uno dei due supercomputer europei dedicati specificamente all’intelligenza artificiale, finanziati con un investimento complessivo da 430 milioni di euro. Qui il salto è anche concettuale: non si tratta solo di aumentare la potenza di calcolo, ma di costruire un’infrastruttura pensata fin dall’inizio per l’addestramento di modelli di AI su larga scala, per il supporto alle imprese e per lo sviluppo di applicazioni industriali avanzate.

In un’epoca in cui la sovranità tecnologica è tornata al centro dell’agenda europea, l’AI Factory rappresenta molto più di un data center. È un tassello della strategia comunitaria per ridurre la dipendenza dalle grandi piattaforme extraeuropee e per creare un’infrastruttura condivisa su cui far crescere un ecosistema industriale e scientifico continentale. L’Italia, ospitandone una, si posiziona come hub mediterraneo dell’intelligenza artificiale ad alte prestazioni.

Ma la partita non si gioca solo sull’Hpc tradizionale. Il prossimo passo, forse ancora più ambizioso, riguarda l’integrazione con il calcolo quantistico. Sempre al Dama Tecnopolo di Bologna, entro la prima metà dell’anno, saranno inaugurati due computer quantistici acquisiti con fondi Pnrr e realizzati da aziende specializzate come Iqm e Pasqal. Non si tratta di macchine simboliche: l’obiettivo è sperimentare concretamente l’uso dei qubit per problemi specifici in cui il calcolo quantistico può offrire vantaggi rispetto ai supercomputer classici.

Qui entra in scena il sogno, dichiarato, di un computer ibrido. L’idea è quella di un’infrastruttura in cui supercomputer tradizionali e computer quantistici lavorino insieme, dividendosi il carico di lavoro in base alle rispettive caratteristiche. I sistemi Hpc eccellono nella gestione di enormi volumi di dati e in simulazioni numeriche complesse; i sistemi quantistici promettono vantaggi in ambiti specifici come l’ottimizzazione combinatoria, la crittografia e alcune simulazioni molecolari. Metterli in dialogo significa aprire la strada a una nuova generazione di infrastrutture di calcolo, anche se nessuno si illude che ciò avverrà già l’anno prossimo.

L’Italia, attraverso l’Icsc e la rete di laboratori distribuiti tra Napoli, Roma, Firenze e Padova, sta lavorando proprio su questo fronte, sviluppando qubit con tecnologie differenti per non restare vincolata a un’unica soluzione. È una scelta strategica che punta non solo a utilizzare il quantistico, ma anche a contribuire al suo sviluppo, evitando di diventare semplice cliente di tecnologie estere.

Il tutto si inserisce in un quadro europeo ancora più ampio. Bruxelles punta alla realizzazione di cinque grandi datacenter, le cosiddette Gigafactory, per rafforzare ulteriormente la capacità di calcolo e la gestione dei dati strategici. La call sarà aperta a breve e l’Italia intende candidarsi per ospitarne una, facendo leva anche su capitali privati. Perché il supercalcolo, oggi, non è solo una questione scientifica, ma industriale e geopolitica.

Naturalmente resta il nodo della sostenibilità economica. I fondi del Pnrr hanno rappresentato un acceleratore formidabile, ma non possono essere l’unica fonte di finanziamento. Per questo si sta lavorando all’allargamento del partenariato, alla costruzione di progetti pubblico-privati e a un programma quadriennale che renda queste infrastrutture non solo eccellenti dal punto di vista scientifico, ma anche integrate nel sistema produttivo italiano.

La sfida, in fondo, è la stessa che attraversa tutto il dibattito sull’intelligenza artificiale: trasformare la potenza tecnologica in vantaggio competitivo concreto. Un supercomputer non è un trofeo da esibire in classifica, ma una piattaforma su cui costruire ricerca applicata, innovazione industriale, nuovi modelli di business. Se l’Italia saprà far dialogare Leonardo, Lisa, l’AI Factory e i futuri sistemi quantistici con le esigenze delle imprese, allora la quarta posizione mondiale non sarà solo una statistica, ma un asset strategico. E forse, per una volta, potremo dire che l’intelligenza artificiale non è solo un tema da panel, ma un’infrastruttura che lavora, silenziosamente e a velocità quasi inimmaginabili, per ridisegnare l’economia reale.