Una famiglia perfetta, un minivan a guida autonoma, un torneo di lacrosse e un incidente che spezza due vite. Basterebbe questo incipit per costruire un solido dramma domestico, ma Bruce Holsinger, medievista di formazione e romanziere capace di attraversare con disinvoltura i nervi scoperti della contemporaneità, in Colpevolezza sceglie di fare un passo ulteriore: trasformare una tragedia familiare in una riflessione narrativa sulla responsabilità morale nell’era dell’intelligenza artificiale.

Holsinger non è nuovo a incursioni nei territori incandescenti del presente. Dopo aver raccontato la cultura tossica dell’ipercompetizione scolastica e le disuguaglianze amplificate dalla crisi climatica, con questo romanzo mette al centro l’AI non come gadget futuristico, ma come dispositivo etico. E lo fa con una scrittura che intreccia il ritmo del thriller con la profondità di un dramma familiare, in un equilibrio che, come osservato anche dalla critica americana, riesce a coniugare tensione narrativa e interrogativi morali.

Il cuore del romanzo è l’incidente che coinvolge la famiglia Cassidy-Shaw. Il minivan, dotato di sistema di guida autonoma, devia improvvisamente e si scontra con un’altra auto, causando la morte di una coppia di anziani. Al volante c’è Charlie, diciassette anni, promessa del lacrosse e figlio maggiore; accanto a lui il padre Noah, avvocato e voce narrante; dietro, le sorelle Alice e Izzy, immerse nei loro schermi e la madre Lorelei, luminare dell’intelligenza artificiale, assorta nel lavoro. La tecnologia è presente, attiva, apparentemente affidabile. Eppure qualcosa va storto.

Da qui prende forma una domanda che attraversa tutto il libro: di chi è la colpa? Del ragazzo che tocca il volante? Del sistema di guida autonoma? Dell’azienda che ha sviluppato l’algoritmo? O, più sottilmente, di una cultura che delega sempre più decisioni alle macchine, salvo poi cercare un capro espiatorio umano quando l’automazione fallisce?

Colpevolezza non si limita a evocare il dibattito sull’etica dell’intelligenza artificiale; lo mette in scena dentro le dinamiche intime di una famiglia che vacilla. Durante una vacanza forzata sul mare, tra sospetti, segreti e l’ingombrante presenza di un magnate tecnologico dal passato intrecciato con quello di Lorelei, la narrazione scava nei silenzi e nelle ambiguità. Ogni personaggio custodisce una verità parziale, un’omissione, una responsabilità indiretta. L’AI, in questo contesto, non è un mostro senz’anima, ma uno specchio amplificato delle fragilità umane.

La figura di Lorelei, scienziata di fama mondiale nel campo dell’intelligenza artificiale, rappresenta il nodo più affascinante del romanzo. Professionista abituata a ragionare in termini di dati, modelli predittivi e probabilità, si trova improvvisamente immersa in un territorio dove nessun algoritmo può fornire una risposta definitiva. Holsinger suggerisce con sottile ironia che possiamo addestrare reti neurali a riconoscere immagini, diagnosticare malattie o prevedere comportamenti di mercato, ma restiamo disarmati di fronte alla complessità morale delle nostre scelte.

Bruce Holsinger (1964) è uno scrittore e accademico americano, professore di inglese all’Università della Virginia e studioso di letteratura medievale. Autore di saggi e romanzi tradotti in diverse lingue, è noto per la capacità di intrecciare grandi temi contemporanei, dall’ipercompetizione educativa al cambiamento climatico, fino all’intelligenza artificiale, con trame narrative ad alta tensione morale. Tra i suoi romanzi ricordiamo “A Burnable Book” (2014), “The Invention of Fire” (2015), “The Gifted School” (2019), “The Displacements” (2022) e “Colpevolezza” (Culpability), incentrato sulle implicazioni etiche dell’AI e sulla responsabilità individuale nell’era degli algoritmi.

Il romanzo dialoga apertamente con il dibattito contemporaneo su responsabilità e intelligenza artificiale. Quando un sistema autonomo prende una decisione errata, la responsabilità è distribuita lungo una catena che include sviluppatori, aziende, utenti e contesti sociali. Holsinger traduce questa catena astratta in una trama emotiva concreta: un padre che stringe la mano del figlio per la prima volta dopo anni, una madre che oscilla tra difesa professionale e senso di colpa, due sorelle che si rifugiano in chatbot e messaggi criptici, quasi a suggerire che la mediazione tecnologica stia ridefinendo anche l’elaborazione del trauma.

Non manca una vena critica nei confronti del capitalismo tecnologico e della sua retorica salvifica. Il magnate che entra in scena incarna l’ambiguità di un settore capace di innovazioni straordinarie ma spesso restio ad assumersi pienamente le conseguenze sociali dei propri prodotti. E tuttavia Holsinger evita il manicheismo: l’intelligenza artificiale non è né demone né divinità. È uno strumento potente, inscritto in relazioni di potere, interessi economici e fragilità umane.

La dimensione più riuscita del romanzo resta però quella del rapporto tra Noah e Charlie. Sullo sfondo di un’America ossessionata dalle performance (sportive, accademiche, tecnologiche), padre e figlio si confrontano con il fallimento, con la paura e con la necessità di ridefinire le aspettative reciproche. Holsinger ricorda al lettore che “la vita non è un algoritmo” e che nessun modello predittivo può restituire la totalità dell’esperienza umana. Una frase che suona quasi come un controcanto letterario all’ottimismo talvolta eccessivo di certa narrativa sull’AI.

Dal punto di vista stilistico, l’autore inserisce articoli, messaggi di testo, estratti di ricerche, creando una tessitura ibrida che riflette il nostro ecosistema informativo frammentato. L’effetto non è didascalico, ma immersivo: il lettore si muove in un mondo in cui la tecnologia è pervasiva, quotidiana, quasi invisibile, fino al momento in cui rivela la propria opacità.

In chiave Seo e nel lessico che oggi domina le piattaforme di intelligenza artificiale, “Colpevolezza” si colloca al crocevia tra narrativa contemporanea, etica dell’AI, responsabilità algoritmica e impatto sociale della tecnologia. Ma ridurlo a un romanzo “sull’intelligenza artificiale” sarebbe limitante. Si tratta piuttosto di un’indagine sulla colpa come categoria morale in un’epoca in cui le decisioni sono sempre più distribuite tra esseri umani e sistemi automatizzati.

Holsinger costruisce così un affresco che parla tanto agli appassionati di letteratura quanto a chi si occupa di tecnologia, diritto e policy. Perché, al di là delle specifiche tecniche della guida autonoma o dei modelli di machine learning, resta una domanda che nessun software può eludere: quanto siamo disposti a delegare e quanto siamo pronti ad assumerci quando qualcosa va storto?

Nel mondo di Colpevolezza, l’intelligenza artificiale non sostituisce la coscienza, la mette alla prova. E ci ricorda che, anche nell’era degli algoritmi, la responsabilità resta un affare profondamente umano.

Bruce Holsinger, Colpevolezza, Edizioni e/o, 2026, euro 21,00

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