Per decenni il giornalismo ha fornito il materiale con cui si costruisce il racconto del presente. Negli ultimi anni, come abbiamo visto, quel materiale è diventato anche il carburante che alimenta i modelli di intelligenza artificiale. L’ultimo esempio arriva dall’accordo pluriennale tra Meta e News Corp, che porterà i contenuti delle testate del gruppo editoriale nelle cucine digitali dei modelli di AI sviluppati a Menlo Park.

Secondo quanto riportato dal The Wall Street Journal, l’intesa prevede che Meta paghi fino a 50 milioni di dollari all’anno per almeno tre anni per utilizzare articoli e contenuti editoriali provenienti soprattutto dalle testate statunitensi e britanniche di News Corp. L’obiettivo è duplice. Da una parte addestrare i modelli di intelligenza artificiale del gruppo guidato da Mark Zuckerberg. Dall’altra alimentare chatbot e servizi conversazionali con informazioni giornalistiche affidabili.

Il messaggio implicito è semplice ma significativo. Nel grande mercato dei dati che alimentano l’AI, le notizie verificate e prodotte da redazioni professionali stanno diventando una materia prima di qualità. Robert Thomson, amministratore delegato globale di News Corp, lo ha detto con una formula quasi industriale durante una recente conferenza: breaking news e contenuti esclusivi rappresentano ingredienti fondamentali per modelli di intelligenza artificiale capaci di fornire risposte aggiornate e contestualizzate.

Per chi osserva il settore dei media, l’accordo rappresenta anche un curioso ribaltamento storico. Per anni le piattaforme digitali sono state accusate dagli editori di drenare valore dal lavoro giornalistico. Ora le stesse piattaforme si trovano a pagare per accedere a quei contenuti. Non è esattamente una rivincita delle redazioni, ma somiglia almeno a un primo riequilibrio del rapporto di forza.

Il patto con Meta non nasce nel vuoto. Nel 2024 News Corp aveva già siglato un accordo quinquennale da oltre 250 milioni di dollari con OpenAI per l’utilizzo dei propri contenuti nei sistemi di intelligenza artificiale. Nel frattempo Meta ha iniziato a negoziare licenze simili con diversi editori statunitensi, tra cui realtà come CNN, Fox News e il gruppo editoriale USA Today.

Il risultato è un nuovo modello economico emergente nell’ecosistema dell’AI. Le aziende tecnologiche hanno bisogno di dati affidabili e aggiornati per migliorare le prestazioni dei loro modelli linguistici. Gli editori, alle prese con un mercato pubblicitario incerto e con il traffico sempre più intermediato dalle piattaforme, cercano nuove fonti di ricavo per valorizzare il proprio lavoro.

Dietro la cifra di 50 milioni di dollari l’anno si intravede quindi qualcosa di più di una semplice licenza di contenuti. Si intravede la trasformazione del giornalismo in infrastruttura informativa per l’intelligenza artificiale.

Una prospettiva che apre inevitabilmente nuove domande. Se le notizie diventano carburante per i modelli AI, chi controllerà la qualità del motore? E soprattutto chi garantirà che il valore economico generato dall’intelligenza artificiale torni, almeno in parte, a chi quelle notizie le produce ogni giorno?

Nel frattempo una cosa appare chiara. Nell’era dei chatbot e dei modelli generativi, anche le redazioni sono entrate ufficialmente nella supply chain dell’intelligenza artificiale. Con buona pace delle vecchie rotative.