Il mondo dell’intelligenza artificiale ama le promesse visionarie, ma raramente una startup riesce a trasformare una promessa in un unicorno già al primo giro di finanziamenti. È quello che è successo con AMI (Advanced Machine Intelligence), la nuova creatura imprenditoriale di Yann LeCun, uno dei pionieri mondiali del deep learning e per anni capo scientifico dell’AI in Meta. La startup parigina ha annunciato un round di finanziamento da oltre 1,03 miliardi di dollari, circa 890 milioni di euro, classificandosi come uno dei più grandi seed round nel settore tecnologico. Il risultato? Una valutazione pre-money di circa 3,5 miliardi di dollari e lo status immediato di Unicorno, prima ancora che il laboratorio abbia davvero iniziato a produrre tecnologia commerciale. Non male per un progetto nato solo pochi mesi fa.

La notizia non sorprende troppo chi segue da vicino il dibattito sull’AI. Negli ultimi anni LeCun ha assunto spesso il ruolo di voce critica verso l’approccio dominante dei grandi modelli linguistici, quelli che alimentano sistemi come ChatGPT o Claude. Secondo il ricercatore francese, questi sistemi sono straordinari nella manipolazione del linguaggio ma rimangono, per usare una metafora semplice, “bravissimi a parlare senza necessariamente capire”.

AMI nasce proprio da questa critica.

L’idea dietro AMI: i “world models” e la nuova fase dell’AI

Il laboratorio di ricerca si concentrerà su una direzione scientifica chiamata “world models”, modelli in grado di costruire una rappresentazione del mondo fisico e di ragionare su ciò che accade nello spazio reale.

Per capire la differenza basta un esempio quasi infantile. Un bambino di sei anni sa che una tazza spinta oltre il bordo di un tavolo probabilmente cadrà. Un moderno modello linguistico, per quanto brillante nel generare testo, non possiede davvero questa intuizione fisica. LeCun sostiene da tempo che questa lacuna rappresenti il vero limite dell’AI attuale.

I world models cercano di colmarlo. L’obiettivo è creare sistemi capaci di prevedere conseguenze nel mondo reale, pianificare azioni e interagire con ambienti complessi. In pratica una forma di intelligenza artificiale che non si limita a generare parole, ma che costruisce una rappresentazione concettuale dell’ambiente.

Dietro questa ricerca c’è anche l’architettura JEPA, sviluppata negli ultimi anni dal team di LeCun durante la sua esperienza in Meta. AMI continuerà a sviluppare e addestrare questo approccio utilizzando grandi quantità di video, con l’obiettivo di insegnare alle macchine a comprendere dinamiche fisiche e relazioni causali.

Il progetto non promette miracoli immediati. Il CEO della startup, Alexandre Lebrun, parla apertamente di un percorso che richiederà anni di ricerca, non mesi. Un approccio quasi conservativo per un settore abituato a proclamare rivoluzioni ogni trimestre.

Un round da record e una coalizione globale di investitori

Se la scienza è ambiziosa, il sostegno finanziario non è da meno. Il round di finanziamento, inizialmente previsto da circa 500 milioni di dollari, ha superato il miliardo grazie all’entusiasmo degli investitori. Tra i partecipanti figurano fondi e aziende provenienti da tre continenti, segno che l’intelligenza artificiale, come più volte abbiamo avuto modo di sottolineare, è ormai diventata una questione geopolitica oltre che tecnologica.

Tra gli investitori della start-up, nel cui consiglio di amministrazione siede anche Eric Schmidt, ex CEO di Google, spiccano Nvidia, il fondo di Jeff Bezos, il venture capital Greycroft e diversi fondi europei come Cathay Innovation e HV Capital. La lista include anche realtà industriali francesi come il gruppo Dassault, la famiglia Mulliez e investitori asiatici come Toyota Ventures e Temasek.

Secondo Lebrun, la composizione del round non è casuale. L’obiettivo è costruire una startup globale con base europea, evitando che l’innovazione nell’intelligenza artificiale rimanga polarizzata tra Stati Uniti e Cina. In questa prospettiva, l’obiettivo è quello di cercare di far si che l’Europa possa riuscire a diventare una sorta di “terza via tecnologica”.

Il team: ex Meta e ricerca pura

Il nucleo fondatore di AMI riunisce diversi ex ricercatori di Meta, tra cui Saining Xie, Pascale Fung e Michael Rabbat. L’unico dirigente con un profilo più manageriale è Laurent Solly, ex direttore di Meta France.

La startup conta oggi appena una decina di dipendenti ma punta a crescere rapidamente fino a 30–50 ricercatori entro sei mesi tra le sedi che oltre Parigi, includono anche New York, Montreal e Singapore.

Gran parte del capitale raccolto servirà a due cose molto semplici e molto costose: talento e potenza di calcolo. Addestrare modelli avanzati richiede enormi quantità di GPU e infrastrutture, una delle ragioni per cui le startup AI bruciano capitali con velocità quasi aerospaziale.

Robotica, realtà aumentata e AI industriale

Sul piano applicativo, AMI guarda soprattutto alla robotica e ai sistemi di interazione con il mondo fisico. Oggi i robot funzionano bene in ambienti controllati ma si bloccano non appena incontrano situazioni impreviste.

L’idea è che i world models possano cambiare questa dinamica, fornendo alle macchine una capacità di previsione e adattamento più simile a quella degli esseri viventi.

Nel lungo periodo AMI prevede di offrire i propri modelli alle aziende in due modalità: tramite API a consumo oppure attraverso versioni scaricabili e adattabili alle infrastrutture aziendali.

L’open source come strategia (e provocazione)

Un elemento distintivo della visione di LeCun riguarda l’open source. La startup prevede di pubblicare parte della ricerca e del codice sviluppato, una scelta che contrasta con la crescente tendenza alla chiusura di molti laboratori AI occidentali.

Secondo Lebrun, rendere accessibile la tecnologia è anche il modo migliore per controllarne i rischi. Una posizione che si oppone apertamente alla narrativa più catastrofista di alcune aziende del settore, tra cui Anthropic.

Tradotto in termini meno accademici significa meglio un ecosistema aperto e controllato da molti attori piuttosto che una manciata di superlaboratori che custodiscono modelli segreti.

Una scommessa che potrebbe ridefinire l’AI

L’intelligenza artificiale ha già vissuto diverse rivoluzioni, dal deep learning ai grandi modelli linguistici. AMI punta a inaugurare la prossima. Il progetto potrebbe rivelarsi una svolta oppure rimanere un affascinante esperimento scientifico. Nel frattempo, però, una cosa è già certa: raccogliere oltre un miliardo di dollari prima ancora di lanciare un prodotto non è esattamente il modo più timido di entrare nel mercato.

Per dirla con una punta di ironia, mentre il resto del settore discute su quale chatbot scriva meglio un’email, Yann LeCun sembra più interessato a insegnare alle macchine perché una tazza spinta verso il bordo cade dal tavolo. Se l’idea funzionerà, la prossima generazione di AI potrebbe smettere di limitarsi a parlare del mondo e potrebbe iniziare a capirlo davvero.