Nel dibattito energetico europeo, il prezzo è stato e continua ad essere il protagonista indiscusso: bollette, inflazione, crisi del gas e instabilità geopolitiche che alimentano la crescita delle materie prime. Tutto ruota attorno al costo dell’energia. Ora il copione cambia e il nuovo tema è decisamente più scomodo: la disponibilità. A dirlo con chiarezza è Flavio Cattaneo, amministratore delegato di Enel, che ha messo sul tavolo una previsione destinata a far discutere: nei prossimi anni, il vero problema non sarà pagare l’energia, ma averne la disponilità.

La nuova domanda energetica: AI, robotica e digitalizzazione

La crescita prevista è tutt’altro che marginale. Entro il 2035, la domanda energetica in Italia potrebbe aumentare del 20% rispetto al 2025, mentre a livello globale si parla di un +40%. Non si tratta di una semplice ripresa industriale, ma di un cambiamento strutturale.

Il motore di questa crescita ha dei nomi ben precisi: intelligenza artificiale, data center, automazione e robotica. Tecnologie che promettono efficienza, ma che richiedono quantità enormi di energia per funzionare.

Ogni modello AI addestrato, ogni server acceso, ogni processo automatizzato contribuisce a una domanda elettrica sempre più intensa. La transizione digitale, spesso raccontata come immateriale, si rivela in realtà estremamente energivora.

Italia: dipendenza energetica e limiti strutturali

Il quadro italiano presenta fragilità note. Il sistema energetico resta fortemente dipendente dal gas, che per il 95% importiamo dall’estero, e quindi esposto a dinamiche geopolitiche e di mercato difficilmente controllabili.

In questo contesto, l’aumento della produzione interna diventa una priorità strategica. Non solo per contenere i costi, ma per garantire continuità e sicurezza. Il problema è che l’Italia non parte da una posizione ideale. La conformazione geografica, tra montagne, vincoli paesaggistici e densità abitativa, rende più complessa la realizzazione di nuovi impianti rispetto ad altri Paesi europei.

Un dettaglio che, come sottolinea Cattaneo, non è stato sempre considerato nelle scelte regolatorie del passato, a partire dall’adesione a meccanismi come l’ETS senza adattamenti significativi alle specificità nazionali.

Rinnovabili sì, ma non basta crederci

La risposta più immediata resta lo sviluppo delle energie rinnovabili. Accelerare autorizzazioni, investire in accumulo e sbloccare il repowering dell’idroelettrico sono passaggi obbligati.

Il punto, però, è meno ideologico e più pragmatico. L’Italia non potrà replicare il modello di Paesi come la Spagna, dove condizioni geografiche e climatiche favoriscono una crescita più rapida delle rinnovabili.

Questo non significa rallentare la transizione, ma gestirla con maggiore realismo. Le rinnovabili saranno centrali, ma non sufficienti da sole a coprire l’intera domanda futura.

Il ritorno del nucleare nel dibattito energetico

In questo scenario, torna a emergere un tema che in Italia ha sempre avuto una certa capacità di accendere il dibattito: il nucleare. Cattaneo lo definisce una fonte complementare, non sostitutiva. Un tassello in un mix energetico che dovrà necessariamente essere più diversificato e resiliente.

Non è ancora una scelta politica, ma è sempre più una discussione tecnica. E come spesso accade, quando la tecnica entra nel dibattito pubblico, significa che il problema è diventato concreto.

Energia e AI: una relazione inevitabile

Il legame tra energia e intelligenza artificiale è destinato a diventare sempre più stretto. L’AI non è solo una tecnologia digitale, ma un’infrastruttura che consuma risorse fisiche in modo intensivo.

Data center, cloud computing e modelli avanzati stanno ridefinendo il fabbisogno energetico globale. In questo contesto, la sicurezza energetica diventa una condizione necessaria per lo sviluppo tecnologico, perché senza energia, non esiste AI. E senza AI, molte delle promesse di crescita economica rischiano di restare incompiute.

Una questione di priorità strategiche

Le parole di Cattaneo segnano un cambio di prospettiva. L’energia non è più solo una questione economica, ma una leva geopolitica e industriale. Garantire disponibilità significa investire oggi per evitare crisi domani. Significa anche accettare che la transizione energetica non può essere guidata solo da obiettivi ideali, ma deve confrontarsi con vincoli reali.

L’Italia si trova davanti a una scelta complessa. Accelerare, diversificare, semplificare. Oppure rischiare di inseguire una domanda che cresce più velocemente della capacità di risposta.

Nel frattempo, una cosa appare sempre più chiara. Il futuro dell’energia non si misurerà solo in euro per megawattora, ma in qualcosa di più essenziale: la disponibilità stessa di energia e, con essa, la possibilità di sostenere un’economia sempre più digitale, connessa e, inevitabilmente, energivora.