Nel percorso di trasformazione delle Big Tech cinesi, Alibaba Group sta cercando di riscrivere la propria identità, spostando il baricentro dall’e-commerce all’intelligenza artificiale. Una transizione che non è solo strategica, ma quasi necessaria, alla luce di un contesto economico meno favorevole e di una competizione globale sempre più intensa. L’obiettivo dichiarato è ambizioso: raggiungere 100 miliardi di dollari di ricavi annui dal business combinato di cloud e AI entro cinque anni.
Una cifra che, più che una previsione, suona come una dichiarazione d’intenti. L’intelligenza artificiale non è più un’area di sviluppo tra le altre, ma il principale motore su cui costruire la crescita futura.
I numeri più recenti raccontano però una fase di transizione tutt’altro che lineare: il fatturato trimestrale ha registrato una crescita moderata, inferiore alle attese degli analisti, mentre la redditività ha subito una contrazione significativa. Il messaggio implicito è chiaro: Alibaba sta investendo pesantemente oggi per costruire una posizione dominante domani, accettando una pressione sui margini nel breve periodo.
Al centro di questa strategia si trova il Cloud Intelligence Group, che continua a crescere a doppia cifra e rappresenta il cuore dell’espansione nell’AI. I servizi legati all’intelligenza artificiale mostrano un ritmo ancora più sostenuto, con una domanda trainata sia dalle aziende sia dagli sviluppatori. Il consumo di token sulla piattaforma Model Studio, cresciuto di sei volte in pochi mesi, è uno degli indicatori più evidenti di questa accelerazione.
Alibaba punta su un modello “full stack”, che integra infrastruttura, modelli e applicazioni. Non si limita a offrire servizi cloud, ma sviluppa anche modelli proprietari come Qwen, già utilizzati da centinaia di milioni di utenti. L’obiettivo qui è quello di costruire un ecosistema completo, in grado di competere con le principali piattaforme globali.
Un tassello fondamentale di questa strategia è rappresentato dalla divisione T-Head, che segna l’ingresso deciso del gruppo nel settore dei semiconduttori. La produzione di GPU proprietarie, già avviata su larga scala, e la distribuzione di oltre 470.000 chip evidenziano la volontà di ridurre la dipendenza da fornitori esterni in un contesto globale segnato da tensioni sulle catene di approvvigionamento.
Questa scelta assume un valore ancora più rilevante alla luce delle restrizioni internazionali sull’export di tecnologie avanzate verso la Cina soprattutto da parte degli Usa. Investire in chip interni quindi non è solo una questione economica, ma anche geopolitica. Alibaba, come altri attori cinesi, sta costruendo una propria autonomia tecnologica, consapevole che l’accesso alle risorse critiche potrebbe diventare sempre più incerto.
Parallelamente, il gruppo continua a innovare sul fronte applicativo. La piattaforma Qwen ha superato i 300 milioni di utenti attivi mensili, dimostrando come l’AI possa essere integrata direttamente nei servizi consumer. L’approccio è quello di portare l’intelligenza artificiale dentro l’esperienza quotidiana, rendendola uno strumento concreto piuttosto che una tecnologia astratta.
Non manca un’evoluzione organizzativa a supporto di questa trasformazione. La creazione di un nuovo hub dedicato ai “token” dell’intelligenza artificiale riflette la volontà di centralizzare e ottimizzare lo sviluppo dei componenti fondamentali del computing AI. Una mossa che sottolinea quanto il gruppo consideri strategica la gestione delle risorse computazionali.
Il contesto macroeconomico resta però un fattore di pressione. Da questo punto di vista, se il core business dell’e-commerce continua a crescere, lo fa con un ritmo più contenuto rispetto al passato, influenzato da una domanda interna meno dinamica. Allo stesso tempo, nuove aree come il quick commerce mostrano una crescita rapida, ma richiedono investimenti significativi per raggiungere la redditività.
La reazione dei mercati, non sempre entusiasta, riflette questa fase di equilibrio instabile tra presente e futuro. Gli investitori guardano con attenzione alla capacità di Alibaba di trasformare gli ingenti investimenti in AI in risultati concreti, senza compromettere troppo la solidità finanziaria nel breve termine.
Una trasformazione quella in corso che vede Alibaba, nata come piattaforma per vendere prodotti, impegnata a costruire infrastrutture per vendere capacità di calcolo. Il passaggio non è solo tecnologico, ma culturale: l’ecommerce rimane il passato che finanzia il presente mentre l’AI rappresenta il futuro su cui l’azienda ha deciso di scommettere, senza particolari mezze misure.