L’Europa parla di intelligenza artificiale, ma secondo Enrico Letta rischia ancora di pensare come una periferia tecnologica. L’affondo arriva dal palco del VI Foro Económico elDiario.es, organizzato dal quotidiano elDiario.es, dove l’ex premier italiano ha scelto parole poco diplomatiche e decisamente efficaci: “Europa è una colonia degli Stati Uniti nei settori della tecnologia e della finanza”.
Una frase che, più che provocatoria, fotografa un equilibrio globale sempre più evidente. Le grandi piattaforme digitali, i modelli di intelligenza artificiale più avanzati e le infrastrutture finanziarie dominanti parlano americano, mentre l’Europa resta un mercato vasto ma frammentato. E proprio questa frammentazione, secondo Letta, rappresenta il vero nodo strategico.
Il punto non è solo tecnologico, ma sistemico. L’Unione Europea dispone di una moneta unica e di un mercato interno formalmente integrato, ma continua a funzionare come un mosaico di 27 sistemi nei settori chiave. Telecomunicazioni, energia e finanza restano divisi, e questa divisione si riflette direttamente sulla capacità di competere nell’economia dell’intelligenza artificiale. Senza scala, senza capitali sufficienti e senza un’infrastruttura unificata, anche le migliori idee rischiano di rimanere confinate.
Nel dialogo con il direttore Ignacio Escolar, Letta ha sottolineato come Stati Uniti e Cina abbiano già vinto il primo round nella corsa all’AI. Non si tratta solo di tecnologia, ma di investimenti, mercato dei capitali e velocità decisionale. L’Europa, invece, paga trent’anni di ritardo nell’integrazione dei propri mercati, un ritardo che oggi si traduce in minore capacità di finanziare innovazione su larga scala.
Il tema della sovranità tecnologica si intreccia inevitabilmente con quello geopolitico. Letta ha evidenziato come l’indipendenza europea non possa limitarsi alla dimensione economica, ma debba estendersi alla difesa e alla sicurezza. Il riferimento agli Stati Uniti è esplicito, così come quello alla necessità di non restare “inginocchiati” di fronte alle scelte di Washington. Una posizione che assume un peso particolare in un contesto internazionale sempre più competitivo, dove tecnologia e potere politico si sovrappongono.
Paradossalmente, proprio le tensioni con gli Stati Uniti potrebbero diventare un acceleratore dell’integrazione europea. Letta ha definito Donald Trump un “fantastico generatore di Europa”, non per intenzione ma per effetto. Le pressioni esterne stanno infatti spingendo i Paesi membri verso una maggiore coesione, almeno sul piano delle strategie industriali e tecnologiche.
In questo scenario, l’intelligenza artificiale diventa un banco di prova decisivo. Non basta regolamentarla, come dimostra il dibattito sull’AI Act. Serve costruire un ecosistema competitivo, capace di sostenere investimenti e creare campioni europei. Senza grandi player, senza accesso a capitali integrati e senza un mercato davvero unico, l’Europa rischia di restare un regolatore globale senza essere un protagonista industriale.
Letta insiste su un punto spesso trascurato nel dibattito pubblico: la dimensione. Le aziende europee, soprattutto nel settore tecnologico e finanziario, sono troppo piccole rispetto ai giganti globali. E senza una massa critica adeguata, anche le migliori politiche rischiano di essere inefficaci. La soluzione, secondo l’ex premier, passa da una vera unione dei mercati dei capitali e dalla creazione di asset sicuri europei, indispensabili per rafforzare il ruolo internazionale dell’euro.
L’analisi si chiude con una considerazione che riguarda direttamente il futuro dell’innovazione. L’Europa non può permettersi di smantellare il proprio Green Deal per inseguire modelli esterni, perché il problema non è la direzione, ma la capacità di esecuzione. Senza integrazione, ogni strategia resta incompleta.
Dal palco di Madrid emerge quindi una visione chiara, quasi didascalica nella sua semplicità: l’intelligenza artificiale non è solo una tecnologia, ma il riflesso di un sistema economico e politico. E finché l’Europa resterà divisa nei suoi mercati chiave, continuerà a essere, nelle parole di Letta, più una colonia digitale che una potenza tecnologica.