Immaginate di salire su un taxi del futuro, senza autista, affidandovi ciecamente all’intelligenza artificiale che promette di portarvi a destinazione con la precisione di un orologio svizzero. Ora immaginate lo stesso taxi che, dopo aver svoltato un angolo, decide di spegnersi come se avesse improvvisamente esaurito la batteria dell’entusiasmo. È esattamente ciò che è accaduto ieri a Wuhan, dove più di cento robotaxi gestiti da Baidu si sono fermati di colpo in mezzo al traffico intenso, trasformando un servizio all’avanguardia in un gigantesco ingorgo high-tech.
La polizia locale ha confermato che si è trattato di un “malfunzionamento del sistema” diffuso, in pratica il primo arresto di massa di robotaxi mai registrato in Cina. Nessun ferito, per fortuna, ma parecchi passeggeri si sono ritrovati a dover improvvisare soluzioni creative.
Uno di loro ha raccontato ai media cinesi che il veicolo si è bloccato dopo una svolta, con lo schermo che lampeggiava il classico messaggio di cortesia: “Malfunzionamento del sistema di guida. Il personale dovrebbe arrivare entro 5 minuti”. Cinque minuti diventati eterni, nessun tecnico in vista, pulsante SOS premuto e, alla fine, la portiera che si è aperta da sola.
Alcuni sono scesi senza pensarci due volte; altri, invece, sono rimasti seduti immobili perché il robotaxi aveva scelto di fermarsi proprio nella corsia centrale di una tangenziale, con auto che sfrecciavano a destra e a sinistra come in un videogame particolarmente stressante.
Il protagonista di questa commedia tecnologica è Apollo Go, il servizio di robotaxi di Baidu che conta ormai oltre mille veicoli operativi soprattutto sul territorio cinese. L’azienda, uno dei colossi dell’intelligenza artificiale made in China, ha investito anni e miliardi per dimostrare che i taxi senza conducente non sono più fantascienza. E infatti, proprio quest’anno, Baidu ha cominciato a esportare il sogno: il servizio è già partito ad Abu Dhabi e Dubai, mentre accordi sono in corso per lanciarlo nel Regno Unito e in Svizzera.
Peccato che, nel momento in cui la Cina voleva mostrare al mondo la sua superiorità nell’autonomia su strada, l’intera flotta di robotaxi ha deciso di fare una pausa collettiva proprio nella città simbolo della sua innovazione.
L’ironia della situazione non sfugge a nessuno. Baidu prometteva spostamenti fluidi, sicuri e privi di errori umani; la realtà ha risposto con un blackout sincronizzato degno di un film di fantascienza di serie B.
Eppure, proprio questi inciampi, per quanto spettacolari, fanno parte del percorso. L’intelligenza artificiale, per quanto avanzata, resta un’opera in divenire, e un malfunzionamento di massa come quello di Wuhan serve da promemoria utile: prima di conquistare le strade di Londra o Zurigo, forse è il caso di perfezionare il software anche sotto la pioggia battente di una megalopoli cinese.B
aidu ha già avviato indagini interne e rassicurato la città che i robotaxi torneranno presto in servizio. Nel frattempo, i passeggeri di Wuhan avranno una storia da raccontare per anni: quella volta in cui l’auto del futuro ha preferito fermarsi piuttosto che rischiare. E chissà, forse proprio da questo piccolo dramma tecnologico nascerà la prossima generazione di veicoli autonomi un po’ più umili e molto più affidabili. Perché, come si sa, anche i robot imparano dai loro errori.