Il Rapporto sulla Sicurezza Cloud 2026 di Fortinet fotografa con lucidità uno dei paradossi più preoccupanti del momento: mentre le imprese accelerano la migrazione verso ambienti ibridi e multi-cloud per alimentare innovazione e intelligenza artificiale, la sicurezza non tiene il passo. Basato su un’indagine globale condotta tra migliaia di responsabili IT e cybersecurity, il documento mette in luce come la crescente complessità degli ecosistemi cloud stia creando un divario strutturale, il cosiddetto Cloud Complexity Gap, tra la velocità di espansione delle infrastrutture e la capacità reale dei team di sicurezza di mantenere visibilità e controllo.

Oggi l’88% delle organizzazioni opera in ambienti ibridi o multi-cloud, e l’81% affida carichi di lavoro critici a due o più provider. Ogni nuovo fornitore aggiunge configurazioni uniche, sistemi di identità isolati e percorsi di dati che sfuggono alla supervisione centralizzata.

Il risultato è una superficie di attacco che si espande in modo non lineare, rendendo obsoleto il concetto stesso di perimetro di sicurezza tradizionale.

Nonostante i budget dedicati alla cloud security siano in costante aumento, oggi rappresentano in media il 34% dell’intero capitolo IT security, e nonostante il 62% delle aziende preveda di incrementarli ulteriormente nel 2026, il 59% delle organizzazioni rimane bloccato ai livelli più bassi di maturità (“iniziale” o “in fase di sviluppo”).

È quello che gli analisti di Fortinet definiscono il paradosso del budget: si spende di più, ma si ottiene meno efficacia perché gli investimenti continuano a frammentarsi tra strumenti che non comunicano tra loro.

La conseguenza più allarmante emerge sul fronte del rilevamento in tempo reale. Il 66% delle aziende ammette di non fidarsi della propria capacità di individuare e neutralizzare le minacce con la rapidità necessaria, un dato in peggioramento rispetto al 64% dell’anno precedente.

Credits: FORTINET 2026 CLOUD SECURITY REPORT

Alla base di questa crisi di fiducia c’è la cronica carenza di competenze: il 74% delle organizzazioni segnala una scarsità critica di professionisti qualificati. Mentre gli attaccanti sfruttano automazione e intelligenza artificiale per mappare vulnerabilità in frazioni di secondo, i team di sicurezza restano intrappolati in processi manuali, console separate e flussi di correlazione degli alert che diventano ingestibili.

Credits: FORTINET 2026 CLOUD SECURITY REPORT

Il vero nemico, secondo il rapporto, non è la mancanza di strumenti, ma la loro proliferazione incontrollata. Il 69% dei leader cybersecurity indica il “tool sprawl” e i gap di visibilità come la barriera principale alla resilienza operativa.

Avere più soluzioni significa più silos, più avvisi non correlati e più punti ciechi. Il rischio si concentra poi su tre anelli interconnessi della cosiddetta “Catena dell’Esposizione”: identità (77%), configurazioni errate (70%) e dati sensibili (66%).

Un attaccante moderno non cerca più una singola vulnerabilità eclatante, ma sfrutta proprio questa catena: una misconfigurazione apparentemente innocua che espone un’identità con privilegi eccessivi, la quale a sua volta concede accesso diretto a database critici.

Credits: FORTINET 2026 CLOUD SECURITY REPORT

Di fronte a questo scenario, il rapporto registra una svolta chiara nel mercato: se potessero ricominciare da zero, il 64% delle organizzazioni sceglierebbe una piattaforma di sicurezza unificata da un unico fornitore, contro il 27% che ancora punta sull’approccio “best-of-breed”.

Non si tratta di vendor lock-in, ma di orchestrazione reale: ecosistemi aperti in grado di condividere telemetria e contesto in tempo reale. I criteri di selezione prioritari sono netti: copertura e profondità totali (79%) e capacità di integrazione e automazione (72%).

Il Cloud Security Report 2026 di Fortinet arriva a una conclusione netta: la sicurezza del cloud nel 2026 non si misurerà più dal numero di log raccolti o dalla dimensione del budget, ma dalla capacità concreta di ridurre misconfigurazioni, eliminare permessi ombra e accelerare il contenimento delle minacce.

Le aziende che continueranno a gestire la sicurezza con modelli reattivi e silos tecnologici rischiano di trasformare l’infrastruttura cloud, il loro principale motore di innovazione, nel debito tecnico più pericoloso che stanno accumulando.

La domanda che ogni consiglio di amministrazione dovrebbe porsi è semplice ma decisiva: la strategia di sicurezza sta abilitando l’innovazione o sta diventando essa stessa il principale ostacolo alla crescita?

Il rapporto di Fortinet offre una risposta chiara: il tempo della frammentazione è finito. Solo un approccio integrato, centralizzato e automatizzato può colmare il Complexity Gap e permettere alle imprese di sfruttare davvero i vantaggi del cloud senza pagarne il prezzo in termini di rischio.

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