Parliamoci chiaro, sfidare Nvidia equivale più o meno a presentarsi a Wimbledon con una racchetta di legno e l’ambizione di battere Alcaraz e Sinner in sequenza. Eppure, è esattamente quello che sta tentando di fare Fractile, una giovane startup londinese che sta attirando attenzione, capitali e una discreta dose di scetticismo.

L’azienda, fondata nel 2022, è in trattative per raccogliere oltre 200 milioni di dollari, con una valutazione che potrebbe toccare il miliardo. Numeri importanti, ma soprattutto un segnale chiaro: il dominio di Nvidia nel mercato dei chip per l’intelligenza artificiale, per quanto solido, non è più considerato intoccabile.

Dietro Fractile non ci sono solo buone intenzioni e slide ben progettate. Tra i sostenitori spicca Pat Gelsinger, figura che nel mondo dei semiconduttori non ha certo bisogno di presentazioni (ex Ceo di Intel), insieme al fondo per l’innovazione della Nato. Anche investitori come Accel stanno osservando da vicino l’operazione, segno che qualcosa di interessante, in fondo, potrebbe davvero esserci.

Il contesto gioca a favore di questi nuovi sfidanti. L’esplosione dell’AI generativa ha portato a una domanda quasi insaziabile di potenza computazionale, ma ha anche evidenziato alcuni limiti delle GPU tradizionali, soprattutto nella fase di inference, cioè quando i modelli vengono utilizzati per generare risposte e non per essere addestrati. È qui che startup come Fractile cercano di infilarsi, proponendo architetture alternative progettate per essere più veloci ed efficienti.

La differenza tecnica, che sembra un dettaglio ma non lo è affatto, riguarda la memoria. Mentre Nvidia ha costruito il suo impero su GPU altamente versatili, Fractile punta su un approccio basato su SRAM, una tecnologia che promette latenze più basse e maggiore efficienza nei carichi di lavoro AI. In altre parole, meno attesa e più risultati, che nel mondo dell’intelligenza artificiale è un po’ come passare dalla connessione ADSL alla fibra senza buffering.

Va detto che non si tratta di un caso isolato. Il Regno Unito sta vivendo una piccola ma interessante rinascita nel settore dei chip AI. Startup come quella fondata da James Dacombe stanno raccogliendo capitali significativi, alimentando una narrativa che vede Londra e dintorni come possibili alternative agli ecosistemi statunitensi e asiatici. Anche qui entra in gioco un tema sempre più centrale: la sovranità tecnologica.

I governi, infatti, non vogliono più dipendere esclusivamente da fornitori esteri per infrastrutture critiche come i semiconduttori. Fractile lo ha capito bene e ha già annunciato un piano di investimenti da 100 milioni di sterline per espandersi tra Londra e Bristol, con nuove strutture dedicate all’ingegneria hardware. Non è solo crescita aziendale, ma anche posizionamento strategico.

Alla guida della startup c’è Walter Goodwin, con un dottorato a Oxford e un team che sembra un piccolo “best of” dell’industria dei semiconduttori, tra ex Nvidia, ex Imagination Technologies e ingegneri provenienti da Graphcore. E proprio Graphcore rappresenta un monito interessante: non tutte le ambizioni britanniche nel settore hanno avuto successo, visto che l’azienda è stata acquisita da SoftBank per una cifra inferiore ai capitali raccolti.

Nel frattempo, Nvidia non resta a guardare. L’azienda ha intensificato gli sforzi per difendere la propria posizione, lanciando nuovi chip ottimizzati per l’inference e rafforzando il proprio ecosistema software, vero vantaggio competitivo difficilmente replicabile. Perché se è vero che progettare un chip veloce è complicato, costruire una piattaforma completa che sviluppatori e aziende vogliano davvero usare lo è ancora di più.

La sfida di Fractile, quindi, non è solo tecnologica ma anche culturale e commerciale. Convincere il mercato a cambiare abitudini richiede tempo, fiducia e risultati concreti. E possibilmente qualcosa che funzioni meglio, costi meno e consumi meno energia. Nessuna pressione, insomma.

Il punto, però, è che il mercato sta cambiando. L’era in cui un singolo attore poteva dominare indisturbato potrebbe lasciare spazio a un ecosistema più frammentato, dove soluzioni specializzate convivono con piattaforme generaliste. Fractile scommette proprio su questo scenario, cercando di ritagliarsi uno spazio in un settore che vale centinaia di miliardi.

Resta da capire se questa nuova generazione di startup riuscirà davvero a scalfire il dominio di Nvidia o se finirà per essere assorbita, come spesso accade, dai giganti che voleva sfidare. Nel frattempo, la corsa è iniziata e, per una volta, l’Europa prova a non restare in panchina.

Perché nel grande gioco dell’intelligenza artificiale, il vero potere non sta solo nei modelli, ma nei chip che li fanno funzionare. E su quel terreno, la partita, nonostante lo strapotere di Nvidia, non è ancora finita.