La navetta Orion della missione Artemis II ha già raggiunto i due terzi del tragitto verso la Luna e i controllori di Houston stanno brindando a una delle manovre più pulite mai registrate. La navigazione con la capsula, ribattezzata Integrity dagli stessi equipaggi, sta procedendo speditamente al punto che non è stata necessaria una delle manovre previste per correggere la traiettoria verso la Luna. Un piccolo trionfo burocratico che, tradotto in termini umani, significa ore extra per ripassare le procedure del grande appuntamento di lunedì 6 aprile: il sorvolo ravvicinato che porterà gli astronauti a sfiorare il nostro satellite a distanza record per questa missione.
Christina Koch, Reid Wiseman, Victor Glover e Jeremy Hansen non hanno perso tempo a godersi lo spettacolo. Appena la Luna ha iniziato a riempire i finestrini, l’espressione sui loro volti è stata inequivocabile.
“Abbiamo avuto tutti un’espressione di gioia in quel momento… ora possiamo vedere la Luna dal portello di attracco. È uno spettacolo meraviglioso”, ha raccontato Koch dal centro di controllo, con un tono che tradiva più emozione che protocollo. I colleghi hanno annuito in diretta, perché certi momenti nello spazio non hanno bisogno di traduzione.
Il merito di tanta fluidità va anche al modulo di servizio europeo, frutto del lavoro dell’Agenzia Spaziale Europea e di venti aziende di tredici Paesi, Italia compresa.
L’accensione del motore principale del 3 aprile ha centrato il bersaglio con una tale accuratezza che gli ingegneri hanno deciso di saltare la prima correzione di mezzo. Ironia della sorte: proprio la missione che doveva dimostrare quanto sia complicato tornare sulla Luna si sta rivelando, almeno finora, quasi troppo facile. Gli astronauti ne hanno approfittato per esercitarsi con calma sulle osservazioni scientifiche che li attendono tra meno di ventiquattr’ore.
Il 6 aprile sarà il vero banco di prova: durante il passaggio ravvicinato, l’equipaggio condurrà una campagna di osservazione di diverse ore. Sul lato visibile della Luna potranno orientarsi con i classici punti di riferimento: il Mare della Tranquillità, dove nel 1969 l’Apollo 11 lasciò le prime impronte umane, e il Mare delle Crisi.
Ma la parte più attesa e per certi versi anche la più delicata, arriverà quando Integrity scivolerà sul lato nascosto ella Luna. Lì non ci sono cartine familiari: gli astronauti dovranno fotografare formazioni mai osservate prima, descrivendole in tempo reale per gli scienziati che da decenni aspettano dati di prima mano su quel lembo di Luna che la Terra non vede mai.
Mentre la capsula continua la sua corsa silenziosa, il mondo segue con il fiato sospeso, perché Artemis II non è solo un test tecnico, è il biglietto di ritorno verso un satellite che l’umanità ha imparato a conoscere solo per metà.
E se la prima metà del viaggio è filata liscia come l’olio, c’è da scommettere che il lato oscuro riserverà sorprese all’altezza dell’evento. Gli astronauti, intanto, continuano a guardare fuori dai finestrini di Integrity con lo stesso stupore di chi, per la prima volta, realizza davvero quanto sia piccolo il nostro pianeta e quanto sia grande la prossima tappa.