Mustafa Suleyman, Ceo della divisione AI di Microsoft, ha scelto il Financial Times per una confessione che sa di onestà disarmante: nonostante gli investimenti faraonici e l’espansione continua delle infrastrutture, l’azienda non ha ancora la potenza di calcolo necessaria per spingere i modelli AI alla scala più grande possibile. Una frase che, detta dal numero uno di uno dei colossi tech più ricchi del pianeta, suona quasi come un colpo di scena in una trama che tutti immaginavano già scritta.

“Al momento non siamo in grado di costruire modelli alla scala massima, anche se il nostro ramp-up computazionale ci permetterà di arrivarci entro la fine dell’anno”, ha spiegato Suleyman. Per ora, quindi, Microsoft gioca nella categoria mid-class, una posizione che lui stesso definisce “ottimale” perché bilancia costi, prestazioni, qualità e capacità di utilizzo su larga scala.

Ironia della sorte: proprio mentre il mondo guarda a Redmond come al futuro dell’intelligenza artificiale, il suo leader ammette che il tallone d’Achille resta la pura e semplice potenza bruta.Le parole arrivano nel pieno di un’accelerata interna. Microsoft ha appena svelato un nuovo modello di trascrizione vocale, tassello di un piano più ampio per sviluppare sistemi frontier completamente proprietari e ridurre la dipendenza da partner esterni. Il cammino verso l’autosufficienza, però, è ancora costellato di vincoli reali: capacità limitata dei data center, shortage di hardware, disponibilità energetica e carenza di talenti specializzati. Tutti fattori che stanno rallentando, ma non fermando, lo sviluppo interno.

La missione dichiarata dal laboratorio di Suleyman è chiara: consegnare a Microsoft l’autosufficienza AI nei prossimi due o tre anni. Questo significa costruire cluster di chip alla scala frontier, investire massicciamente nei budget dati e arrivare allo stato dell’arte senza dover chiedere permessi in giro.

Suleyman lo ha ribadito durante una riunione off-site a Miami con il team Superintelligence, davanti a circa 350 dipendenti e al fianco del Ceo Satya Nadella. Non è un caso che proprio lui, co-fondatore di Google DeepMind arrivato in Microsoft nel 2024 per guidare gli sforzi consumer AI, stia ora plasmando questa roadmap. L’azienda sta costruendo il proprio stack AI in-house, a partire dal modello foundation MAI-1 addestrato su GPU Nvidia H100 (ancora in fase preview). Ha reclutato talenti da ogni angolo della concorrenza, tra cui Ali Farhadi dall’Allen Institute, e sta lavorando per abbassare drasticamente i costi degli strumenti di intelligenza artificiale.

“Ci aspettiamo di vedere una domanda enorme”, ha aggiunto Suleyman con il tono di chi sa che il mercato è già affamato. A completare il quadro arriva anche un ritocco alla struttura manageriale: Suleyman assume la responsabilità diretta dello sviluppo dei modelli AI, mentre Jacob Andreou, ex Snapchat, prende in carico i prodotti branded Copilot. Due pedine mosse con precisione chirurgica mentre il gioco si fa sempre più serrato.

In fondo, la dichiarazione di Suleyman non è un segnale di debolezza: è la conferma che anche i giganti, per diventare davvero imbattibili, devono prima ammettere i propri limiti. E Microsoft, a quanto pare, ha deciso di farlo ad alta voce, con il cronometro già avviato verso l’autosufficienza. Il resto del settore osserva, cronometro alla mano.