In una mossa che sembrerebbe far segnare un punto a favore dell’amministrazione Trump nel suo scontro con Dario Amodei sul tema della sicurezza, la Corte d’Appello federale del Distretto di Columbia ha respinto ieri la richiesta di Anthropic di sospendere temporaneamente la designazione del Pentagono come “rischio per la catena di fornitura nazionale”. L’azienda californiana, creatrice del modello Claude, resta quindi, almeno per ora, nella lista nera del Dipartimento della Difesa (ribattezzato Department of War dall’attuale amministrazione).
L’inserimento in black list da parte del segretario alla Difesa Pete Hegseth, classifica Anthropic come potenziale minaccia per i sistemi militari statunitensi. Non è una misura ordinaria: si tratta della prima volta che una legge poco nota sulle procedure di appalto (Section 3252) viene applicata a un’azienda americana, solitamente riservata a fornitori cinesi o di paesi ostili. Il motivo è ormai noto: Anthropic si è rifiutata di rimuovere i “guardrail” di sicurezza dal suo modello Claude per consentire usi militari illimitati, inclusi armi autonome letali e sorveglianza di massa.
Anthropic aveva presentato due cause parallele: una in California e una a Washington DC. A marzo un giudice federale di San Francisco, Rita Lin (nominata da Biden), aveva già bloccato con un’ingiunzione preliminare una parte del provvedimento, definendolo “classica ritorsione illegittima del Primo Emendamento” e arrivando a usare il termine “orwelliano” per descrivere la logica del Pentagono.
Ieri però i tre giudici del Distretto di Columbia hanno detto no alla sospensione d’urgenza. Pur riconoscendo che Anthropic rischia di subire dei danni importanti sopratutto dal punto di vista economico, hanno ritenuto che la priorità vada data alle esigenze operative delle forze armate, soprattutto in un momento di “grave conflitto militare in corso” (con riferimenti impliciti all’uso di AI nell’attacco all’Iran). La corte ha comunque accelerato i tempi: la decisione di merito è attesa già per il 19 maggio.
Il Dipartimento di Giustizia ha difeso la mossa con toni netti: “L’autorità militare e il controllo operativo appartengono al Comandante in Capo e al Department of War, non a un’azienda tech” si legge in una dichiarazione. Anthropic, dal canto suo, ha reagito con una nota misurata: “Siamo fiduciosi che i tribunali alla fine riconosceranno l’illegittimità della designazione. Il nostro focus resta sullo sviluppo di AI sicura e affidabile per tutti gli americani”.
Una decisione che non è un semplice round legale, ma ha implicazioni profonde su almeno 3 livelli.
Per Anthropic e il suo modello di business: la designazione blocca di fatto l’uso di Claude nei contratti con il Pentagono e con tutti i contractor della Difesa (Amazon Web Services, Microsoft, Palantir e decine di altri). Anche se l’ingiunzione californiana protegge in parte l’uso federale non-classificato, il danno è fatto: Anthropic rischia di perdere miliardi di dollari e questa vicenda rischia di trasformarla in un caso simbolo di cosa succede a chi dice “no” al governo su temi di sicurezza.
Per l’intera industria AI statunitense si tratta di un precedente pericoloso. Se il Pentagono può usare una legge sulle forniture per costringere un’azienda a disabilitare i meccanismi di sicurezza etica, altre big tech (OpenAI, Google DeepMind, xAI) dovranno scegliere: cedere sui guardrail o rinunciare al mercato della Difesa, che vale decine di miliardi. In un momento in cui la corsa all’AI militare si fa sempre più serrata (con la Cina che non ha gli stessi scrupoli), gli Stati Uniti rischiano di penalizzare proprio le aziende più attente alla sicurezza, quelle che potrebbero evitare catastrofi future.
Sul piano etico, politico e geopolitico, la vicenda mette a nudo la frattura tra due visioni: da una parte chi vede l’AI come strumento di supremazia militare (l’amministrazione Trump ha spinto per un uso aggressivo), dall’altra chi, come Anthropic, teme che armi autonome prive di supervisione umana possano sfuggire di mano.
La Corte d’Appello del Distretto di Columbia ha di fatto dato ragione al Pentagono sul piano urgente, ma quello che possiamo immaginare è che il merito del caso (libertà di espressione vs. esigenze di sicurezza nazionale) finirà probabilmente alla Corte Suprema.
Nel frattempo, l’ecosistema AI americano potrebbe frammentarsi: aziende “pro-sicurezza” vs. aziende più allineate al Pentagono. In sintesi, la bocciatura del ricorso di Anthropic non è la fine della partita, è solo l’inizio di una resa dei conti più ampia. Mentre i giudici si preparano a decidere entro poche settimane, il mondo dell’intelligenza artificiale osserva con attenzione: il futuro dell’AI “sicura” dipenderà anche da come Washington risolverà questo conflitto tra etica e potere militare.