In un settore dove la competizione è feroce e ogni punto percentuale di benchmark può valere miliardi, tre dei più grandi rivali dell’intelligenza artificiale americana hanno deciso di fare qualcosa di inaspettato: collaborare.
Google, OpenAI e Anthropic hanno iniziato a condividere informazioni attraverso il Frontier Model Forum, il consorzio che loro stessi hanno fondato nel 2023 insieme a Microsoft, per individuare e contrastare i tentativi di “distillazione avversaria” messi in atto dai laboratori cinesi.
L’obiettivo è chiaro: arginare quella che considerano una vera e propria estrazione non autorizzata delle capacità dei loro modelli di frontiera.La notizia, riportata in esclusiva da Bloomberg appena due giorni fa, ha il sapore di un raro momento di unità nella Silicon Valley. Nonostante la rivalità quotidiana per talenti, clienti e leadership tecnologica, i tre colossi hanno scelto di mettere da parte le differenze perché il problema è diventato sistemico.
I concorrenti cinesi, secondo le aziende americane, stanno sfruttando in modo massiccio i risultati dei modelli più avanzati statunitensi per addestrare le proprie IA a costi drasticamente inferiori, replicandone le performance senza sostenere gli enormi investimenti in calcolo e dati.
Al centro della tecnica incriminata c’è la distillazione del modello: un metodo consolidato di machine learning in cui un modello “insegnante” potente guida l’addestramento di un modello “studente” più leggero ed economico.
Legittima quando avviene all’interno di un’azienda proprietaria, diventa “avversaria” quando viene applicata ai sistemi chiusi di altri player violando i termini di servizio. Ed è esattamente questo che Google, OpenAI e Anthropic accusano stia accadendo su scala industriale con le aziende cinesi.
OpenAI è stata la più esplicita. Già a febbraio 2026 ha inviato un memo al Congresso americano accusando DeepSeek, la startup cinese che a gennaio 2025 ha fatto tremare il settore con il suo modello open-weight R1, di “free-riding” sulle capacità sviluppate dai laboratori statunitensi.
Ma DeepSeek non sarebbe sola: secondo Anthropic, tre grandi laboratori cinesi (DeepSeek, Moonshot e MiniMax) hanno condotto campagne di estrazione su Claude che hanno generato oltre 16 milioni di interazioni attraverso circa 24.000 account fraudolenti.
Il danno non è solo tecnico. Le aziende americane stimano che la riproduzione non autorizzata stia costando alla Silicon Valley miliardi di dollari. Il modello di business delle big tech Made in Usa si basa su prodotti proprietari con abbonamenti premium, proprio per recuperare gli investimenti colossali in data center e addestramento.
Al contrario, la maggior parte dei modelli cinesi è open source o open-weight: codice scaricabile, modificabile e distribuibile liberamente, con un’accelerazione impressionante nella diffusione e nell’adozione.
Questa collaborazione “eccezionale”, come la definiscono fonti vicine al dossier, rappresenta molto più di una semplice difesa commerciale: è il segnale che la corsa all’AI è entrata in una fase geopolitica esplicita. Mentre l’Europa e gli Stati Uniti puntano sulla sovranità tecnologica e su modelli chiusi per proteggere la proprietà intellettuale, la Cina scommette sulla velocità e sull’open source per democratizzare (e dominare) l’accesso all’intelligenza artificiale.
Il Frontier Model Forum, nato quattro anni fa proprio per promuovere lo sviluppo responsabile dei modelli di frontiera, si sta rivelando lo strumento perfetto per questa nuova forma di intelligence condivisa tra concorrenti. Non si tratta più solo di sicurezza e allineamento: è anche, e soprattutto, una questione di sopravvivenza del vantaggio competitivo americano.
Resta da vedere se questa alleanza sarà sufficiente. La distillazione è difficile da fermare del tutto, soprattutto quando i prompt possono essere offuscati e i dati sintetici moltiplicati all’infinito. Ma il messaggio è chiaro: nel mondo dell’AI di oggi, persino i nemici giurati della Silicon Valley hanno capito che, di fronte a un avversario comune, l’unione fa davvero la forza. E questa volta l’avversario si chiama Cina.