Il termometro dell’industria globale dei semiconduttori segna febbre alta, e a leggere i numeri di ASML viene da pensare che qualcuno stia già correndo la maratona mentre altri stanno ancora allacciando le scarpe. Il colosso olandese ha rivisto al rialzo le previsioni di fatturato per il 2026, puntando ora a una forchetta tra i 36 e i 40 miliardi di euro. Un aggiornamento che arriva in un momento apparentemente contraddittorio, con la quota cinese nelle vendite in netto calo e nuove nubi regolatorie all’orizzonte.
Dietro questo ottimismo c’è una parola che negli ultimi anni ha smesso di essere una moda ed è diventata un’infrastruttura: intelligenza artificiale. Secondo l’amministratore delegato Christophe Fouquet, la domanda di chip avanzati sta accelerando a un ritmo tale che l’offerta fatica a tenere il passo. Tradotto dal linguaggio aziendale, significa che i clienti stanno comprando tutto quello che riescono a produrre, e probabilmente anche qualcosa in più.
Il paradosso è evidente. Mentre la Cina perde peso nelle spedizioni globali, passando dal 36% al 19% in pochi mesi, il business complessivo cresce. Non proprio il classico scenario da manuale. A prendere il posto di Pechino come principale mercato è la Corea del Sud, che ora rappresenta il 45% delle vendite. Un cambio di equilibri che racconta meglio di qualsiasi analisi la nuova geografia dei semiconduttori, sempre più influenzata da politica industriale, alleanze strategiche e, naturalmente, tensioni geopolitiche.
Il direttore finanziario Roger Dassen non sembra particolarmente sorpreso dal calo cinese. Anzi, lo aveva già previsto. La vera novità, semmai, è che la crescita delle vendite, anche nel segmento non-EUV (Extreme Ultraviolet Lithography) accessibile alla Cina, non arriva da lì. Segno che la domanda globale è abbastanza forte da compensare, almeno per ora, le restrizioni e i vincoli commerciali.
A proposito di restrizioni, lo spettro di nuove limitazioni statunitensi aleggia sul settore. Il MATCH Act, proposto dal deputato Michael Baumgartner, punta ad allineare i controlli alle esportazioni dei Paesi alleati verso la Cina, chiudendo quelle che Washington considera “lacune” nel sistema attuale. In pratica, meno margine di manovra per chi vende tecnologia avanzata a Pechino, e più pressione per aziende come ASML.
Eppure, il tono dell’azienda resta sorprendentemente sereno. Dassen ha dichiarato che il gruppo è in grado di assorbire gli effetti di eventuali nuove restrizioni. Un’affermazione che potrebbe sembrare ottimistica, se non fosse supportata da una domanda globale così robusta da trasformare i vincoli geopolitici in un problema secondario, almeno nel breve periodo.
Il vero motore di questa crescita è la corsa all’infrastruttura AI. I produttori di memoria dichiarano di aver già esaurito le scorte per l’anno in corso, mentre quelli di chip logici avanzati continuano ad aumentare la capacità produttiva. In altre parole, nessuno vuole restare indietro nella costruzione dei data center e dei sistemi che alimenteranno la prossima generazione di modelli intelligenti. E senza le macchine litografiche di ASML, questa corsa semplicemente non esisterebbe.
Guardando più avanti, l’azienda si sta già preparando per il 2027, lavorando a stretto contatto con i clienti per espandere ulteriormente la capacità produttiva. Una pianificazione che ha poco di prudente e molto di inevitabile. Quando la domanda supera l’offerta in modo strutturale, l’unica opzione è costruire di più, più velocemente.
Resta una domanda implicita che aleggia su tutto il settore: quanto può durare questo equilibrio? Da un lato, una domanda esplosiva trainata dall’AI. Dall’altro, un contesto geopolitico sempre più frammentato, dove ogni chip è anche una questione di sicurezza nazionale. ASML, per ora, sembra aver trovato una risposta pragmatica: vendere dove si può, innovare dove serve e prepararsi a un futuro in cui la tecnologia sarà sempre meno neutrale.
Nel frattempo, il messaggio che arriva dal mercato è chiaro. L’intelligenza artificiale non sta solo cambiando il software, ma sta ridisegnando l’intera catena del valore dell’hardware. E in questa partita, chi controlla gli strumenti per produrre i chip più avanzati non è semplicemente un fornitore, ma un arbitro silenzioso del gioco globale. Con buona pace delle restrizioni, almeno finché la domanda continuerà a correre più veloce della politica.