Numeri alla mano, il 2025 segna un ritorno deciso dell’Internet of Things in Italia. Non una crescita timida, ma un +12% che porta il mercato a 10,9 miliardi di euro, staccando nettamente il resto del digitale nazionale fermo a un più modesto +3,2%. Il dato emerge dalla ricerca dell’Osservatorio Internet of Things del Politecnico di Milano, e racconta una storia che negli ultimi anni sembrava essersi un po’ appannata: quella degli oggetti connessi che, senza troppo rumore, stanno diventando infrastruttura critica del Paese.
Il primo indizio di questa trasformazione sta nei numeri fisici, quasi tangibili. I dispositivi attivi hanno raggiunto quota 175 milioni, circa tre per abitante. In pratica ogni italiano convive quotidianamente con più sensori, contatori e sistemi intelligenti di quanti probabilmente immagini. E non si tratta più solo di smart speaker o termostati, ma di un ecosistema che attraversa energia, mobilità, industria e città.
Il podio dei settori IoT parla chiaro. Le Utility guidano con 1,87 miliardi di euro, spinte dalla diffusione degli smart meter e dalla digitalizzazione delle infrastrutture energetiche e idriche. Subito dietro la Smart Car, con 1,76 miliardi, continua a espandere la connettività dei veicoli, mentre lo Smart Building, pur crescendo, rallenta a 1,4 miliardi, complice il raffreddamento degli incentivi edilizi. Sopra la soglia del miliardo si muovono anche Smart Factory, Smart City e Smart Home, segno che l’IoT non è più un segmento verticale, ma una piattaforma trasversale.

Il vero cambio di passo, però, non riguarda tanto gli oggetti quanto ciò che producono: dati. E soprattutto cosa se ne fa di quei dati. Qui entra in scena l’Intelligenza Artificiale, sempre più integrata nelle soluzioni IoT. I servizi basati su IoT valgono oggi 4,5 miliardi di euro, e oltre la metà delle grandi imprese ha già avviato integrazioni con AI o prevede di farlo entro un anno. Nelle medie imprese la percentuale è più bassa, ma in rapida crescita.
Durante il convegno “IoT meets AI: nuove opportunità, nuove responsabilità”, Giulio Salvadori, Direttore dell’Osservatorio Internet of Things, ha sottolineato come le aziende stiano imparando a trasformare i dati raccolti in nuovi servizi e valore economico. Il 40% delle imprese, infatti, misura già ritorni concreti sugli investimenti, ovvero, l’AI non è più un esperimento, ma una riga attiva nel conto economico.
Viene anche evidenziato il ruolo strategico dell’IoT per la competitività italiana, ricordando come gli incentivi dei piani Transizione 4.0 e 5.0 abbiano sostenuto il mercato. E qui emerge il lato meno glamour della trasformazione digitale: la burocrazia. Oltre un terzo delle imprese segnala difficoltà nell’accesso ai fondi, mentre 7.000 aziende restano in attesa di incentivi già richiesti. L’innovazione corre, ma spesso deve aspettare un timbro.
Nel manifatturiero, la situazione è più dinamica. Il 71% delle grandi aziende ha già avviato progetti IoT, e l’interesse continua a crescere. L’Industrial AI si fa spazio rapidamente: il 30% delle grandi imprese la utilizza, mentre le medie raddoppiano l’adozione in un anno. Le applicazioni più diffuse riguardano cybersecurity, manutenzione predittiva e ottimizzazione della produzione. In altre parole, meno guasti, meno sprechi e più efficienza.
Non tutti i settori corrono alla stessa velocità. La Smart City, ad esempio, resta un cantiere aperto, con solo il 31% dei comuni coinvolti in progetti IoT. Qui il problema non è tanto tecnologico quanto organizzativo: mancano competenze e risorse. Al contrario, segmenti come Smart Asset Management e infrastrutture di trasporto mostrano crescite robuste, sostenute anche dagli investimenti pubblici e dal PNRR.
Interessante anche l’evoluzione della Smart Home, che supera per la prima volta il miliardo di euro. A trainare non è più solo il risparmio energetico, ma la sicurezza domestica. Segno che le priorità degli utenti stanno cambiando, e forse anche che la percezione del rischio ha guadagnato qualche punto negli ultimi anni.
Nel complesso, il mercato IoT italiano del 2025 racconta una maturità nuova. Non è più una promessa tecnologica, ma una leva concreta per efficienza, sicurezza e competitività. L’integrazione con l’Intelligenza Artificiale ne amplifica il potenziale, trasformando oggetti connessi in sistemi decisionali distribuiti.
Resta una tensione di fondo, quasi inevitabile. Da un lato la spinta all’innovazione, sostenuta da investimenti e tecnologie sempre più sofisticate. Dall’altro la complessità normativa e organizzativa, che rischia di rallentare proprio chi vorrebbe correre di più. In mezzo, le imprese italiane, chiamate a fare equilibrio tra opportunità e vincoli.
Se il 2025 segna il ritorno alla crescita a doppia cifra, il vero banco di prova sarà capire quanto di questo slancio riuscirà a tradursi in trasformazione strutturale. Perché ormai è chiaro: nell’era dell’IoT, gli oggetti osservano, raccolgono e imparano. E chi sa leggere quei dati, spesso, vince.