Mentre il mondo guarda alla Luna con rinnovato interesse, l’Italia e la Francia decidono di giocare insieme la partita più importante. Il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso assieme al ministro francese dell’Istruzione Superiore e della Ricerca, Philippe Baptiste, hanno dato il via al rafforzamento di una cooperazione che oggi appare più urgente che mai.

Al centro del confronto c’è la recente missione italiana a Washington, culminata nella Dichiarazione Congiunta con la Nasa firmata dall’amministratore Jared Isaacman. Grazie a quell’accordo le imprese italiane avranno un ruolo da protagoniste nella costruzione dei futuri moduli abitativi lunari, quelli che serviranno a far restare gli astronauti sulla superficie della Luna in modo sicuro e prolungato.

Non è un dettaglio: è la porta d’ingresso per l’Europa nel prossimo capitolo dell’esplorazione spaziale. Urso lo dice chiaramente: la collaborazione tra Roma e Parigi è fondamentale per rafforzare la competitività europea in uno scenario internazionale segnato da competizione tecnologica feroce e crisi globali che rendono lo spazio sempre più strategico per la sicurezza del continente. Parole che suonano quasi come un richiamo alle armi. Perché l’Europa, pur avendo eccellenze notevoli, rischia di arrivare seconda se non riesce a fare squadra.

I due ministri hanno concordato di intensificare la collaborazione sia sul piano bilaterale sia all’interno dell’Agenzia Spaziale Europea, senza per questo rinunciare al solido rapporto con la Nasa.

E non è un caso che si parli anche di Germania: insieme, Italia, Francia e Germania rappresentano i principali finanziatori dell’ESA e hanno una storia di collaborazione consolidata, come dimostrato dal passaggio di testimone della presidenza a Brema.

Per rendere concreta questa volontà, Urso e Baptiste stanno lavorando a una vera e propria “road map” che verrà definita in occasione del vertice previsto dal Trattato del Quirinale entro l’estate e poi consolidata al summit sullo spazio organizzato dal presidente Macron a Parigi a settembre.

Un nuovo incontro è già fissato per maggio, a margine del G7 digitale nella capitale francese.C’è una sottile ironia in tutto questo. Per decenni l’Europa ha provato a competere nello spazio con approcci nazionali frammentati, mentre Stati Uniti e Cina procedevano a passo spedito con programmi nazionali imponenti e risorse concentrate.

Ora che la Luna torna a essere un obiettivo concreto e lo spazio diventa terreno di sicurezza nazionale oltre che di ricerca, Roma e Parigi sembrano aver capito che da soli si va più lenti. Molto più lenti.

L’Italia, con la sua tradizione di eccellenza nel settore aerospaziale, e la Francia, con le sue ambizioni spaziali consolidate, puntano a trasformare la collaborazione in un vantaggio competitivo reale. Se il piano funzionerà, l’Europa potrebbe finalmente smettere di essere un partner rispettabile per trasformarsi in un protagonista autorevole nella nuova corsa allo spazio. Altrimenti, il rischio è quello di sempre: applaudire dalla tribuna mentre altri piantano bandiere sulla Luna.