Il ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin sceglie l’anniversario di Arpa Piemonte per lanciare un messaggio che suona quasi rassicurante, ma che nasconde una verità scomoda per chi credeva di poter risolvere tutto con pale eoliche e pannelli solari. “Non vedo in questo momento alcun rischio immediato di razionamento” che, detto così sembra quasi un sollievo. Eppure bastano poche frasi successive per capire che l’ottimismo è condizionato, e parecchio. L’Italia dipende ancora all’80% dall’estero per le sue fonti energetiche, un dato che ogni crisi nel Golfo Persico ci ricorda con la delicatezza di un ceffone.

E mentre il Paese prova ad accelerare su fotovoltaico ed eolico, qualcosa di imprevisto o, meglio, di prevedibilissimo per chi segue la tecnologia, sta mandando all’aria i piani: la fame insaziabile di elettricità generata dai data center dell’intelligenza artificiale e dall’elettrificazione dell’industria.

È qui che entra in scena l’ironia della sorte. L’innovazione più futuristica del momento, quella che promette di rivoluzionare ogni settore, sta riportando in auge una tecnologia che avevamo archiviato quarant’anni fa come reliquia del passato: il nucleare.

Pichetto Fratin lo dice senza giri di parole. L’aumento della domanda di energia causato dai data center e dall’elettrificazione del sistema produttivo è tale che rinnovabili da sole non bastano più: servono soluzioni stabili, potenti, continue e servono i reattori.

Il Parlamento sta lavorando proprio in queste settimane alla legge quadro che definirà il quadro giuridico per il ritorno del nucleare in Italia. Una volta approvata, si passerà alla fase operativa con i cosiddetti small modular reactors, reattori di piccola taglia che promettono costi competitivi e tempi di costruzione più rapidi rispetto ai giganti del secolo scorso. Energia a prezzi ragionevoli, senza dipendere dalle oscillazioni del gas russo, americano o mediorientale. Almeno sulla carta.

Per chi si occupa di intelligenza artificiale non è una notizia secondaria. I grandi modelli di linguaggio, i centri di calcolo per l’addestramento, i servizi cloud che rendono possibile ChatGPT e i suoi concorrenti italiani ed europei hanno bisogno di quantità enormi di elettricità, costante e pulita. Senza quella, l’AI rischia di diventare un lusso per pochi o, peggio, un sogno rallentato da interruttori che scattano. Il ministro lo sa bene e lo sottolinea: senza una nuova forma di produzione, “non riusciamo a mantenere il passo”.

L’Italia si trova quindi davanti a un bivio paradossale. Da un lato spinge sull’innovazione digitale con fondi europei e strategie nazionali sull’AI, dall’altro deve ammettere che l’innovazione stessa sta divorando le risorse che avevamo sottovalutato.

Il nucleare torna così non come retromarcia ideologica, ma come necessità pragmatica. Pichetto Fratin lo presenta con il tono di chi ha toccato con mano i limiti del sistema attuale e non intende farsi trovare impreparato.La partita è aperta. La legge quadro sarà il primo banco di prova politico, i reattori piccoli il banco di prova tecnologico. Nel frattempo i data center continuano a crescere, l’IA a evolversi e l’Italia a chiedersi se stavolta riuscirà davvero a diventare un po’ più autonoma. O se, ancora una volta, dovrà affidarsi a qualcun altro per tenere accese le luci del futuro.