I numeri raccontano una crescita robusta, ma è la direzione strategica a rendere davvero interessante la storia di Almaviva. Il 2025 si chiude con ricavi a 1,8 miliardi di euro, in aumento del 24,5% su base proforma, un Ebitda adjusted di 345 milioni e una marginalità che sfiora il 20%. Valori che nel mondo dei servizi IT non passano inosservati, soprattutto in un contesto dove crescere è importante, ma farlo mantenendo redditività lo è decisamente di più.
L’utile operativo cresce in linea con i ricavi e la leva finanziaria scende a 3,05 volte, mentre la cassa disponibile si avvicina ai 300 milioni. Tradotto dal linguaggio finanziario, Almaviva ha accelerato senza perdere controllo, un esercizio che spesso riesce meglio sulla carta che nella realtà.
La parte più interessante, però, non sta solo nei risultati, ma nella traiettoria. In quattro anni il gruppo ha raddoppiato il fatturato, combinando crescita organica e acquisizioni, e ora guarda con una certa naturalezza al traguardo dei due miliardi. Non è solo una questione di scala, ma di posizionamento.
Come sottolinea l’amministratore delegato Marco Tripi a Il Sole 24 ORE, Almaviva non vuole più essere percepita come un campione nazionale, ma come una piattaforma globale capace di sviluppare tecnologia proprietaria e portarla sui mercati internazionali. Una dichiarazione che potrebbe sembrare ambiziosa, se non fosse supportata da numeri piuttosto concreti. Il gruppo è presente in 30 Paesi con 65 società e ha superato il 50% dei ricavi all’estero.
L’internazionalizzazione, in questa lettura, non è una scelta opzionale ma una necessità industriale. L’idea che si possa sviluppare tecnologia avanzata restando confinati in un mercato che vale una piccola frazione del commercio globale appare, nelle parole di Tripi, quasi un controsenso.
Dentro questa strategia si inserisce anche una politica di acquisizioni particolarmente attiva. Negli ultimi due anni Almaviva ha investito circa un miliardo di euro in M&A, con un focus geografico su Italia e America Latina e una particolare attenzione a settori come mobilità e trasporti. L’acquisizione di Tivit, in particolare, ha rafforzato la presenza in Brasile, trasformando il gruppo in uno dei principali player IT privati del Paese e ampliando le competenze in cloud, cybersecurity e servizi gestiti.
E poi c’è l’intelligenza artificiale, che qui non viene trattata come un’etichetta da inserire nelle presentazioni, ma come una linea di investimento strutturale. Almaviva ha creato una direzione Global AI e ha investito circa 100 milioni di euro negli ultimi tre anni per sviluppare tecnologie proprietarie e competenze avanzate. Un impegno che si traduce in soluzioni concrete e in un posizionamento più solido nella filiera tecnologica.
L’AI diventa quindi il punto di connessione tra crescita industriale e innovazione. Non tanto per seguire una tendenza, quanto per costruire un vantaggio competitivo in un settore dove la differenza si gioca sempre più sulla capacità di integrare software, dati e infrastrutture.
Il contesto europeo aggiunge un ulteriore livello di lettura. Almaviva è coinvolta nello sviluppo dell’infrastruttura per l’euro digitale, in collaborazione con Fabrick, ed è presente anche in progetti legati all’European Defence Fund sulle tecnologie quantistiche per la sicurezza delle comunicazioni. Segnali che indicano una crescente attenzione alla sovranità tecnologica, tema che da slogan politico sta diventando una priorità industriale.
Un elemento distintivo resta la governance. La famiglia fondatrice mantiene circa il 96% del capitale, garantendo una visione di lungo periodo e una rapidità decisionale che, secondo il management, rappresentano un vantaggio rispetto a modelli più finanziarizzati. In un settore dove le trasformazioni sono rapide, poter decidere velocemente senza dover negoziare ogni passo con il mercato può fare la differenza.
Il quadro che emerge è quello di un’azienda in fase di consolidamento avanzato, che prova a giocare una partita più ampia rispetto al passato. I numeri confermano la solidità, la strategia indica l’ambizione e l’intelligenza artificiale funge da acceleratore.
L’ironia, se proprio la si vuole trovare, sta nel fatto che mentre molti parlano di AI come di una rivoluzione imminente, Almaviva sembra trattarla per quello che è già diventata: un’infrastruttura industriale su cui costruire crescita. E in un settore dove tutti corrono, sapere dove andare conta ancora più della velocità.