Sessantacinque miliardi di dollari in pochi giorni: la startup di Claude diventa il nuovo campo di battaglia tra i giganti del cloud, mentre OpenAI osserva con crescente nervosismo.
La settimana scorsa, Anthropic era “soltanto” una delle startup più promettenti nel panorama dell’intelligenza artificiale. Oggi, con 65 miliardi di dollari di investimenti annunciati in meno di una settimana, l’azienda fondata dai fratelli Amodei si ritrova al centro di quella che potrebbe essere definita la più costosa partita a scacchi della storia della Silicon Valley.
Google ha deciso di alzare la posta in modo spettacolare: 40 miliardi di dollari in Anthropic, di cui 10 versati immediatamente e altri 30 condizionati al raggiungimento di obiettivi di performance.
L’annuncio arriva a distanza di pochi giorni dalla mossa di Amazon, che aveva già promesso fino a 25 miliardi di dollari alla stessa startup, con 5 miliardi erogati subito e i restanti 20 legati a milestone commerciali
I numeri parlano chiaro e parlano forte. Il fatturato annuale di Anthropic ha superato i 30 miliardi di dollari ad aprile 2026, un balzo impressionante rispetto ai circa 9 miliardi registrati alla fine del 2025.
La crescita è stata alimentata da una scelta strategica precisa: concentrarsi sull’addestramento dei modelli Claude per la programmazione, un segmento che si è rivelato una vera miniera d’oro.
La valutazione della startup ha raggiunto i 380 miliardi di dollari dopo il round di finanziamento di febbraio, quando Anthropic ha raccolto 30 miliardi di dollari da un gruppo di investitori guidato da Lightspeed Venture Partners. Per dare un’idea delle proporzioni, stiamo parlando di una valutazione superiore a quella di molte banche europee messe insieme. Peraltro, oltre 100.000 organizzazioni utilizzano già Claude attraverso Amazon Bedrock, la piattaforma di servizi AI di Amazon Web Services.
E quando il Pentagono inizia a interessarsi ai tuoi modelli, minacciando di indicarti come un rischio per la supply chain nazionale se non accetti le condizioni richieste, significa che non sei più semplicemente una startup tecnologica, ma un asset strategico nazionale.

La situazione presenta per un certo verso anche un lato ironico: Google e Amazon sono concorrenti diretti nel mercato del cloud computing, dove si contendono ogni singolo cliente enterprise con la ferocia di due leoni affamati davanti alla stessa gazzella. Eppure, entrambi hanno deciso di investire miliardi nella stessa azienda.
La spiegazione sta nella natura peculiare del mercato dell’AI generativa. Nessuno dei due giganti può permettersi di restare senza accesso ai modelli frontier, quelli più avanzati e potenti. Microsoft ha costruito la sua strategia AI attorno a OpenAI, investendo circa 13 miliardi di dollari nel corso degli anni e garantendosi l’esclusiva sui modelli GPT per la propria piattaforma Azure.
Google e Amazon si sono trovati a inseguire, e Anthropic rappresenta la migliore alternativa disponibile. La differenza è che Amazon ha stretto un’alleanza più profonda sul fronte infrastrutturale: Anthropic si è impegnata a spendere oltre 100 miliardi di dollari in servizi AWS nei prossimi dieci anni, utilizzando i chip Trainium di Amazon anziché quelli di Nvidia. Google, dal canto suo, fornisce capacità di calcolo attraverso i propri server e, secondo alcune indiscrezioni, utilizzerebbe Claude per migliorare il proprio modello Gemini.
Esiste anche un aspetto di questa corsa agli investimenti che farebbe alzare un sopracciglio all’economista più ottimista e, su questa testata, lo abbiamo sottolineato più volte. Lo schema che emerge è curiosamente circolare: i grandi gruppi tecnologici investono miliardi nelle startup di AI, le quali a loro volta acquistano enormi quantità di servizi cloud dagli stessi investitori.
Amazon versa 25 miliardi in Anthropic. Anthropic si impegna a spenderne 100 in servizi AWS. I soldi escono da una tasca di Amazon per rientrare nell’altra, con Anthropic che funge da sofisticato meccanismo di redistribuzione. Lo stesso vale per Google, che fornisce la capacità di calcolo necessaria ad addestrare Claude attraverso i propri data center.
Alcuni analisti hanno iniziato a segnalare il rischio: se questo circolo virtuoso dovesse interrompersi, se la domanda di AI generativa dovesse rallentare o se i rendimenti promessi non si materializzassero, l’intero sistema potrebbe rivelarsi una bolla pronta a scoppiare.
Dal quartier generale di OpenAI a San Francisco, la vista su quanto sta accadendo deve essere particolarmente interessante. L’azienda di Sam Altman ha goduto per anni dello status di leader indiscusso nel settore dell’intelligenza artificiale generativa, forte della partnership esclusiva con Microsoft e del successo planetario di ChatGPT.
Ma l’esclusiva non è più tale. Amazon ha firmato un accordo da 50 miliardi di dollari con OpenAI appena due mesi fa, rompendo il monopolio di Microsoft Azure. E ora, con Anthropic che riceve 65 miliardi di dollari in pochi giorni, l’equilibrio competitivo sta cambiando rapidamente.
Claude non è più soltanto un’alternativa a GPT: sta diventando un rivale con risorse quasi illimitate. Il fatturato di Anthropic che triplica in quattro mesi suggerisce che i clienti enterprise stanno diversificando le proprie scelte, e che la dipendenza da un singolo fornitore di modelli AI non è più considerata accettabile.
La prossima mossa spetta a Microsoft. Continuerà a concentrarsi esclusivamente su OpenAI o cercherà di costruire relazioni anche con altri fornitori di modelli? La risposta potrebbe definire il prossimo capitolo di questa guerra commerciale.
Nel frattempo, i competitor europei come Mistral e i progetti di sovereign AI si trovano di fronte a un problema matematico piuttosto serio. Quando Anthropic può investire 100 miliardi di dollari solo in capacità di calcolo, competere diventa un esercizio di creatività più che di risorse.
La curva di scaling dell’intelligenza artificiale viene drogata dai capitali delle Big Tech americane e senza partner cloud disposti a sborsare decine di miliardi, restare al passo con i modelli frontier diventa sempre più difficile. È una dinamica che preoccupa anche i regolatori, impegnati a capire se queste partnership rappresentino un rischio per la concorrenza. La FTC statunitense ha già avviato un’indagine per esaminare i legami tra i giganti tecnologici e le startup AI. Google, con un certo tempismo, ha chiesto alla stessa FTC di bloccare l’accordo tra Microsoft e OpenAI, sostenendo che danneggia la concorrenza. Peraltro l’ironia di Google che denuncia pratiche anticoncorrenziali non è sfuggita agli osservatori più attenti.
Viene da domandarsi cosa significa tutto questo per il futuro dell’AI, perché la pioggia di miliardi su Anthropic rappresenta più di una semplice transazione finanziaria. È il segnale che l’intelligenza artificiale generativa è uscita dalla fase sperimentale per entrare in quella industriale, dove le dimensioni contano quanto la qualità dei modelli.
Per gli sviluppatori e le aziende che utilizzano Claude, le conseguenze pratiche sono positive: più capacità di calcolo significa meno errori di sovraccarico, latenza ridotta grazie ai nuovi nodi in Europa e Asia, e un’integrazione più fluida con i servizi cloud di Amazon, con Claude Console che arriverà direttamente all’interno di AWS, senza necessità di account separati.
Per il mercato nel suo complesso, si sta delineando un oligopolio de facto composto da tre poli: Microsoft con OpenAI, Amazon con Anthropic, e Google che gioca su entrambi i tavoli con investimenti in Anthropic e lo sviluppo interno di Gemini. Chi resta fuori da questo triangolo rischia di trovarsi a competere con risorse insufficienti.
Intanto Polymarket, una piattaforma di scommesse predittive, assegna il 95% di probabilità al fatto che la valutazione di Anthropic superi i 500 miliardi di dollari entro la fine del 2026. E oltre il 58% di probabilità che l’azienda dei fratelli Amodei sia la prima startup AI frontier a quotarsi in borsa.
Se questi pronostici si avvereranno, assisteremo a una delle IPO più attese della storia recente. Nel frattempo, Google e Amazon continueranno a scrivere assegni, sperando che il loro investimento si trasformi nel biglietto vincente della lotteria dell’intelligenza artificiale.