Mentre il mondo si interroga su quanto l’intelligenza artificiale stia davvero cambiando le regole del gioco, Prysmian ha fornito una risposta concreta con i numeri del primo trimestre 2026. Il colosso italiano dei cavi ha chiuso il periodo con ricavi per 5,218 miliardi di euro, in crescita organica del 5% rispetto ai 4,771 miliardi dell’anno precedente. L’adjusted EBITDA ha raggiunto i 601 milioni, l’utile netto è balzato a 253 milioni dai 155 milioni precedenti e il free cash flow ha toccato quota 1,191 miliardi, consentendo una robusta riduzione dell’indebitamento da 4,884 a 3,818 miliardi.

A spingere davvero l’acceleratore è stata però la combinazione tra infrastrutture tradizionali e la fame insaziabile di connettività generata dall’AI.

Il segmento Digital Solutions, in particolare, ha brillato con ricavi a 451 milioni (+9%) e un adjusted EBITDA più che raddoppiato a 88 milioni. Dietro questi risultati non c’è solo l’ottima performance di Channell, ma soprattutto l’esplosione della domanda di fibra ottica legata ai data center.

Prysmian si trova in una posizione privilegiata: tecnologia proprietaria, capacità produttiva e, aspetto non secondario, uno dei pochi impianti di produzione di fibra locale negli Stati Uniti.

Massimo Battaini, Ceo del gruppo, lo ha spiegato senza giri di parole durante la conference call: le applicazioni militari hanno fatto letteralmente schizzare i prezzi. Oggi chi vuole acquistare fibra paga più o meno il doppio rispetto a un anno fa. Le esigenze della difesa, passate da irrilevanti a circa il 15% del fabbisogno globale in pochi mesi, hanno reso il mercato estremamente teso.

Sebbene Prysmian non venda direttamente ai militari, beneficia comunque dell’effetto onda. Il vero motore resta comunque strutturale: la crescita dei data center alimentata dall’intelligenza artificiale.

Chi avrebbe scommesso, solo pochi anni fa, che l’addestramento di modelli di AI avrebbe finito per gonfiare i bilanci di un produttore di cavi? Eppure eccoci qui. L’energia necessaria per far funzionare questi enormi centri dati, la connettività a bassissima latenza e la capacità di trasmettere enormi quantità di dati stanno trasformando Prysmian da fornitore di infrastrutture a beneficiario diretto della rivoluzione tecnologica.

Il segmento Transmission, con margini sopra il 20% e un backlog da circa 17 miliardi (più altri 2 in corso di aggiudicazione), resta il pilastro classico, ma è l’ecosistema digitale a regalare le sorprese più interessanti.

Anche Power Grid ha accelerato, con ricavi a 1,012 miliardi e crescita organica del 16,2%, pur scontando temporaneamente l’effetto dei costi dei metalli. L’Elettrificazione ha visto l’Industrial & Construction volare grazie soprattutto al Nord America spinto dai data center, mentre le Specialties hanno pagato qualche debolezza in Automotive, Elevators e Oil & Gas.

Battaini ha sottolineato come gli eventi geopolitici recenti abbiano ulteriormente messo in luce il ruolo strategico delle soluzioni Prysmian: sicurezza energetica, transizione verso energia pulita a costi competitivi, interconnessioni e modernizzazione delle reti. I

n pratica, l’azienda si trova al centro di tre grandi trend paralleli: elettrificazione globale, esplosione dei data center per AI e, come effetto collaterale, maggiore tensione sul mercato della fibra per ragioni di difesa.

Va osservato peraltro che mentre alcuni ancora dibattono se l’AI sia una bolla o il futuro, Prysmian incassa già i dividendi concreti di questa trasformazione: margini in miglioramento, cassa forte e posizionamento unico nel settore.

Da questo punto di vista, l’innovazione tecnologica proprietaria non è più solo un bell’accessorio da presentare agli investitori, ma il vero moltiplicatore di business. In un mondo che corre verso l’intelligenza artificiale, avere i cavi giusti sotto terra e dentro i data center significa trovarsi esattamente dove passa il denaro.

I risultati del primo trimestre 2026 di Prysmian non raccontano solo una buona trimestrale, ma un’azienda che sta trasformando la propria expertise tradizionale in vantaggio competitivo nell’era dell’AI, con la fibra ottica come nuovo oro digitale. E con i prezzi che, grazie anche al contributo militare, sono già raddoppiati, il 2026 si annuncia decisamente interessante.