A quarant’anni dall’arrivo di Internet in Italia, Pisa non ha celebrato soltanto una ricorrenza storica. Ha acceso i riflettori sulla prossima trasformazione della rete globale, quella in cui intelligenza artificiale e tecnologie quantistiche promettono di riscrivere regole, infrastrutture e rapporti di forza economici. La tavola rotonda organizzata a margine del convegno del CNR ha messo insieme accademia, industria e ricerca applicata, con un messaggio molto chiaro: il futuro digitale europeo non si costruirà con gli slogan, ma con competenze, investimenti e una certa allergia al provincialismo.

Sul palco Rita Cucchiara, rettrice dell’Università di Modena e Reggio Emilia, Marco Gori dell’Università di Siena, Martina Ottavi di Thales Alenia Space e Alessandro Zavatta, presidente di QTI Srl. Insomma, un parterre de roi: chi studia l’AI, chi la pensa, chi costruisce reti quantistiche e chi prova a trasformare la ricerca in impresa.

Il vero problema non è formare talenti, è non regalarli al resto del mondo

Uno dei temi centrali è stato quello che in Italia conosciamo bene: la capacità di creare eccellenze e la sorprendente generosità nel regalarle all’estero. Rita Cucchiara ha ricordato come le università italiane continuino a produrre profili di altissimo livello nell’intelligenza artificiale, tra laureati magistrali, dottorandi e ricercatori.

Il nodo arriva subito dopo la formazione. Molti ricevono offerte quasi impossibili da rifiutare da Stati Uniti, Svizzera, Regno Unito e Cina. In alcuni casi, ha spiegato, esistono programmi strutturati di attrazione internazionale che mettono sul tavolo risorse, laboratori, team dedicati e stipendi fuori scala rispetto agli standard italiani.

Il punto non è impedire ai giovani di partire. Il punto è creare motivi seri per restare o per tornare. Secondo Cucchiara, servono nuovi strumenti per rendere università e centri di ricerca più competitivi, con pacchetti che includano dottorandi, fondi, infrastrutture e prospettive di crescita. In sintesi, meno burocrazia e più condizioni concrete. Una richiesta che in molti Paesi sembrerebbe normale, da noi viene ancora trattata come fantascienza amministrativa.

L’intelligenza artificiale deve smettere di mangiare tutto

Tra gli interventi più stimolanti quello del professor Marco Gori, che ha messo in discussione l’attuale modello dominante dell’AI basato su enormi quantità di dati, potenza di calcolo crescente e consumi energetici sempre più elevati.

Secondo Gori, la corsa ai modelli giganteschi rischia di concentrare il potere tecnologico in poche mani e di creare una dipendenza strutturale da chi possiede infrastrutture, energia e dati. Una questione che riguarda da vicino la sovranità digitale europea.

La proposta è cambiare paradigma. Invece di imitare data center famelici, l’AI dovrebbe guardare alla natura. Umani e animali imparano senza accumulare trilioni di esempi in un archivio centralizzato. Apprendono attraverso rappresentazioni sintetiche, efficienti, adattive. In pratica, mentre alcuni modelli attuali sembrano svuotare Internet con il cucchiaino, il cervello lavora con una sorprendente economia di mezzi.

Per l’Europa questa potrebbe essere un’opportunità strategica. Inseguire soltanto i colossi americani o asiatici sul loro terreno sarebbe difficile. Investire in modelli più distribuiti, verticali, parsimoniosi e integrati con nuovi sistemi di rete potrebbe invece aprire una strada originale e competitiva.

Quantum Internet: la sicurezza del futuro passa da fotoni e satelliti

Sul fronte quantistico, Martina Ottavi di Thales Alenia Space ha ricordato che il Quantum Internet non è un esercizio teorico da conferenza, ma una direzione tecnologica concreta. L’obiettivo è collegare computer quantistici, sensori avanzati e nodi strategici tramite reti capaci di sfruttare i principi della meccanica quantistica.

La prima applicazione immediata riguarda la sicurezza. I futuri computer quantistici potrebbero rendere vulnerabili molti sistemi crittografici oggi utilizzati nelle comunicazioni globali. Per questo cresce l’interesse verso la distribuzione quantistica delle chiavi crittografiche, che utilizza singoli fotoni e consente di rilevare eventuali intercettazioni.

In sostanza, se qualcuno prova a spiare, lascia traccia. Un concetto semplice, elegante e potenzialmente rivoluzionario.

Ottavi ha sottolineato che per realizzare tutto questo servono nuove infrastrutture ibride, terrestri e spaziali. Le reti in fibra soffrono limiti fisici sulla distanza, mentre i satelliti possono estendere copertura, resilienza e sicurezza. Non a caso l’Europa sta lavorando alla European Quantum Communication Infrastructure, con iniziative nazionali e industriali già avviate.

Dalla ricerca all’impresa: il modello QTI

Alessandro Zavatta, Presidente QTI, ha portato un esempio molto concreto di trasferimento tecnologico riuscito. QTI, spin off del CNR nato a Firenze, sviluppa sistemi commerciali di Quantum Key Distribution integrabili nelle reti di telecomunicazione esistenti.

Il messaggio è importante: la ricerca pubblica può diventare industria ad alto valore aggiunto, trattenendo competenze e creando occupazione qualificata. Molti giovani ricercatori, invece di cercare opportunità altrove, hanno trovato spazio in un’impresa nata proprio dal lavoro scientifico svolto nei laboratori italiani.

È uno dei modelli più efficaci emersi dal dibattito. Non basta finanziare pubblicazioni o prototipi. Serve accompagnare la scienza fino al mercato, senza costringerla a prendere un volo di sola andata.

Sovranità digitale europea: da slogan a strategia

La tavola rotonda ha fatto emergere una verità spesso ignorata. La sovranità digitale non si ottiene dichiarandola in una conferenza stampa. Richiede filiere tecnologiche, standard condivisi, capitale umano, cooperazione tra università e aziende, investimenti pazienti e una visione continentale.

I relatori hanno insistito sul ruolo dell’Europa come scala minima per competere davvero. L’Italia ha eccellenze riconosciute, ma da sola rischia di restare troppo piccola nei confronti dei giganti globali. Inserita in una strategia europea, può invece diventare uno snodo decisivo su AI, quantum computing, cybersecurity e telecomunicazioni avanzate.

Pisa manda un messaggio al futuro

Il convegno sui 40 anni di Internet in Italia non si è limitato a guardare indietro. Ha indicato una traiettoria precisa: la prossima rete sarà intelligente, quantistica, distribuita e molto più strategica di quella che conosciamo oggi.

La domanda non è se arriverà. La domanda è chi la costruirà, con quali regole e dove resteranno i benefici economici. Se l’Italia saprà trattenere talenti, trasformare ricerca in impresa e giocare di squadra con l’Europa, potrà sedersi al tavolo dei protagonisti.

Altrimenti continuerà nella sua storica specialità: formare brillanti menti per rendere più competitive le economie altrui.