La rivoluzione quantistica parla soprattutto inglese, a volte con accento britannico, più spesso americano, qualche volta tedesco e conserva ancora un po’ di danese e francese nei fondamenti. Eppure, ascoltando Massimo Inguscio, presidente di Eniquantic, viene da pensare che una parte importante di questa storia abbia un accento decisamente italiano. Non per nostalgia patriottica, ma per una semplice ragione storica: molte delle idee che oggi alimentano computer quantistici, reti del futuro e nuove architetture di calcolo affondano le radici nella tradizione scientifica nazionale.
Nel suo intervento in occasione del convegno sui 40 anni di Internet organizzato a Pisa dal CNR, Inguscio costruisce un ponte solido tra passato e futuro, mostrando come la ricerca italiana non sia stata una comparsa nel film dell’innovazione, ma spesso una delle sceneggiatrici principali. Al centro del racconto compare naturalmente Enrico Fermi, figura che continua a essere evocata quasi sempre per via Panisperna e per il nucleare. Riduttivo, spiega Inguscio, molto riduttivo.
Enrico Fermi e i semiconduttori: quando il futuro nasce in anticipo
Secondo Inguscio, il contributo di Fermi alla fisica dello stato solido e alla comprensione delle particelle ha gettato basi decisive per il mondo digitale contemporaneo. In altre parole, prima ancora che qualcuno immaginasse smartphone, cloud o intelligenza artificiale, alcune intuizioni del fisico italiano stavano già preparando il terreno.
Le sue ricerche sui fenomeni legati ai semiconduttori sono oggi fondamentali per celle solari, fotovoltaico, microelettronica e supercalcolo. Senza quella scienza, probabilmente oggi il nostro computer sarebbe grande come un armadio e si surriscalderebbe al solo pensiero di aprire dieci schede del browser.
Inguscio ricorda anche un episodio emblematico. Poco prima di morire, Fermi suggerì all’Università di Pisa di investire nella costruzione di un calcolatore invece che in un acceleratore di particelle. Una visione quasi profetica. Il messaggio era chiaro: la capacità di calcolo sarebbe diventata uno strumento strategico per tutte le discipline scientifiche.
Pisa, CNR e Olivetti: quando ricerca e industria collaboravano sul serio
Il presidente di Eniquantic insiste su un punto spesso citato ma raramente praticato con continuità: l’innovazione nasce davvero quando università, enti pubblici e industria lavorano insieme.
Nel caso italiano, il triangolo virtuoso fu composto dall’Università di Pisa, dal CNR e da Olivetti. Da quell’incontro prese forma una stagione pionieristica dell’informatica nazionale, che contribuì a posizionare l’Italia tra i Paesi più avanzati nel settore.
Inguscio sottolinea che il vero motore non era solo il talento scientifico, ma una combinazione di lungimiranza, investimenti e collaborazione senza guerre di bandiera. Concetto che nel 2026 suona quasi futuristico quanto il quantum computing stesso.
Eni e il salto verso il computer quantistico
Il passaggio più interessante dell’intervento riguarda il presente. Inguscio lega direttamente quella tradizione industriale alla nuova sfida quantistica, indicando in Eni uno degli attori capaci di interpretare il ruolo di “industria con la I maiuscola”.
Non è un riferimento casuale. Eni è già protagonista nel supercalcolo ad alte prestazioni e, secondo Inguscio, possiede la visione necessaria per affrontare il passo successivo: la costruzione di computer quantistici avanzati.
Questi sistemi non lavorano con i bit classici, cioè 0 oppure 1. Utilizzano qubit, unità quantistiche che possono esistere in più stati contemporaneamente. Il risultato è una capacità potenziale di elaborazione enormemente superiore per problemi complessi come simulazioni molecolari, ottimizzazione industriale, energia, materiali avanzati e logistica.
Detto in modo semplice, mentre un computer tradizionale prende una strada alla volta, quello quantistico prova contemporaneamente tutte le scorciatoie. Una qualità che farebbe comodo anche nel traffico romano.
Singoli atomi, fotoni e meno frigoriferi giganti
Inguscio entra anche negli aspetti tecnologici, spiegando che alcune piattaforme quantistiche sviluppate in Italia puntano su atomi controllati con estrema precisione e manipolati tramite luce.
Un dettaglio tutt’altro che secondario riguarda l’efficienza energetica. Diversamente da altri approcci che richiedono temperature prossime allo zero assoluto e infrastrutture molto complesse, questi sistemi potrebbero ridurre la dipendenza da enormi impianti di raffreddamento.
In sostanza, il computer quantistico del futuro potrebbe non avere bisogno di essere ospitato in una versione domestica della Groenlandia. Ed è già una buona notizia.
Quantum Internet: la prossima rete globale
Altro tema chiave dell’intervento è il Quantum Internet, cioè una futura rete capace di collegare dispositivi quantistici attraverso comunicazioni ultra sicure e nuove forme di trasmissione dell’informazione.
Inguscio cita esperimenti e infrastrutture italiane tra Firenze, Pisa, Torino, Milano, Matera e altri centri di ricerca, segnalando che il Paese dispone già di competenze e progetti avanzati.
Se Internet ha connesso computer e persone, il Quantum Internet potrebbe connettere processori quantistici distribuiti, sensori di nuova generazione e sistemi critici con livelli di sicurezza oggi impensabili.
Per il grande pubblico può sembrare fantascienza. Anche lo streaming video, a dire il vero e guardando a quello che è successo ex post, lo sembrava a chi usava il modem a 56k.
La lezione del laser: il futuro sorprende sempre
Inguscio chiude con un paragone molto efficace. Quando fu inventato il laser, molti lo considerarono una brillante soluzione in cerca di problemi. Oggi è ovunque: telecomunicazioni, medicina, industria, elettronica di consumo, ricerca scientifica.
Lo stesso potrebbe accadere con il quantum computing. Oggi si intravedono alcune applicazioni concrete, ma il vero impatto potrebbe arrivare da usi che ancora non immaginiamo.
La conclusione è quasi pedagogica e molto lucida: il compito di scoprire quelle applicazioni spetterà alle nuove generazioni. Gli adulti costruiscono la piattaforma, i giovani trovano cosa farci sopra. È successo con Internet. Potrebbe risuccedere con il quantistico.
Da questo punto di vista, il messaggio di Massimo Inguscio va oltre la celebrazione scientifica. Ricorda che l’Italia possiede una tradizione di eccellenza reale, non mitologica, e che questa eredità può ancora tradursi in leadership tecnologica se sostenuta da investimenti, ricerca e industria.
La rivoluzione quantistica non aspetterà nessuno. Ma, se ascoltiamo bene la lezione di Fermi e di chi oggi ne raccoglie il testimone, l’Italia non è affatto costretta a guardarla dal bordo campo.